Racconto: L’altra Milano al Bar e l’indifferenza

Racconto: L’altra Milano al Bar e l’indifferenza

La paura, a volte, fa compiere gesti irrazionali.
Nella nostra società, tali gesti, sono diventati talmente di uso comune che nessuno di noi si accorge più di sbagliare.
É giovedì sera: un giorno qualunque di lavoro. Mario, come sempre, è uscito tutto incappucciato per andare al Bar. Il freddo dell’inverno non riesce a penetrargli il
giubbotto, ma un altro freddo ormai da tempo si è impadronito di lui: nella città di Milano non è più niente come una volta, né le strade, né le
persone.
I suoi sessant’anni lo rendono uno dei tanti nostalgici della città della “Madunina”.
Spesso, durante il breve tratto di strada che da casa lo separa dal Bar, ripensa a quando quelle strade erano piene di persone, di vita, di divertimento e di festa.
Tutti riuscivano a comunicare gli uni con gli altri; tutti riuscivano a vivere non solo la propria vita, ma anche quella degli altri.
Adesso, quando chiude il portone di casa, affretta il passo per raggiungere il Bar il più in fretta possibile. Gli occhi sono sempre bassi come se si vergognassero di guardare ciò
che hanno intorno, le mani dentro le tasche e il pensiero… il pensiero lontano da quel luogo. Sempre il più lontano possibile!
Il Bar, finalmente, appare davanti a lui come un’oasi nel deserto. Quel Bar non è come tutti gli altri; non è come quei nuovi mega ritrovi che continuano a chiamarli Bar ma che Bar
non sono.
Quel piccolo locale, con il suo bancone di acciaio inossidabile e l’odore del fumo che lo ha sempre contraddistinto, ridona a Mario il ricordo della sua Milano. In quel locale, come una volta,
sui tavolini si possono leggere i giornali del giorno, si può guardare qualcuno giocare a carte e, nei casi più rari, guardare una bella partita di biliardo. Quando Mario attraversa
la porta di quel piccolo Bar, la sua vita torna tranquilla e la sua età torna a quando era giovane.
Lì, ritrova i suoi amici, quelli ancora vivi, ovviamente.
Le battute si mescolano alle discussioni serie e le proprie convinzioni, in quel luogo, cambiano di giorno in giorno. Nessuno dopo aver bevuto qualche bicchiere di vino riesce a difendere le
proprie opinioni. Mario, che arriva sempre in ritardo, è quello meno informato delle notizie riportate dai quotidiani, perché il giornale, deve ancora “guardarlo”.
Lui è convinto di essere diverso dalla Milano di oggi. Anche i suoi amici hanno la stessa convinzione.
Quando tutti loro sono al Bar si sentono i custodi di una vecchia società integra e corretta, onesta ed ammirevole. Una Milano ormai perduta, dimenticata, sconosciuta.
Questa sera, al tavolo nell’angolo, c’è una coppietta di giovani ragazzi che loro non hanno mai visto prima e, tra una parola e un’altra, i loro occhi controllano in continuazione i loro
movimenti.
A volte, cercano il silenzio per ascoltare le loro parole, ma esse, sono troppo lontane e troppo bisbigliate per essere comprese.
Un rumore! Il rombo di una moto si spegne fuori della porta del Bar. Un ragazzo entra e, senza salutare, si dirige a passo veloce verso la coppietta.
Il suo abbigliamento fa rabbrividire Mario. Anfibi neri, pantaloni di pelle nera, giubbotto nero, viso cereo. Alto e muscoloso, con il suo disinteresse arrogante verso tutti, non vede altro che
la coppietta nel tavolo all’angolo. Quando arriva davanti a loro, il ragazzo seduto si alza ed appoggia il proprio petto su quello del nuovo entrato.
I loro occhi si scontrano ed i loro respiri si fermano. Il silenzio è una cappa pesante nel Bar.
Come paralizzati da un’attesa angosciante, i vecchi puntano gli occhi sui due giovani e fermano i propri cuori: l’altra Milano è entrata nel loro Bar.
Prima che la ragazza provi a parlare, l’uomo in nero si stacca dal suo compagno e le tira uno schiaffo.
Il rumore lacera il Bar e il fidanzato, con furia inaudita, salta addosso al motociclista e inizia a pestarlo di botte. Mario ed i suoi amici si alzano e fermano l’aggressione, non per difendere
qualcuno  dei due, ma per difendere la propria tranquillità, per difendere quel luogo, per difendere la loro Milano.
Accompagnano i tre fuori dal Bar e tornano proprietari assoluti dello spazio del locale. Un rumore! La moto è caduta, forse gettata a terra dal fidanzato della ragazza. La rissa
riprende.
Questa volta è il ragazzo vestito di pelle che ha la meglio. La donna scappa, il suo fidanzato è a terra; l’uomo in nero lo sta riempiendo di calci ovunque: testa, pancia,
schiena.
Mario e i suoi amici guardano dalla vetrata l’evolversi della lite.
Quando il coltello trafigge per più volte l’uomo a terra, sembra quasi che non se ne accorga. Non un movimento, non un grido, non una lacrima. La vetrata del Bar è fitta di visi
tranquilli che guardano quell’orribile spettacolo cercando di rubarsi il posto in prima fila l’uno con l’altro.
Mario, un po’ più distante, guarda il ragazzo che rialza la moto e scappa.
Adesso, l’altra Milano è fuori. Fuori dal Bar.
Lo spettacolo è finito! Nessuno esce ad aiutare il ragazzo a terra.
Quasi come se niente fosse successo stanno tornando tutti ai loro posti quando un rumore li riporta di corsa alla vetrata: Il rumore di un’ambulanza che, qualcuno dell’altra Milano, aveva
chiamato.

Morandi Marco

Newsfood.com

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