Rimini – È stata presentata questa mattina a Rimini Fiera, nell’ambito di PIANETA BIRRA BEVERAGE & CO., la ricerca della FIPE sul tema “Alcol: tra controllo ed
autocontrollo”.

I risultati, presentati da Laura Castelnuovo di Axis Marketing Research e dal direttore generale di Fipe, Edi Sommariva, sono stati commentati dal vice presidente del Silb Antonio
Flamini, dal presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani e dall’onorevole Elisa Marchioni, del Partito Democratico, membro della Decima Commissione della Camera dei Deputati.

Dalla ricerca emerge che gli eccessi del consumo di alcolici riguardano una quota marginale della popolazione e si accompagnano a un comportamento generalmente responsabile in
correlazione alla guida dell’auto. Sono gli uomini a bere di più: il 65% dichiara di consumare alcol in casa, contro il 68,5% fuori casa. Mentre tra le donne la percentuale si
ferma al 52. Ma coloro che dichiarano di ‘lasciarsi andare’ sono al di sotto del 10% del campione.

A sette italiani su dieci capita di dover guidare l’auto per andare al ristorante o in pizzeria, mentre è più occasionale la guida di un mezzo se la destinazione è
la discoteca, segno che in quest’ultimo caso è frequente l’uscita collettiva. E proprio quando si deve guidare l’atteggiamento nei riguardi dell’alcol diventa più
responsabile: il 33% non beve affatto, il 54% beve il giusto, mentre il 10% affida la guida ad altri, per non correre rischi.

Interrogati sul tema della ‘tolleranza zero’ del governo, cinque italiani su dieci giudicano i provvedimenti negativamente e considerano più efficaci misure come l’aumento dei
controlli sulle strade (così per il 34%) e sanzioni severe a chi guida dopo aver esagerato con gli alcolici (così per il 29,5%).

Un dato interessante riguarda anche il consumo di alcolici nei locali serali: il 44% degli intervistati, infatti, dichiara di consumare alcol quando frequenta discoteche o locali
serali, mentre tra il restante 66%, più della metà non beve mai troppo.

Commentando i risultati della ricerca, che ha coinvolto un campione di 805 persone maggiorenni, Edi Sommariva ha anche illustrato le richieste di Fipe alla politica:
– L’abolizione del divieto di somministrazione di alcolici dopo le 2 di notte.
– L’abbassamento del limite alcolemico allo 0,2 g/l soltanto per le categorie a rischio (giovani neopatentati, autisti professionali)
– L’introduzione del divieto di consumo di alcol nei luoghi diversi da quelli a ciò deputati (pubblici esercizi)
– Strade più sicure
– Campagne mirate di educazione ai giovanissimi sui rischi alcolcorrelati

Nel fare queste richieste, l’associazione si dice pronta ad:
– Attuare azioni sistematiche che privilegino nei giovanissimi il consumo di bevande analcoliche e il recupero di un corretto modello alimentare
– Promuovere iniziative che favoriscano la cultura del bere consapevole e con moderazione
– La messa a disposizione di servizi per un rientro a casa in massima sicurezza
– Collaborare con istituzioni e altri stakeholder per attuare le iniziative

Antonio Flamini ha sottolineato come “i giovani spesso siano più attenti e responsabili, rispetto all’immagine che ne danno i mass media” e come siano state fondamentali campagne
di educazione come quella del ‘Guidatore designato’. “Occorrono azioni mirate e concrete: i media hanno troppo spesso distorto la realtà del problema e la politica ha preso
provvedimenti a volte perfino dannosi e inutili, come nel caso del divieto di vendere alcolici dopo le 2 di notte”.

Anche Lino Stoppani si è detto fortemente contrario a “divieti che risultano inutili e dannosi, anche per l’economia e che rischiano di aumentare le trasgressioni, invece di
farle diminuire. Le soluzioni si trovano lavorando insieme”.

“Occorre una condivisione maggiore delle politiche fatte”; ha detto l’On. Elisa Marchioni, “non è possibile impedire la convivialità tra le persone, ma occorrono
più controlli sulle strade, mentre il governo ha tagliato proprio lì”. La Marchioni ha anche sottolineato come il Partito Democratico sia contrario al divieto delle 2 di
notte e ritenga vada abolito. “In questo anche la responsabilità dei media è fondamentale, è diventata troppo spesso la nostra misura di conoscere il reale”.