Orecchie, sguardo e coda sono i veri strumenti per l’espressione di un linguaggio complesso, anche se ben codificato.

Seppur oltre 4000 generazioni li separino dal lupo selvatico, i cani domestici conservano ancora molte delle caratteristiche comportamentali dei loro antenati. E questo vale anche per quelle
razze che, fisicamente, del lupo hanno ben poco.

Innanzi tutto, occorre considerare che la maniera di percepire l’ambiente circostante, fra uomo e animale, è parecchio differente; a causa del diverso sviluppo dei sensi.

I cani hanno generalmente un udito molto buono, riuscendo a captare anche suoni impercettibili all’orecchio umano; allo stesso modo, l’olfatto è ottimo, pur variando da razza a razza.
Riguardo la vista, la posizione degli occhi, abbastanza laterale, dà ai cani una visione ampia; la loro retina, inoltre, è sensibile anche alla luce debole, consentendo loro di
vedere al buio decisamente meglio rispetto al padrone, che risulta avere invece una vista più acuta durante il giorno.

La comunicazione canina si avvale, dunque, di una serie di segnali che risultano efficacemente percepibili ed interpretabili nel mondo a quattro zampe, all’interno della stessa specie e non.

L’ululato è certamente uno dei metodi più spettacolari con cui i cani comunicano fra loro, particolarmente sviluppato nelle razze nordiche (Husky) e in quelle che solitamente
vivono e lavorano in gruppo o in mute (le varie razze di segugi).

Le altre forme di vocalizzazione sono, il più delle volte, un rafforzamento di un atteggiamento corporeo; il cane, infatti, modula la voce a seconda delle sue sensazioni.

Lo sguardo:  fisso esprime paura o diffidenza, se distolto riconosce la dominanza di un soggetto contrapposto…ma anche in questo caso risulta significativa l’intera postura.

La coda che si agita alta indica contentezza e coinvolgimento, abbassata fra le gambe esprime timore, mossa timidamente ed inclinata verso il basso è segno di sottomissione o
insicurezza.

Anche le orecchie contribuiscono nel “dar la parola” al cane. Sempre valutando le diversità morfologiche fra le razze, appaiono tese se attente ed in ascolto, basse nei momenti di paura
e tristezza, erette in quelli di aggressività e minaccia.

La bocca mostrerà i denti quando pronta all’attacco, ma importante è osservare l’intensità del gesto, distinguendo fra avvertimento ed intenzione. Abbassare la commessura
delle labbra o aprire leggermente la bocca è invece un gesto di benvenuto e saluto. Senza scordare la capacità riscontrata (già da C. Darwin) di imitare, più o meno
efficacemente, il sorriso umano.

In generale, il corpo di un animale pronto a fronteggiare una minaccia dovrà sembrare il più voluminoso possibile; viceversa si farà più piccolo e rannicchiato per
riconoscere la propria inferiorità, fino alla chiara manifestazione di sottomissione in cui il cane mostra la gola, il ventre ed i genitali.

Decisamente gioioso ed energico è l’invito al gioco, fatto di saltelli o, ancor più esplicito se il cane si abbassa sulle zampe anteriori con coda e  posteriore alzati,
mentre la testa si avvicina al suolo, fra le zampe. In questa occasione, quando il compagno prescelto è di taglia ridotta, il cane più grande si corica e si porta al livello
dell’amico.

I cani sono davvero dotati di una mimica facciale e corporea molto ricca ed eloquente, che un padrone umano impara ad interpretare con la pratica. Sicuramente resterà sempre un certo
margine di incomprensione, o per lo meno di impossibilità  nella comunicazione diretta, fra cane e uomo; margine che tuttavia un padrone intelligente ed amorevole dovrà saper
accettare e cui  eventualmente cercherà di sopperire, evitando però patetiche antropomorfizzazioni, ricordando che il proprio amico è un cane e come tale si esprime ed
interagisce.

D’altra parte, fra qualsiasi tipo di individuo, la convivenza è fatta proprio di rispetto, anche qualora preveda il venirsi incontro con reciproci compromessi.

 

Marta Banni