Prowein 2018 e fiere del vino: ecommerce avanza, forse è tempo di cambiare

Prowein 2018 e fiere del vino: ecommerce avanza, forse è tempo di cambiare

PROWEIN 2018. E’ SEMPRE UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER L’EUROPA E IL VINO ITALIANO?

Delusi più che critici, molti produttori. Ma l’Italia deve cambiare….raffronto a breve con Vinitaly

Meno Ocm fieristico e poco aggregante, più innovazione commerciale, libero e diretto accesso all’etichetta….

Di Giampietro Comolli

Forse era la mia 12° volta a Dusseldorf. Per cui ogni padiglione, i servizi, la città, dentro e fuori la fiera sono sempre legati o a un ricordo o a una esperienza, anche di assaggio o anche solo di un dibattito.

Una sola volta nella mia vita da tecnico del vino ho parlato dentro la fiera, era il lontano 1994, a parlare della nuova legge dei vini Doc italiani, la famosa 164 del ministro Goria. Fu un contatto diretto meraviglioso, mai  più ripetuto. Per cui lo sguardo e le sensazioni che ho avuto sono soprattutto personali, ma cercando anche con la mente – nessuno me ne voglia – di fare qualche paragone con altre manifestazioni mondiali del vino.

Prowein 2018
Alcuni dati: 6870 espositori da 64 paesi, circa 60.000 visitatori o operatori come giustamente sostengono i vertici di Prowein, il 50% di addetti non tedeschi  Dai numeri la fiera cresce, tiene bene seppur i costi di presenza non siano bassi.
Come al solito la capacità organizzativa, logistica e produttiva emerge in modo chiaro, direi senza una sbavatura… perfino gli addetti alla pulizia fuori dai padiglioni parlano inglese e ti sanno dare indicazioni, al di là di info-point attrezzati, veloci, attenti. Scusate ma per un giornalista, o un operatore economico del settore, che resta a Dusseldorf magari 36 ore in tutto… deve essere facilitato nell’accesso, nei permessi, nelle agevolazioni, senza privilegi.

E Prowein non fa privilegi, perché non ce n’è bisogno. Il ministro tedesco di turno, mi sembra di averne incrociati 3, aveva forse 4-5 persone come codazzo. Ma il tempo di una stretta di mano c’era per tutti. Non parliamo dei parcheggi, comodissimi. Non una auto, neanche blu, fuori posto. Ma al di là di questi aspetti fuori-tema, parlando di vino italiano, di fiere, di eventi, di promozione, di spese e di investimenti con alcuni produttori e responsabili di consorzi emerge chiaramente la soddisfazione di esserci, ma con molte critiche dettagliate rispetto ad anni euforici; e abbiamo riscontrato un calo di tensione, di interesse non programmato, di business.

Che Prowein stia perdendo quel core business che lo ha contraddistinto? Meno BtoB, più fiera?
E’ un segnale a 360°, su cui ragionare. E’ evidente che concomitanze con altre fiere mondiali, affollamento di iniziative, incontri tematici durante l’anno, convention di denominazioni e regioni in diversi paesi, eventi definiti paese per paese da parte di consorzi, associazioni e enti (al di là del sovraffollamento, dell’indefinizione e di diversi doppioni) hanno già svolto un ruolo di risposte a domande precise. Gli stessi importatori tedeschi e non (quest’ultimi veramente in calo) non sono sembrati presenti con funzioni decisionali e operative, se non come atto dovuto. Esserci per esserci!

Ma vale la pena essere presente come azienda per 3 giorni, con tutti i costi connessi, per stringere qualche mano, fare quattro chiacchiere con l’amico importatore o distributore oramai ben conosciuto che da anni acquista il vino italiano?

Vale la pena di continuare a puntare sui soliti paesi e i soliti noti? Usa, Uk, Germania compongono quasi il 65% del paniere commerciale del vino italiano ( la Francia solo il 45%), quindi concentrazione eccessiva. In questo momento poi con l’avvento di probabile protezionismo americano, revisione contratti e valori per la brexit, il notorio gioco a nascondino degli importatori tedeschi (un mercato in crescita nelle bevande, ma non per l’Italia) avere privilegiato solo questi mercati può essere pericoloso.

Certamente se però i buyers asiatici e sud americani non sono presenti a Prowein diventa difficile creare opportunità. Che si fa? Che strumenti alternativi ci sono? Come avere contatti riducendo spese?

E’ il tempo, come si diceva a Prowein, di ascoltare il consiglio di qualche produttore medio italiano di vino di qualità che categoricamente – seppur mutate le motivazioni originarie – propone di riprendere la valigetta con i campioni – come fatto alla fine degli anni ’80 e inizio ’90 e puntare su nuovi paesi e nuovi mercati e soprattutto anche nuovi sistemi di vendita, più diretti, più libero,  più sicuri, più aperti che accorcino la filiera.

Questo è il resoconto di Prowein alla vigilia di Vinitaly.
Ora faremo il raffronto fra le due grandi mostre, ma sicuramente sembra che l’e-commerce sia una strada su cui investire. Cosa che finora nè Ocm, nè Ministero, nè Consorzi sembra abbiano voluto puntare. Ancora tutto fermo, ancora tutto legato all’assaggio diretto, al contratto concentrato in mano a pochi. Oggi il vino italiano è noto e l’e-commerce può essere un fattore di internazionalità e di promozione a costo zero.

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

Redazione Newsfood.com
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