Prodi: “Siamo ad una svolta”

Il Premier Prodi, nel corso di un’intervista rilasciata a Radio Popolare, ha espresso le sue valutazioni in merito al Dpef e all’accordo sulle pensioni, affermando che “questa è una
svolta: vuol dire che il Paese potrà recuperare posizioni”.
Prodi, dunque, si è dichiarato soddisfatto perché, dopo un anno di “incomprensioni, forse anche di gli errori di comunicazione, con un eccesso di durezza nel dire al Paese
ciò che andava fatto”, ora è possibile riprendere “almeno un poco con la giustizia sociale, perché è chiaro che distribuiamo pochi miliardi di euro di risorse, ma li
diamo a chi ha maggiormente bisogno, come i pensionati a più basso livello e i giovani”.
Il professore ha anche spiegato che è iniziato un processo di riduzione della pressione fiscale, con un occhio di riguardo per coloro che hanno maggiori difficoltà: “I più
poveri – ha annunciato – avranno meno imposte da pagare”.
“Un tasso di sviluppo sano – ha spiegato Prodi – è la premessa di una diminuzione delle imposte più generalizzata. La diminuzione delle tasse va fatta in modo stabile e giusto:
giusto significa premiare le famiglie numerose, coloro in pratica che hanno più bisogno, stabile significa non tirare la corda con demagogia quando ancora non ci sono le risorse
destinate a coprire gli anni futuri: oggi possiamo dire che, progressivamente, anche le imposte possono diminuire”.
Il Premier ha quindi affrontato il tema delle pensioni, spiegando che è necessario tenere conto dell’aumento dell’età media, ma anche “proteggere gli interessi e i problemi di
coloro che hanno già pagato nel mondo del lavoro”. La soluzione proposta da Prodi è l’introduzione di incentivi per chi, pur potendo optare per il pensionamento, sceglie di
restare in servizio: “La maggior parte – ha spiegato – lo farà perché se la scelta è continuare l’attività lavorativa, magari a metà tempo anche in età
matura, se c’é convenienza e se non ci sono norme storte e inique chi può scegliere continuerà volentieri a lavorare”.
La parte conclusiva dell’intervista del Premier ha toccato il tasto dolente: quello dell’accordo con le parti sociali. Il professore, infatti, si è detto “sorpreso della rottura delle
quattro del mattino” perché, a suo avviso “i passi più difficili” erano stati compiuti”, ma ha promesso che lavorerà “affinché un accordo si trovi entro breve
tempo”.
E il premier ha concluso con un bilancio del lavoro fatto e delle possibilità future: “Un anno fa mi dicevano: stai ammazzando il Paese. Io ho sempre risposto di no. Io voglio dare una
risposta giusta che lo faccia andare più veloce, i dati che abbiamo oggi confortano le mie scelte: abbiamo dati che ci dicono che possiamo andare più veloci”.

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