Quirinale: ”Non c’è stato nessun patto sul Lodo Alfano o sul giudizio della Consulta”

Quirinale: ”Non c’è stato nessun patto sul Lodo Alfano o sul giudizio della Consulta”

Roma – Una nota del Colle torna sulla polemica seguita alla bocciatura del Lodo Alfano: ”la promulgazione non poteva in nessun modo costituire ‘garanzia’ di giudizio favorevole della
Corte in caso di ricorso”. “E’ del tutto falsa l’affermazione che al Quirinale si siano ‘stipulati patti’ su leggi la cui iniziativa, com’è noto, spetta al Governo, e tantomeno sul
superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta”.

Lo afferma il Quirinale in una nota, tornando così sulle polemiche dopo la bocciatura del Lodo Alfano e ricordando che “una volta rilevata, da parte del Presidente della Repubblica, la
palese incostituzionalità dell’emendamento ‘blocca processi’ inserito in Senato nella legge di conversione del decreto 23 maggio 2008, il Consiglio dei Ministri ritenne di adottare il
disegno di legge Alfano in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”.

“Il Presidente della Repubblica – ricorda la nota – ne autorizzò la presentazione al Parlamento, e successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge.
Tale promulgazione, comunque motivata, non poteva in nessun modo costituire ‘garanzia’ di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso”. ”Il rispetto dell’indipendenza della Corte
Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti – rimarca il Quirinale – ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi Presidente della Repubblica”.

”La collaborazione tra gli uffici della presidenza e dei pinisteri competenti – conclude la nota del Colle – è parte di una prassi da lungo tempo consolidata di semplice consultazione e
leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità”. Per Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, ”il Quirinale non ha fatto nessun
patto, il Quirinale è vittima, come il parlamento e il governo, di una decisione politica e immotivata, presa per ragioni da chiarire, da parte della cosiddetta Corte
Costituzionale”.

Per l’opposizione, è invece il leader dell’Idv Antonio Di Pietro a notare che “con la scusa della riforma della giustizia, il governo vuole prendersi una rivincita sul Lodo Alfano, che
è stato bocciato dopo che era stato bocciato il Lodo Schifani, e dopo aver fatto tutta una serie di leggi ad personam ne vuole fare un’altra: per questo noi dell’Idv, finché
c’è Berlusconi al governo, la giustizia meno si tocca e meglio è, perché è sempre a suo uso e consumo”.

Ancora per l’Italia dei valori, il presidente del gruppo al Senato, Felice Belisario rincara la dose: “Le chiacchiere del giornale di famiglia, evidentemente sollecitate dallo stesso presidente
del Consiglio, sono state smentite dal Colle”. “La nota del Quirinale non fa che ribadire e sottolineare quello che tutti coloro che sono in buona fede sanno: l’operato del Capo dello Stato
è stato, sul lodo Alfano come su altro, ineccepibile”, dice la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro.

“Non ci sarebbe stato bisogno di un comunicato del Quirinale – prosegue Anna Finocchiaro – se il presidente del Consiglio, la maggioranza e i suoi giornali non avessero trascinato il Capo dello
Stao e i più alti organi costituzionali in una deriva di veleni e sospetti che ha il solo scopo di inquinare il clima politico e istituzionale”. Mentre il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa
sottolinea: ”Siamo sempre stati talmente sicuri della limpida e impeccabile condotta tenuta dal presidente Napolitano, sul Lodo Alfano come in ogni altra occasione, da poter dire che la
precisazione del Quirinale ribadisca una certezza e non aggiunga alcun elemento di novità”.

Adnkronos.com

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