Produzione e consumi spumanti, dati 2019… meglio Vinitaly al 2021, senza Coronavirus

Produzione e consumi spumanti, dati 2019… meglio Vinitaly al 2021, senza Coronavirus

Coronavirus sconfitto già dai vini spumanti italiani e anche europei.

Concordo con Matilde Poggi presidente Fivi:”Vinitaly al 2021”

E’ assurdo oggi dover scrivere che il coronavirus può sopravvivere nel vino. Assurde le certificazioni covidfree richieste.   

Chiuso un 2019 ottimo; iniziato un 2020 in grande regresso. Dazi Protezionismo Embarghi un po’ scampati. E’ proprio il consumo che manca. Aumentate le consegne alimentari domestiche, compreso il vino. Anche gli ultra 70enni ordinano la spesa online. Grande segnale da  cui prendere spunto. Puntiamo su 5.0 su tutto  

 

In un momento in cui siamo tutti a casa, più o meno, tranquilli poco ma in pace con se stessi, il numero di messaggi via chat, mms, sms, mail… si moltiplicano… tutti scrivono… chi più chi meno… chi bene e chi meno bene, ma due sono i filoni della comunicazione che saltano all’occhio subito: la caduta vertiginosa del volume di cretinate e di attacchi politici gratuiti sparsi a piene mani fino al 20 febbraio scorso e la quantità di vignette, film, video… caricaturali sul coronavirus.

Mi fa piacere: buonsenso, spirito, calma e gesso.  Fra questi, dai miei dati, credo che quello più diffuso sia l’augurio/consiglio di leggere un buon libro o di guardare un buon film o di fare qualche ricetta in cucina… ma sempre con un buon calice di vino in mano. Mi sembra un auspicio e un aruspice da tener ben presente.

E noi italiani sdrammatizziamo, giustamente ma con tanta-tanta attenzione, rispetto agli amici medici e infermieri che sono in prima linea e incuranti, rispetto per chi sta male, considerazione purtroppo per chi non ce l’ha fatta e ci ha lasciato forse prima del suo tempo ultimo. #iobevoitaliano … #iobevoacasa … #ioaperitivoincasa … #iolapertivolofaccioacasa … ma quello che mi è piaciuto di più è: #stappatincasa .

 

Sicuramente un inizio anno 2020 all’insegna del crollo dei consumi, spesa, atti d’acquisto in tutti i canali compreso ovviamente anche i tradizionali acquisti diretti primaverili in cantina per fare scorta. Cancellate fiere e mostre.
Chiuse le giornate enprimeur dei rossi italiani. Eppure diverse catene alimentari che attuano la consegna a domicilio come Auchan, Coop, Esselunga segnalano incrementi di vendita del 300%, 1000% dell’online e del servizio a casa: quasi il 50% degli acquisti contemplano anche una bottiglia di vino.

Per il vino italiano in generale , il 2019, seppur con tutti i dubbi che hanno pervaso gli ultimi mesi dell’anno, segna un nuovo anno record: superati i 6,4 mld di euro di vini esportati in 365 giorni. Stando sempre sul valore, negli Usa è stato inviato vino made in Italy per 1,54 mld/euro in crescita del 5,5%, in Germania, storico primo mercato di esportazione e paese alla ricerca sempre del prezzo di acquisto più basso, un fatturato stabile di 1 mld/euro, in Regno Unito un valore di 0,770 mld/euro in calo del 5,1% per cui si è risentito enormemente della indecisione Brexit  seppur con una Sterlina favorevole ad indicare quanto improprie scelte politiche possono incidere su tutti i prodotti in commercio.

Svizzera e Canada crescono in linea con le medie di anni precedenti assommando altri 0,722 mld/euro. La Francia cresce in modo vertiginoso e vale 0,202 mld/euro, molto bene finalmente anche la Cina (anche se partiamo da molto indietro) e finalmente la Russia riparte extra-embargo con un balzo del +20% rispetto all’anno 2018.

Per quanto concerne le bollicine italiane nel mondo (Export), i dati preannunciati e stimati  da OVSE a gennaio 2020 in circa 550.000.000 di bottiglie in totale spedite,  sono confermati dai dati ufficiali, forniti ed elaborati da Istat,  partendo dai paesi principali, e nell’ordine.

Il Regno Unito si conferma il primo mercato per destinazione seppur con un calo nei volumi che nei valori alla dogana  fra il 7/9% rispetto al 2018: 124.472.000 bottiglie sono made in Italy su un totale importato di circa 200 milioni di bottiglie, registrando un prezzo medio a bottiglia netto di 4,37 euro, purtroppo pari ad 1/3 del valore medio delle bollicine francesi a bottiglia.

Secondo mercato, gli Usa, con 119.225.000 bottiglie italiane su 220 milioni importate, un prezzo medio a bottiglia di € 4,84 in calo rispetto al 2018 di circa il 7%, purtroppo pari a ¼ del valore medio francese.

In Germania su circa 84 mio/bott. importate, circa 26.300.000 sono tricolori, con un prezzo medio di euro 5,57 a bottiglia, ma sempre un valore di 1/3 rispetto alla equivalente bottiglia di Champagne francese.

La Russia cresce in modo esponenziale arrivando a importare dall’Italia 40.362.000 bottiglie (su 60 mio in totale) a un prezzo medio di dogana di euro 3,90 a unità, circa 1/6 del valore medio di una bottiglia dalla Francia.

Bene anche la Svizzera che importa 16.199.000 bottiglie su un totale di 27 milioni di bottiglie di spumanti consumate all’anno , con un prezzo medio sdoganato di euro 5,20, leggermente in calo. Anche il Canada resta un mercato molto interessante per le bollicine italiane: 11.435.000 bottiglie spedite su 24.411.000 consumate ad un prezzo medio di euro 5,69 in leggera crescita.

Sono state spedite in Giappone 11.655.000 bottiglie di spumanti ad un prezzo medio di euro 4,51 (purtroppo 7 volte meno che una bottiglia di champagne) su un totale di 58.430.000 di bottiglie di bollicine consumate nell’anno 2019 dal paese del sol levante.

La Cina cresce bene con 8.662.000 bottiglie su un totale di 18.200.000 bottiglie ad un prezzo però eccessivamente basso, franco dogana netto, di € 2,94 alla bottiglia più tutti gi oneri fiscali e doganali.

Grande exploit della Francia che è diventato il 5° paese di spedizione di bottiglie di bollicine, principalmente di Prosecco Docg e Doc, con 21.438.000 di bottiglie su un totale importato di 38.517.000 bottiglie ad un prezzo decente, non eccezionale, di € 4,30 alla bottiglia. A fronte di questi dati ritorniamo a martellare sull’importanza del rapporto valore/identità.

Aver per anni puntato e comunicato il rapporto qualità/prezzo come fattore di valorizzazione e valutazione d’acquisto anche all’estero ha portato sempre più ad un gioco al ribasso del costo marginale medio di una bottiglia. Occorre invertire subito il modello di comunicazione e di vendita per cercare di recuperare non solo nuovi mercati e mercati emergenti, ma per colmare un “eccessivo” gap con i prezzi dei cugini francesi.

 

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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