Prosciutto, il San Daniele sfida la sua contraffazione

Prosciutto, il San Daniele sfida la sua contraffazione

Un duello, due protagonisti alimentari.

Da una parte, il Prosciutto San Daniele, una delle DOP più importanti d’Italia.

Dall’altra, la contraffazione: una spalla made in Canada, dal sapore metallico e dalla consistenza rigida. Il primo è un prodotto di qualità dal sapore notevole, il secondo
alimento di scarto dal gusto mediocre. Eppure, i consumatori ed i ristoratori all’estero spesso si servono dal prosciutto tarocco, danneggiando il prodotto italiano per un mancato export di
milioni di Euro.

Questa la situazione dipinta da AICG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche), che ha
preso in esame la situazione del Made in Italy, in patria e soprattutto all’estero, dove i falsi diventano un problema rilevante.

Secondo il presidente Aicig, Giuseppe Liberatore, il problema “E’ Soprattutto per i prodotti DOP e IGP del nostro Paese che rappresentano da soli il 38% in valore delle produzioni tutelate
dalla Comunità europea e un fatturato di 6 miliardi. Un danno da cui è difficile difendersi, spesso perpetrato con mezzi ai confini della legalità anche da connazionali che
rivendicano la primogenitura di un brand, ad esempio registrando marchi che ammiccano a simboli della qualità italiana. Soprattutto nei mercati extra UE, come il Nord America, stiamo
pagando caro l’italian sounding, e i politici sia italiani che comunitari devono ora fare la loro parte”.

Matteo Clerici

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