L’Istituto Bromatologico Italiano ha presentato nei giorni scorsi un nuovo esposto alla Commissione europea contro l’utilizzo dell’esamina nella ricetta della nota DOP italiana «Provolone
Valpadana».

La vicenda trae origine dalla concessione della protezione transitoria al nuovo disciplinare della DOP da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali nel 2003, nei confronti della
quale l’Istituto guidato dal Dott. Antonio Neri aveva presentato una prima denuncia alla Commissione sostenendo la pericolosità della sostanza per la salute umana (in quanto sospetta di
essere cancerogena) e la sua inutilità sul piano tecnico-scientifico, in quanto finalizzata esclusivamente a stabilizzare la carica microbica del latte conferito ai produttori del
Provolone da allevatori poco rispettosi delle regole di igiene delle stalle.
L’agguerrito direttore dell’Istituto se l’era poi presa con la richiesta di autorizzazione all’impiego di sacchi di plastica protettivi in fase di maturazione del prodotto, il cui utilizzo
produrrebbe un indebito aumento del peso del prodotto al consumo per la maggiore quantità d’acqua conservata dal prodotto in fase di stagionatura.

La Commissione europea con lettera del 12 novembre 2004 aveva comunicato l’apertura di un fascicolo al riguardo, senza che da ciò sia fino ad oggi discesa alcuna decisione
concreta.
Con l’istanza del 26 febbraio scorso dunque l’Istituto Bromatologico, assistito dall’Avvocato Vito Rubino, esperto di legislazione alimentare comunitaria e nazionale, è tornato alla
carica, sottolineando la bontà delle osservazioni già formulate con il primo esposto, ed il fatto che le stesse hanno trovato piena conferma nella ricerca scientifica finanziata
dalla Regione Lombardia e guidata dal Prof. Bruno Battistotti nota come «progetto 572» sull’additivo E239 nel Provolone Valpadana.
Nel nuovo documento inviato all’Autorità preposta alla vigilanza sul rispetto della normativa comunitaria si legge che lo studio condotto dalla Regione ha dimostrato come l’impiego
dell’esamina possa essere evitato semplicemente applicando con maggior rigore le regole di corretta prassi operativa e di igiene nelle prime fasi della raccolta e della conservazione del latte.

Gli effetti nocivi e comunque squalificanti dell’additivo non possono quindi trovare alcuna valida giustificazione alla luce delle disposizioni contenute nel nuovo regolamento CE 510/06 CE
sulle denominazioni di origine ed indicazioni geografiche protette.
Al momento non è possibile formulare previsioni sull’esito della «querelle», tuttavia la robustezza delle argomentazioni esposte dal denunciante preannunciano una dura
battaglia sul filo della «scienza» e del «diritto».

L’intera documentazione della vicenda è disponibile in chiaro sul sito dell’Istituto Bromatologico Italiano all’indirizzo www.scienzaediritto.com