La strategia rivolta ad internazionalizzare il sistema agroalimentare italiano, perseguita dal ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Paolo De Castro, si arricchisce di una
nuova tappa: il Giappone. L’impero del Sol levante rappresenta una grande scommessa per l’Italia, secondo fornitore di prodotti agroalimentari, dopo la Francia, con una quota del 15% nelle 16
categorie principali e con una preminenza assoluta per prodotti come prosciutto crudo (86,3%), pomodori pelati ( 79,7%), pasta (72,2%) e olio di oliva (58,8%) per un importo complessivo di 400
milioni di euro l’anno.
Il ministro Paolo De Castro ha inaugurato il 13 marzo la più vasta rassegna agroalimentare dell’Asia “Foodex 2007”, giunta alla sua 32° edizione e allestita nel grande centro
espositivo di Makurari Messe, a metà strada tra il centro di Tokyo e il nuovo aeroporto internazionale della capitale. Una rassegna che si allarga su una superficie espositiva di 29mila
mq, con oltre 2400 espositori, provenienti da 70 Paesi. De Castro ha avuto anche un colloquio con il ministro giapponese dell’Agricoltura, Toshikatsu Matsuoka.
L’incontro è stato definito soddisfacente dal ministro. De Castro ha sottolineato “una forte apertura” su un “accesso celere” al mercato nipponico di altri tipi di arance, dopo i
tarocchi, è stata espressa disponibilità per kiwi e uva da tavola, è stato deciso di avviare “un tavolo tecnico” per mele e pere. E’ stata riscontrata inoltre dal ministro
un’importante concordanza di vedute su alcune questioni internazionali di primo piano. Il Giappone infatti sembra molto propenso a condividere le posizioni italiane in tema di tutela delle
indicazioni geografiche, anche in virtù delle peculiarità della sua agricoltura.
Nel colloquio tra i due ministri sono state affrontate anche alcune questioni relative alla pesca. Pur con qualche distinguo nel corso dell’incontro entrambi hanno condiviso la preoccupazione
per l’esaurirsi delle riserve di tonno nel Mediterraneo e per la decisione di Turchia e Libia di non attenersi alle limitazioni delle quote Iccat.
Al Foodex 2007 l’Italia ha potuto contare sul più grande degli stand riservati alle nazioni straniere, con una presenza, coordinata dall’Istituto per il commercio estero, di oltre 200
aziende provenienti da ogni parte della Penisola. All’interno dello stand gli spazi della regione Siciliana e della Calabria, dei Centri esteri del Piemonte e del Molise e la grande eccellenza
agroalimentare che già da alcuni anni è arrivata sui mercati giapponesi: i Consorzi del Prosciutto di Parma e San Daniele, del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano.
Riferendosi a questa compatta presenza espositiva il ministro ha rimarcato: “è uno straordinario livello di partecipazione non solo in termini qualitativi e qualitativi ma anche per una
vivacità e un entusiasmo che sottolineano la ripresa dell’attenzione dell’Italia verso questi mercati”.
De Castro ha sottolineato che il Governo ha deciso di attribuire una priorità allo sviluppo delle imprese italiana in Estremo oriente, spiegando che si tratta di una prospettiva
essenziale per garantire nuovi spazi di crescita alle piccole e medie imprese.
Il ministro, che era accompagnato anche dal presidente dell’Ice, Umberto Vattami, ha ribadito che “occorre fare di tutto per favorire e organizzare meglio questi sbocchi perchè nella
dimensione della globalizzazione del mondo moderno siamo ormai un paese condannato all’esportazione”.
“Non è casuale, ha ancora spiegato De Castro, che proprio nel settore agroalimentare l’export italiano in Giappone abbia registrato lo scorso anno un aumento del 9,6%, in controtendenza
con altri settori e nonostante i ridotti tassi di cambio dello yen”.
Il livello di qualità e sicurezza della nostra produzione agroalimentare è stato oggetto di un seminario al quale sono intervenuti, oltre al ministro De Castro, anche il
presidente dell’Ice, Umberto Vattani e il presidente della Fondazione Torino Wireless, Rodolfo Zich. Nel corso del seminario è stato fatto riferimento in particolare alla perfezionate
tecnologie sulla tracciabilità del vino fino ai vigneti di origine.

Marta Tairona

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