Il consumo di frutta secca e a guscio subisce un’impennata nel corso delle festività natalizie, ma si tratta di un alimento che può essere consumato lungo tutto l’anno
per le sue numerose proprietà benefiche, purché venga consumata con moderazione per non incrementare l’apporto calorico quotidiano. Noci, mandorle, nocciole e arachidi,
pinoli, anacardi, pistacchi, noci brasiliane, prugne, albicocche e fichi secchi sono ricchi di proteine, grassi “buoni”, fibre e Sali minerali, tra cui calcio, ferro, fosforo,
potassio e sodio.
Le aflatossine si trovano naturalmente in alimenti quali le noci, i fichi e altra frutta secca, le spezie e gli oli vegetali greggi. Le aflatossine sono prodotte da muffe che crescono sulle
piante prima del raccolto o sugli alimenti durante l’immagazzinamento. Si tratta di sostanze indesiderabili poiché è stato dimostrato che provocano il cancro nell’uomo
e negli animali.
Si teme un potenziale aumento dei rischi per la salute del consumatore a seguito di un possibile aumento degli attuali limiti massimi per le aflatossine in mandorle, nocciole e pistacchi e
prodotti derivati
Lo scopo è l’introduzione a livello internazionale di questi livelli massimi proposti di aflatossine per i tre tipi di frutta con guscio è quello di favorire gli scambi
commerciali in tutto il mondo. La Commissione europea rappresenta l’Unione europea nelle riunioni della Commissione del Codex Alimentarius. Il parere dell’EFSA fornisce ai
responsabili della gestione del rischio una base scientifica per rispondere a queste proposte.
Il gruppo scientifico ritiene che mantenere un’esposizione la più bassa ragionevolmente possibile alle aflatossine da fonti alimentari sia importante per tutelare la salute
pubblica. Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di ridurre il numero di alimenti altamente contaminati che raggiungono il mercato nonché di ridurre l’esposizione ad
altri alimenti, non solo alla frutta con guscio. Il gruppo scientifico ha concluso che l’aumento dei livelli massimi di aflatossine in mandorle, pistacchi e nocciole avrebbe solo effetti
minori sull’esposizione alimentare totale dei consumatori stimata da tutte le fonti e, di conseguenza, sul rischio di cancro. Nella sua valutazione il gruppo scientifico ha tenuto conto
anche dei consumatori con un alto livello di consumo.
Le aflatossine sono prodotte da muffe che si trovano soprattutto nelle regioni a clima caldo e umido e che contaminano principalmente vari tipi di noci, arachidi, fichi e altri frutti secchi,
spezie, oli vegetali greggi, chicchi di cacao e mais. Poiché le aflatossine sono considerate genotossiche e cancerogene, non è possibile stabilire un consumo privo di rischi e
l’Unione europea (UE) ha emanato norme per queste tossine nel 1998, corrispondenti ai livelli più bassi ragionevolmente ottenibili. Recenti discussioni nel Codex Alimentarius hanno
proposto di introdurre, per tutti i Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio, un livello massimo di aflatossine totali per mandorle, nocciole e pistacchi non lavorati
più elevato rispetto a quello attualmente in vigore nell’UE. Il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (CONTAM) è stato quindi incaricato di
formulare un parere sul potenziale aumento dei rischi per la salute del consumatore associato al proposto innalzamento del livello massimo attualmente in vigore nell’UE da 4
µg/kg di aflatossine totali (somma delle aflatossine B1, B2, G1 e G2) in mandorle, nocciole e pistacchi a 8 o 10
µg/kg, tenendo conto sia dei profili di consumo di tali prodotti nell’EU che dell’introduzione di aflatossine con
altri alimenti.
Il gruppo CONTAM ha concluso che il cambiamento dei livelli massimi per le aflatossine totali da 4 a 8 o 10 µg/kg in mandorle,
nocciole e pistacchi avrebbe effetti minori sulle stime d’esposizione alimentare, sul rischio di cancro e sui margini di esposizione calcolati. L’esposizione alle aflatossine
proveniente da tutte le fonti dovrebbe essere la più bassa ragionevolmente possibile, dato che le aflatossine sono genotossiche e cancerogene. I dati indicano che la riduzione
dell’esposizione alimentare totale ad aflatossine potrebbe essere ottenuta riducendo il numero di alimenti altamente contaminati messi in commercio e riducendo l’esposizione dovuta
ad alimenti diversi da mandorle, nocciole e pistacchi.

Redazione NEWSFOOD.com