QUANTO IL WEB AGISCE SUL RISCALDAMENTO globale

QUANTO IL WEB AGISCE SUL RISCALDAMENTO globale

Il web è un grande consumatore di energia non rinnovabile. Le grandi ICT governano il mondo con forti emissioni di CO2. Anche una sola mail pesa tantissimo sulla salute del Pianeta. In proporzione ad altri sprechi, per esempio le auto a gasolio, il danno è superiore.  Il 7% dell’energia mondiale è consumata da tutte le attività digitali interattive. Una mail leggera mangia mediamente 19 grammi di CO2. Prima di fare un whatsapp…. pensiamoci se è indispensabile. Prima di pubblicare una foto su Instagram… meditiamo

 

Ademe, l’agenzia francese per l’ambiente e i consumi energetici, considerata la più moderna e attrezzata al mondo per monitorare e analizzare i dati della rete, stima che nel 2020 l’energia consumata dal mondo-web sarà pari a quella di 4 grandi paesi del mondo insieme: Brasile, Germania, Canada, Francia. un dato che mi ha lasciato molto basito e perplesso.

La prima presentazione mondiale di Internet nel 1990 sosteneva che i nuovi strumenti digitali e la generale e diffusa informatizzazione aziendale, civile, industriale, pubblica avrebbe dato un contributo enorme al minor consumo (quasi azzerato, si diceva) della carta perché tutte le comunicazioni, contratti, bolle di consegna, trasporti, archiviazione di dati sarebbe avvenuto grazie alla nuvola interattiva, ovvero ai mega server di provider e motori di ricerca. Da qui anche la corsa allo sviluppo digitale, incentivi alla innovazione tecnologica aziendale, investimenti cospicui nelle strumentazioni e attrezzature pubbliche e private in tutti i settori compreso la gestione e la cura di tutta la robotizzazione che, stando agli ultimi rilievi economi e finanziar, in 30 anni ha comportato una distribuzione di fondi pubblici mondiali a imprese private ed enti pubblici di circa 1000 mld/dollari tutti a carico della società civile (consumatori) e non a carico delle imprese del web (produttrici).

Quindi anche un incremento di capitale e di fatturati annui delle mega compagnie ICT determinato da fattori e gestori esterni: una alimentazione e sviluppo non a carico delle aziende multimediali. Quindi non risultante fra i costi delle stesse. A parte quindi il costo economico-finanziario diretto di tutta la società mondiale che ha – di derivazione – avuto uno sviluppo oggi di capitali azionari per circa 3500 mld/dollari delle sole principali società ICT, il consumo di carta non si è azzerato.

In ogni caso  oggi molti lavori sono svolgibili da casa, attivi in area domestica e la comunicazione è più ampia e veloce senza doverci spostare in auto e aereo quindi sicuramente la digitalizzazione può aver determinato una produzione minore di CO2 e gas serra, tuttavia il consumo di risorse “naturali-ambientali-enegetiche” è già molto alto e in via di forte aumento.

Ademe stessa stima che ogni server delle webfarm esistenti sul pianeta che necessitano energia e clima per funzionare consuma ogni anno 4 tonnellate di C02. Questo dato va moltiplicato per i diversi “milioni” di macchine-server oramai distribuite in tutto il mondo. Escluso da questa dato anno/server ci sono tutti i consumi energetici, ambientali, climatici per la fabbricazione e lo smaltimento di tutti i “dispositivi” (pc, tablet, cellulari, smartphone, whatsapp, ecc…) oggi attivi ed esistenti contemporaneamente nel mondo che è una altra fetta molto pesante. Apple, Facebook, Google hanno recentemente dichiarato che entro 10 anni vogliono arrivare al 100% di fonti energetiche sostenibili creati da proprie fonti e investimenti.

Nessuna decisione e progetto è pervenuto da Amazon, Netflix, Spotify, Baidu, Alibaba… per citare solo le altre potentissime ICT al mondo: tutte insieme, GreenpeaceUsa  http://bit.ly/energyratingIct sostiene che  consumino il 7% di tutta l’energia del pianeta. Alcune di queste società prendono energia da centrali a carbone. Interessante anche il libro che ho recentemente letto dal titolo ”How bad are bananas?” in cui l’autore di Mike Berners Lee elenca, spiega e fornisce dati certi su quanto ogni nostro comportamento o scelta quotidiana ordinaria (quasi senza saperlo anche) incide sulla Terra.

Emerge che una mail, un nostro messaggio via web, in media produce 19 grammi di CO2 (anche 50 gr per alcuni allegati). Gli esempi e gli sprechi sono innumerevoli: 1 mail in meno spedita al giorno dal solo popolo britannico equivale al consumo di più di 80.000 viaggi arei fra Londra e Madrid.  Quindi meno sprechi digitali: prima di spedire un whatsapp, ma anche un messaggio di vicinato con una cretinata, un allegato video di insulto a terzi o ad un politico… pensiamoci!

Quindi riduciamo e alleggeriamo tutte le comunicazioni digitali e interattive, a partire dalle foto di un cornetto caldo a colazione o di una foto sdraiata al sole merino su Instagram: in questo caso un po’ meno di autoreferenzialità, presunzione di essere il primo e schiamazzi eterei  tarocchi  vuol dire che il pianeta ne guadagnerà subito. Ecco queste sono anche le piccole quotidiane cose che possono migliorare il pianeta. Ma una domanda sorge spontanea: perché nel mondo della comunicazione, dei media autorevoli, dei grandi comunicatori televisivi, dei difensori a parole dell’ambiente… nessuno parla di questo! Basterebbe attivare una applicazione – che già esiste, è registrata e brevettata ed è già attiva in alcuni server aziendali, più spesso collegati alle megaICT – che respinge “non letto” in automatico certi messaggi in tutta la rete di tutti i dispositivi mobili. Una specie di “alertporn” o “alertpedo”….

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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