Milano, 26 dicembre 2016
VINI CON BOLLICINE.  CONSIDERAZIONI MEDITATE PER I CONSUMI 2015-2016 di
Giampietro Comolli
per Newsfood.com

Giampietro Comolli: prima giornata di Vinitaly 2016Le spedizioni di bottiglie di bollicine dalle cantine italiane in Italia e nel mondo, il numero di bottiglie realmente stappate e consumate (…… non quelle certificate per obblighi di legge e per ottenere la fascetta docg e doc, come risulta dai tabulati Istat) nel 2016, conferma l’inversione di tendenza già partite nel 2015 sul mercato italiano (dopo 7 anni di recessione), mentre consolida, sottolinea e incrementa i volumi e i valori sui mercati esteri. Dati definitivi o stime reali e certe NON sono ancora possibili.

Chi le fa, azzarda senza conoscere l’andamento dei mercati. I soli dati di spedizione o vendita o sdoganamento non servono poiché i canali e le strade dei mercati sono assai diversificate e complesse. Inoltre il principale marchio sul mercato, il Prosecco doc, ha un sistema di certificazione e di controllo molto importante, ma anche giustamente collegato alla tipologia di vino che necessita una particolare elaborazione tecnologica per cui ogni singola azienda deve avere la possibilità di mettere sul mercato e al consumo il miglior prodotto, quello pronto da bere immediatamente, quello garantito e certificato, ma anche quello richiesto in quel particolare momento. E’ evidente che se la tipologia di sapore “dolce” non tira , il produttore deve avere l’opportunità – come la legge consente – di completare il processo tecnologico e di affinamento qualitativo del vino come è più giusto, non come è più conveniente o perché la legge obbliga un certo tipo di controllo prima o dopo.

Per le bollicine, quindi tutti i vini ottenuti sia con  metodo tradizionale che con il metodo italiano, questa metodologia e questa procedura – che rispetta prioritariamente le richieste e la domanda del consumatore – sono fondamentali per elevare la qualità, le caratteristiche di sapore, l’eccellenza gustativa. E questo è in parte anche il successo acclarato del Prosecco di  oggi rispetto al Prosecco di 20 anni fa, quando tecnologia, tracciabilità di produzione e certificazione non c’erano. Allora vigeva e vinceva il rapporto con il marchio, con il produttore, nella scelta del consumatore, il prezzo contava meno, contava di più se proveniva per esempio dalla collina-cru del Cartizze a Valdobbiadene.

Oggi il “sistema prosecco” è una garanzia, soprattutto se si guardano i numeri della produzione con un occhio attento. Sono 30.000 ettari coltivati e oramai tutti in produzione vicino alle rese massime consentite, circa 10.000 imprese viticole su 9 province veneto-friulane, sono oltre 800 le aziende vinicole che hanno almeno una etichetta di Prosecco, con il traguardo di mezzo milioni di bottiglie molto prossimo (2017?), quasi 1 mld/euro il valore all’origine delle bottiglie in cantina.   Su 400 milioni di bottiglie prodotte dal DOC nel 2016, da verificare ancora, circa 100 milioni si fermano in Italia, di cui 32 milioni stappati nelle festività di fine anno.

Per il Docg spumante nel 2016, si presume, la produzione totale si attesterà su 78 milioni di bottiglie, di cui 45 milioni in Italia con circa il 55% destinate all’horeca (+12% rispetto al 2015) e ben 28 milioni per le recenti festività.

L’horeca ha cambiato passo, ha dovuto cambiare tipologie, eliminando vini dolci a vantaggio di Valdobbiadene docg e Cartizze docg, i più richiesti. In hotellerie e catering forte crescita, quasi monopolio del Prosecco Doc; grande spolvero nei Bar dello Spritz, quello vero con Prosecco, non con vini bianchi e selz come succede all’estero!