Attraverso la dieta si assume una quantità di sale eccessiva rispetto al fabbisogno giornaliero, spesso senza esserne consapevoli . Per questo, la Food Standards Agency britannica ha
iniziato una nuova campagna per la sensibilizzazione dei consumatori che include uno show televisivo, pubblicità sui giornali e poster illustrativi. L’obiettivo a breve termine è
quello di insegnare alle persone a prestare attenzione alla quantità di sale riportata sulle etichette dei prodotti alimentari e indurli a scegliere quelli con un contenuto
ridotto.
Innanzitutto è bene ricordare che il comune sale da cucina è in realtà cloruro di sodio. Il contenuto di sodio è proprio il dato riportato più spesso sulle
etichette. Parlare di sale o di sodio non è però esattamente la stessa cosa: infatti un grammo di sodio contiene 2,5 grammi di sale. Quindi, per ottenere il contenuto di
sale si deve moltiplicare la percentuale di sodio per 2,5. Occorre anche tener presente che la dosa massima giornaliera consigliata, in soggetti sani, si attesta sui 6 grammi di sale, quindi
sui 2,4 grammi di sodio.
Ma cosa vuol dire “alto contenuto di sale”? Si intende una concentrazione pari o superiore a 1,25 g di sale per 100 g di prodotto o a 0,5 g di sodio per 100 g di prodotto. Si parla di “basso
contenuto di sale” quando la concentrazione è pari o inferiore a 0,25 g di sale o 0,1 g di sodio per 100 g di prodotto. Gli alimenti che contengono più sale “nascosto” secondo
un’indagine della Food Standards Agency sono: insaccati e prosciutti, cereali per la colazione, pizza, biscotti, piatti pronti e zuppe. Non scherzano neanche i dadi da cucina, le salse pronte,
i cibi in scatola e i sottaceti.
Il sale provoca un aumento della pressione arteriosa. Prevenire questo aumento, sia scegliendo alimenti a basso contenuto di sale, sia evitando di aggiungerne grandi quantità durante la
cottura, è utile per tenere alla larga le malattie cardiovascolari, oggi una delle principali cause di morte nel mondo occidentale.
“Sensibilizzare i consumatori è estremamente importante per dirigere il mercato verso la produzione di alternative alimentari con un minore contenuto di sale”, ricorda Caroline Flint,
Ministro per la Salute britannico.

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