Il Prosecco, fatto da pochi, buono per tutti, contraffatto da troppi
Il Prosecco, uno dei vini italiani più famosi nel mondo, sotto l’assedio della contraffazione. La tutela del prodotto costa 500 mila euro l’anno, ma nei diciotto mesi dalla nascita di Sistema Prosecco, accertati 400 casi di frodi in tutto il mondo

di Maurizio Ceccaioni
Amato, tutelato, copiato, unico, contraffatto, difeso.  Se bastassero pochi aggettivi per descrivere la storia del Prosecco, non si renderebbe giustizia a uno dei vini italiani più famosi del mondo e probabilmente il più bevuto. Alzi la mano chi non ha mai cominciato un evento culinario con le bollicine di un “prosecchino”. Un vino tanto conosciuto e apprezzato che, come ogni prodotto di successo della filiera agroalimentare italiana, ha molti “sosia”. Ma non si può bere qualsiasi cosa col nome di “Prosecco”, solo perché ha le bollicine.

PROSECCO vigneSe n’è parlato il 30 giugno 2016 presso la sede della Stampa Estera a Roma, in occasione di “Le bollicine più amate… le bollicine più imitate”, incontro organizzato da Sistema Prosecco con la stampa nazionale e internazionale, per presentare i risultati 2015 della lotta alla contraffazione, che porta enormi danni alle aziende e al Paese.

Presenti al tavolo, Stefano Zanette, presidente di Sistema Prosecco e presidente del Consorzio del Prosecco Doc, Armando Serena, presidente del Consorzio Vini Asolo Montello, Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Con loro, i viceministri allo Sviluppo economico e alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Ivan Scalfarotto e Andrea Oliviero.

Ha coordinato l’incontro Mauro Rosati, giornalista-scrittore e dg Fondazione Qualivita.
«Monsignor della Casa ha scritto il suo “Galateo” da noi, sul nostro territorio, pieno d’arte, cultura, qualità. Così come in ogni bottiglia di Prosecco c’è l’arte e la cultura del nostro territorio. Nella denominazione c’è un patrimonio di bellezza e nobiltà dove cultura e coltura sono un connubio impossibile da replicare», ha detto Armando Serena aprendo gli interventi, dopo il saluto del presidente della Stampa Estera in Italia Tobias Piller (Frankfurter Allgemeine Zeitung).

Un vino molto legato al territorio, che per prendere la denominazione di «Prosecco Doc» deve seguire un rigido disciplinare.

Il vitigno principale è Glera ma si spiega, che fino a un massimo del 15%, si possono aggiungere, Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera, Glera lunga, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero (vinificato in bianco). Le uve sono provenienti esclusivamente dalle province di Belluno, Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, (per il Veneto) e Gorizia, Pordenone,  Trieste, Udine (per il Friuli Venezia Giulia). Un vino dalle tradizioni antiche, come ricordava Serena, con viti e terreni lavorati in gran parte a mano, su pendii collinari con pendenze significative, impossibili per i mezzi meccanici.

A sentire delle 400 segnalazioni di irregolarità intercettate dal dicembre 2014 al 21 giugno, però, pare che questo vino “Doc” non arrivi solo da questa macro “regione produttiva”.
«Dal 2014 Sistema Prosecco, con uno spirito di gruppo, la capacità di stare assieme e di fare squadra, riunisce i tre Consorzi, Prosecco Doc, Asolo Docg e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, nella tutela e la lotta alla contraffazione – spiega il presidente Stefano Zanette -. Sono state queste le nostre carte vincenti per un problema emerso già con la nascita del Prosecco Doc e il nostro compito è cercare di tutelare il nostro lavoro, con un corretto utilizzo del termine “Prosecco”», prosegue Zanette.

Una blindatura del nome e del territorio, che non li ha però messi al sicuro e la lotta alla contraffazione è diventata una battaglia a tutto campo, che costa alla società almeno 500 mila euro l’anno. Sono 3000 gli ettari a denominazione “Prosecco”, con una resa di circa 18 mila kg/ha, equivalente a 18 mila bottiglie da 75 cl e nel 2015, nei suoi tre consorzi sono state prodotte circa 500 milioni di bottiglie, di cui 355 milioni solo dal Consorzio del Prosecco Doc.

Ma vini con marchi imitativi/evocativi di questo prodotto certificato, circolano a livello globale nei modi più disparati. Una lotta che si basa su una forte cooperazione tra organismi nazionali e internazionali, per il monitoraggio e i servizi di sorveglianza, con azioni puntuali con l’ausilio di uffici legali.  Come ricorda il presidente di Sistema Prosecco, una particolare attenzione c’è in particolare su una quindicina di punti vendita nazionali della grande distribuzione organizzata (Gdo), in cui risulta concentrarsi maggiormente la contraffazione. «Coniugando informazione e repressione – chiosa –  cerchiamo di offrire le maggiori garanzie possibili ai nostri 10 mila produttori, che con impegno e dedizione hanno fatto di un prodotto agricolo un’icona del Made in Italy; e ai milioni di consumatori che nel mondo, con la loro scelta, premiano la qualità delle nostre produzioni».
Sulla stessa frequenza Innocente Nardi: «Proteggerne il nome significa proteggere la storia e l’identità del nostro prodotto», ricorda. «Da più di tre secoli nei 15 comuni della nostra denominazione, la produzione del Prosecco è parte integrante della cultura del territorio e per la loro unicità paesaggistica, grazie ai filari che ne ricamano i pendii, le colline tra Conegliano e Valdobbiadene sono candidate a patrimonio dell’Unesco». Come aveva già ricordato a Vinitaly 2016, il presidente della regione Veneto Luca Zaia.

Ma il presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, dà il meglio di sé raccontando con amore quei territori «in cui la morfologia rende eroica l’agricoltura tra le vigne, dove le viti, coltivate tra i 50 e i 500 metri d’altitudine, sono lavorate solo a mano per la pendenza che può raggiungere il 70% e hanno contribuito in maniera significativa al valore e al successo del Prosecco».
Nel mondo c’è un falso “Made in Italy” che sottrae miliardi di fatturato all’Italia e a vedere il rapporto del Nac (Nucleo Antifrodi Carabinieri), presentato durante un incontro per la “giornata europea antifrode”, paese che vai, truffa che trovi.

Trovata mozzarella di bufala (prodotto Dop dal 1996), in Svizzera, Germania, Australia, Olanda, Usa e Canada. Basta spesso una bandierina tricolore sulla confezione e magari un riferimento al Bel Paese, per ingannare l’acquirente. In Belgio era prodotta la “Cambozola” (imitazione della Gorgonzola Dop) e una mozzarella dal nome “Zottarella”. In Germania si trova il “Parmesan”, ma la Romania ha rincarato la dose mettendo sul mercato il “Parmezan Grana”. Anche la Spagna non si è tirata indietro, con quel “Vinagre bàlsamico de Modena”, che anche nella confezione si rifà al noto Aceto balsamico.

Tante falsificazioni riguardano anche i vini, come Chianti, Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino (Montecino), Barolo, spesso venduti anche in kit fai da te, con bustine da miscelare in acqua. Come quando i nostri vecchi ironizzavano sul vino scadente, dicendo: «Ma che lo fai con le cartine?».

Kit simili, ma per preparare mozzarella, ricotta e Parmigiano Reggiano, li troviamo invece in Nuova Zelanda, Australia, Usa, Canada e Gran Bretagna. Da questo mercato del falso non si salva il Prosecco e con le attività di monitoraggio internazionale messe in atto in collaborazione con le autorità Ue, grazie all’impegno di Mise e Mipaaf, si stanno portando a casa buoni risultati.
Controllando i grandi punti vendita della Gdo, ma principalmente monitorando quel mondo dei negozi on line come Amazon, ebay o Alibaba, che fatturano miliardi di dollari l’anno aprendo le loro “vetrine” a potenziali acquirenti di paesi Ue ed extra Ue. Ma pure a fornitori talvolta subdoli, come quelli che “spacciano” bevande alcoliche commercializzandole col nome evocativo o palese di “Prosecco”. Magari, come quei vini moldavi d’incerta provenienza, sequestrati dalla Guardia di finanza nel 2015 in un’azienda di Asti, pronti per partire verso gli Usa come Moscato e Pinot Docg.
Le irregolarità principali sono state individuare sui canali Web e i paesi colti in fragrante sono stati Germania, Gran Bretagna, Polonia, Olanda, Austria, Irlanda, Svizzera, Croazia, Danimarca. Principalmente riguardano la vendita di improbabile “Prosecco alla spina”, “Prosecco in lattina” e “Prosecco rosè”.

Grazie al Mise, che ha supportato Sistema Prosecco in azioni di tutela negli Usa e nell’Est Europa, sono state coinvolte le ambasciate italiane e l’Ice (Istituto per il commercio estero), nel favorire il dialogo con le autorità locali e per chiudere diversi accordi bilaterali. Specie con alcuni paesi riottosi, tra quelli che non hanno sottoscritto la Convenzione di Lisbona del 1958, come  Vietnam, Australia, Nuova Zelanda, Cina e Usa.

Un accordo si è già chiuso anni fa con gli Stati Uniti, attraverso un Memorandum of Understanding (Mou) del 15 aprile 2010, tra la Guardia di Finanza e l’Alchol and tobacco tax and trade bureau Usa (Ttb). C’è un protocollo d’intesa tra l’Ispettorato centrale repressione frodi del Mipaaf e le corrispondenti autorità tedesche, che permette a Sistema Prosecco di trasmettere direttamente a loro le segnalazioni, chiedendone l’intervento risolutore. Si è chiuso anche un accordo col Canada sulle “Docg” col riconoscimento di un limite temporale per chi ha registrato il marchio.

Anche col Vietnam si è trovato un accordo e si sta lavorando in tal senso anche con la Cina, per il riconoscimento delle tre denominazioni. L’Australia “scalcia” e seguendo l’esempio della Nuova Zelanda, punta a produrre “prosecco” da vitigni di “Glera”, con barbatelle importate dall’Italia. È però in atto un dialogo coi rappresentati dei produttori locali di Prosecco, per trovare un punto d’incontro sul riconoscimento della “Doc Prosecco”, unica denominazione di Sistema Prosecco ancora non riconosciuta.

Nel periodo 1/12/2014 – 31/12/2015, segnalati 197 irregolarità su siti web, ditte o inserzioni. Dall’1/1/2016 al 21/6/2016, le irregolarità sono state 203. In totale le irregolarità segnalate all’Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Icqrf) sono state 400. Di queste, 252 sono state inoltrate direttamente alle corrispondenti autorità di Germania, Regno Unito, Polonia, Olanda, Repubblica Ceca, Austria, Irlanda, Croazia, Danimarca, Romania e Spagna. Tramite la Commissione Europea sono state segnalate 3 ditte irregolari in Moldavia, Ucraina e Svizzera, una agli Usa.

Sono state segnalate agli Internet Hosting Providers (Ihps) 144 inserzioni irregolari, di cui  88 a “ebay”,  46 ad “Amazon”,  10 ad “Alibaba”.

Le principali irregolarità riguardano il “Prosecco on tap” (alla spina), che nonostante gli interventi sanzionatori ha preso piede in molti pub britannici e quello “rosè”, impossibile da esistere secondo il rigido “Disciplinare”. Ma fa rizzare i capelli in testa a un calvo quel “Prosecco in lattina” da 200 cl, lanciato per la prima volta sul mercato dall’imprenditore austriaco Guenther Alois, con l’immagine (e il corpo) di Paris Whitney Hilton, modella, cantante e attrice statunitense, pronipote ed ereditiera di Conrad Hilton, fondatore dell’omonima catena di hotel.

Un’esperienza finita dopo poco, ma che ha avuto altri imitatori, tra cui la “Binderer St. Ursula Weinkellerei”, un imbottigliatore di Bingen am Rhein (Germania), che qualche hanno fa lanciò sul suo sito (www.prosecco2go.com), un improvvido Prosecco in lattina, oggi corretto in “Secco frizzante” .

prosecco tarocco lattinaIl viceministro allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, ha accolto con molto interesse l’iniziativa di Sistema Prosecco e nel ricordare il piano del governo per il rilancio del Made Italy nel mondo, ha ribadito che «l’importante è fare sinergia come hanno fatto i vostri tre consorzi. Una delle buone pratiche che dobbiamo sviluppare in ogni settore, con un disegno coerente che racconti la bontà dei nostri prodotti e la disciplina usata nel realizzarli. Ma in un paese dai mille campanili è difficile parlare tutti con una voce sola, una sola regia. Ma è la strada per vendere più e meglio Italian style». «Noi ci siamo – ha chiosato Scalfarotto – vigili, attenti e vicini alla comunità del Prosecco, per fare in modo che sia promossa, da un lato e protetta dall’altro».
«Dobbiamo far capire ai mercati internazionali che quando tuteliamo un prodotto come il Prosecco – ha concluso il viceministro Andrea Oliviero – non facciamo protezionismo ma tutela della qualità, certificata da disciplinari che comportano costi e ricerca da parte dei produttori».

Maurizio Ceccaioni
Corrispondente da Roma
Newsfood.com