Puglia, dove la terra diventa vino – Vini pugliesi a Vinitaly 2019

Puglia, dove la terra diventa vino – Vini pugliesi a Vinitaly 2019

Se l’Italia è il paese dei vini, la Puglia ne è una splendida rappresentante. Conosciuta negli anni passati per i suoi vini da taglio esportati per dare forza e colore a vini di scarsa qualità, questa Regione ha da tempo compreso le potenzialità di cui dispone, specie grazie alle sue uve autoctone. In Puglia ci sono 25 aree Doc (Denominazione d’origine controllata), ma in tutte le province della Regione ci sono zone Igt Puglia (Indicazione geografica tipica).
Tra le oltre 165 aziende pugliesi presenti al 53° Vinitaly, lungo il cammino ne abbiamo visitate alcune, cercando di parlarne con un minimo di dovizia.

Placido Volpone, dalla ‘Daunia’ al Vinitaly 2019, con nuove proposte

Partendo dalla provincia di Foggia, negli stand B1/C1, ritroviamo gli amici della Cantina Placido Volpone. Una storia da “Libro Cuore” cominciata oltre quarant’anni fa ad Ascoli Satriano (Fg), quando nacque la forte amicizia tra Michele Placido e Mimmo Volpone. Nei primi mesi del 2018, da questo sodalizio è nata la nuova linea di vini, la ‘Placido Volpone’, presentati prima a Roma e poi al 52° Vinitaly.

Allo stand ci viene incontro la minore dei Volpone, Antonia. Alle sue spalle, seduti a parlare con degli acquirenti, i fratelli Rocco e Michele. «Michele placido è stato qui ieri – dice lei – ma se cerchi mio padre, starà sicuramente sul trattore nei nostri vigneti».

È un’azienda agricola nella ‘Capitanata’, come si chiama questo assolato, ventoso e siccitoso territorio. Si trova vicino all’area archeologica pressi dell’antica Herdonia, già abitato Dauno del IV-III secolo a.C. e poi importante Municipium romano e nodo stradale tra le vie Traiana, Eclanense e per Venosa, attraversata dalla via Appia, allora un’autostrada di quei tempi che collegava Roma al porto di Brindisi.

Sono queste le terre dove, sui 12 ettari di proprietà, la Placido Volpone produce i suoi vini. In gran parte sono vitigni autoctoni, come il Nero di Troia e l’Aglianico, ma ci sono anche Falanghina e Sangiovese, che pur non essendo di qui, hanno ben risposto a questa “terra dura”.

I vini presentati al Vinitaly 2019

A rappresentare cuore, sapori e profumi di quelle terre, per l’occasione la Placido Volpone ha portato 9 etichette, tra cui 8 Puglia I.G.P. e un D.O.C. Tavoliere delle Puglie. Come sempre predominante la presenza dei vini rossi. ‘Mimì’ è un Nero di Troia D.O.C. Tavoliere delle Puglie (100% Nero di Troia, alcol 13% vol.); ‘Il Rosso e il Nero’, un Puglia I.G.P. Rosso (Sangiovese e Nero di Troia, alcol 13% vol.); ‘Rosone’, Nero di Troia I.G.P. Puglia (100% Nero di Troia, alcol 13% vol.); ‘Beniamino’, Aglianico I.G.P. Puglia (100% Aglianico, alcol 13% vol.).

Per il Rosato I.G.P. Puglia, la cantina ha presentato ‘Faragola’, (100% Nero di Troia, alcol 13,5% vol.) e ‘Rosantica’, (Sangiovese e Aglianico, alcol 12,5%).

I bianchi sono stati rappresentati da tre Falanghina I.G.P. Puglia: ‘Altomare’, (100% Falanghina, alcol 13% vol.); ‘Calce Viva’ e ‘I Cinque Figli’ (100% Falanghina, alcol 13% vol.).

Stand F3, la nobiltà la trovi in cantina

Spostandoci idealmente verso il mare Adriatico, arriviamo a Trani. Qui c’è l’azienda vitivinicola Villa Schinosa e, ad accoglierci, Corrado Capece Minutolo, figlio di quel don Ferdinando recentemente scomparso, imprenditore del vino, ma grande velista e armatore. Colui che animò quest’azienda di circa 200 ettari alle porte di Trani, con l’antica Masseria e la cantina del XIX secolo, in parte scavata nella famosa pietra della cittadina pugliese. Tra vigneti e oliveti secolari, ciliegeti e mandorleti con certificazione biologica, questa azienda a due passi dai monumenti storici di questa cittadina affacciata sul mare del Golfo di Manfredonia, tra cui la Cattedrale romanica di San Nicola Pellegrino (XIII sec. d.C.) e il Castello svevo fatto realizzare da Federico II nel XIII secolo.

Sono 14 le etichette a catalogo, tra cui il Moscato di Trani dolce Doc presentato al Vinitaly. Ma su tutte spicca il ‘Langhiglione Red’, (60% Primitivo e 40% Syrah, alcol 13% vol), collocato al 50° posto nella classifica delle ‘100 top buys 2018’ di Wine enthusiast, che annualmente valuta i migliori vini al mondo.

Per chi ama la cultura, in queste terre, non può fare a meno di partecipare a una delle tante iniziative organizzate dalle ‘Cantine associate al Movimento Turismo del Vino’ a cui è associata Villa Schinosa, che su prenotazione, organizza anche degustazioni per gruppi.

Nell’economia dell’azienda, Corrado si occupa della parte tecnica della vinificazione e gli imbottigliamenti, oltre ai rapporti commerciali in Italia. L’energica madre, Maria Marchio-Capece Minutolo, cura i rapporti commerciali con l’estero e gli eventi, sia in azienda che nelle fiere.

Stand D6, dove il Primitivo è di casa

Si scende ancora verso Sud e in pieno Tavoliere delle Puglie troviamo Acquaviva delle Fonti. La zona è quella delle Murge e siamo a circa 300 metri slm. A 14 km da qui c’è Gioia del Colle, luogo conosciuto più per la base sede del 36° Stormo dell’Aeronautica militare, che per il Museo nazionale archeologico e il Castello Normanno Svevo che lo ospita.

Un museo che, tra vari reperti della Magna Grecia, ospita un’armatura completa di guerriero del IV secolo a.C. e il ‘Cratere di Memnon’, un vaso corinzio di ceramica del VI secolo a.C., dipinto con figure nere e pigmento rosso, che descrivono il prode Achille che uccide il re etiope Memnone, schierato dalla parte dei Troiani. Ma ad Acquaviva delle Fonti ha sede anche l’Azienda agricola Tenute Chiaromonte, nata nel 1826 con pochi ettari di terreno, si è tramandata di padre in figlio. Dal 1998 ha preso in mano le redini dell’azienda Nicola Chiaromonte, rappresentante dell’ultima generazione.

Oggi la ‘Chiaromonte’ è ai vertici dell’enologia regionale e, tra vigneti, uliveti e ciliegeti, gli ettari sono diventati 45. Il vitigno principale è il ‘Primitivo’, coltivato ad alberello pugliese, prevalentemente su terreno calcareo e con metodi biologici.

La resa per ettaro varia a seconda dell’anzianità del vitigno, dai 30 ai 60 quintali, tale da farne per alcune etichette, una produzione molto limitata ma di alta qualità.

Negli ultimi anni si sta sperimentando la vinificazione in purezza del Fiano Minutolo, vitigno autoctono dalle origini antiche, noto anche come Minutola, Latina Bianca, Fiore Mendillo o Fianello, a seconda dei luoghi di produzione pugliesi. Dopo anni di studio, si è accertato che questo vitigno abbia poco a che fare con il Fiano. Familiarità trovata invece, con il Moscato bianco e il Moscato di Alessandria, il famoso Zibibbo.

Tanto per parlare dei vini

Le etichette bandiera portate al Vinitaly 2019 dall’azienda agricola di Nicola Chiaromonte, sono state in particolare due. ‘Muro Sant’Angelo Contrada Barbatto’, può essere considerato il fiore all’occhiello della casa. Si tratta di un vino rosso fermo del 2015 ‘Gioia del Colle Doc Primitivo’ affinato in botte (100% Primitivo, alcol 16,5%). Prodotto in quantità limitate premiato, tra i numerosi riconoscimenti, con i ‘Tre Bicchieri’ sulla Guida del Gambero Rosso 2017 per i migliori vini della Puglia ‘Emì’, Puglia Primitivo Igt, è un vino fermo rosso del 2014 (alcol 12%), con certificazione Kosher (cioè rispettando i precetti indicati dalla Torah), particolarmente indicato per le persone di religione ebraica.

Oltre a questi, non c’è che l’imbarazzo della scelta tra le tante etichette in catalogo. Come ‘Chiaromonte’, un Gioia del Colle Doc Primitivo Riserva 2006 affinato in botti e barrique; ‘Muro Sant’Angelo’, un Gioia del Colle Doc Primitivo (annate 2007 – 2008); ‘Nigredo’, Puglia Igp Primitivo; ‘Elè’, Puglia Igt Primitivo, prodotto con uve biologiche; Donna Carlotta, Vino rosso dolce Puglia Igp (primitivo 50%, aleatico 50%); Kimia Rosato, Puglia Igp Primitivo; Kimia Bianco, Fiano Puglia Igp.

Ore 12, via al cooking show nell’area istituzionale della Puglia

Siamo invitati al cooking show dello chef Massimo Andrea di Maggio, contitolare con il fratello Giuseppe dell’Agriturismo Tenuta Chianchito, a San Giovanni Rotondo (Fg).

Uno dei quattro al giorno offerti dallo chef foggiano a un pubblico selezionato, per un totale di 16 menù diversi. Un abbinamento tra vini e piatti tradizionali del territorio, preparati con ingredienti semplici. Come i ‘cardicelli’, erbe spontanee che, con i fagioli di Zollino e una spolverata di mandorle tostate, hanno condito i ‘tubetti’ presentati come primo piatto nell’occasione. Di seguito, salsiccia artigianale di Martina Franca (affumicata 12 h con legno di quercia) e focaccia con le olive. Come dolce, gli immancabili mostaccioli, morbidi dolci natalizi da forno, preparati con farina, mandorle in granella, vincotto, olio e spezie varie come cannella e chiodi di garofano.

Per i vini, siamo scesi verso nella parte meridionale della Regione: Locorotondo. La prima portata è stata accompagnata da Castillo Igp Fiano in purezza del 2014, con gradazione alcolica 14% del volume. Per la seconda portata è stato servito un ottimo Castillo Igp Rosato prodotto da uva Negroamaro. «Sono vini artigianali, variabili come tasso alcolico a seconda dell’andamento della stagione, ma sicuramente da conservare per almeno un anno in cantina prima di essere consumati»., – mentre decanta le virtù di servito dice Marianna Cardone, delegata regionale dell’AssociazioneDonne del vino’ e contitolare con il fratello Vito, della Cantina Cardone di Locorotondo.

Lo scenario è quello suggestivo della Valle d’Itria, la cosiddetta Valle dei trulli. Sulla collina s’illuminano al sole le case bianche di Locorotondo, a 9 km da Alberobello. Un comune di oltre 14 mila in provincia di Bari, conosciuto sia per la sua caratteristica ‘forma urbis’, con case in calcare dai tetti spioventi disposte ad anelli concentrici, che per i numerosi trulli che si trovano nelle sue campagne.

La cantina si trova nel centro dell’abitato e la storia di quest’azienda vitivinicole a conduzione familiare, tra le più antiche e prestigiose in Puglia, inizia nel 1970. Oggi, con i due fratelli, è alla terza generazione.

Nella conca carsica sotto il paese hanno 7 ettari di terreno, con vitigni autoctoni come Verdeca e Bianco d’Alessano, Fiano. Qui la temperatura media annua è di circa 15°C, tale da permettere la sperimentazione di uve come il Pinot Nero, o le francesi Cabernet, Malbec e Merlot.

Le altre uve come Chardonnay, Negroamaro e Primitivo, usate per produrre alcune delle 18 etichette in catalogo – tra rossi, rosati, bianchi e bollicine – arrivano da altre zone della Puglia come il Salento.

Canosa di Puglia, dalla leggenda alle Cantine Diomede

Siamo virtualmente a Canosa di Puglia, perché nello stand C6 troviamo la Cantina Diomede, una delle più antiche di questa cittadina di circa 30 mila abitanti nella provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat). Chiamata un tempo Canusium, la storia di questi luoghi è stata scritta da quei combattenti greci reduci della Guerra di Troia, come l’eroe omerico Diomede, che ne è ritenuto il fondatore. Quello stesso che – secondo la leggenda – diede anche origine alla produzione di quel vitigno nobile chiamato poi Nero di Troia.

Siamo nell’Alta Murgia e alle spalle dei vigneti si scorge in lontananza la sagoma di Castel del Monte (XIII sec.), fortezza fatta costruire dall’imperatore Federico II di Svevia. Con noi Luigi Lenoci, titolare della Cantina Diomede, un’azienda che nella sua attività – dai vigneti alle cantine – segue precise regole, nel rispetto della tradizione enologica locale. I loro vini – prodotti principalmente con Nero di Troia, Primitivo, Bombino bianco, Fiano, Chardonnay e Negroamaro – invecchiano e si affinano in botti e barrique di rovere francese, a temperatura costante di 12°C, nella grotta della cantina risalente alla metà del XIX secolo.

Uve usate per realizzare una limitatissima produzione di vini corposi esportati in quasi 70 paesi in tutto il mondo. Si presentano al pubblico con oltre quindici etichette, tra rossi, bianchi, rosati e spumanti, e a Vinitaly hanno presentato vini come il Toppicello Nero di Troia Doc (100% Nero di Troia), fatto con uve provenienti dai terreni calcarei/argillosi nella zona Doc di Castel del Monte, a 480 metri slm. La stessa area dove si produce anche Canace, Nero di Troia Puglia Igt (100% Nero di Troia).

Nella selezione dei vini della Cantina Diomede, troviamo in particolare molti rossi, come l’Aglianico Nero di Troia Igt Puglia (100% Aglianico); Lama di Pietra Nero di Troia Igt Puglia (100% Nero di Troia); Orea Primitivo di Puglia Igt (100% Primitivo);Troia Nero di Troia Puglia Igt (100% Nero di Troia); Fòlia Rosato, Nero di Troia Puglia Igp (100% Nero di Troia).

Tra i bianchi, rosati e spumanti, abbiamo Fòlia Bianco, Bombino bianco Puglia Igt (100% Bombino bianco); History, Fiano Puglia Igt (100% Fiano); Lama di Pietra Bianco, Chardonnay Puglia Igt (100% Chardonnay); Malè Bianco, vino spumante realizzato con metodo Charmant (50% Bombino Bianco – 50% Fiano) e Malè Rosè, vino spumante Rosato, realizzato con metodo Charmant (100% Negroamaro).

 

Testi e foto di
Maurizio Ceccaioni

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Redazione Newsfood.com

 

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