Record storico per il grano: 30 cent/Kg

Il prezzo del grano ha raggiunto il record storico toccando quasi i 30 centesimi di euro al kg alla chiusura del mercato al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di riferimento del
commercio internazionale delle materie prime agricole, lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che il prezzo fissato per bushel (pari a 27,2 chili) è balzato in un solo giorno del
7,4 per cento per un valore di 12,145 dollari a bushel per i future con consegna a maggio, che è il 34 per cento in più rispetto alle quotazione di inizio anno.

Scorte USA a livello minimo degli ultimi 50 anni – L’aumento – riferisce la Coldiretti – è stato provocato dalla notizia che le scorte di grano statunitensi hanno
raggiunto il livello minimo degli ultimi 50 anni e dalle informazioni sugli effetti negativi del maltempo sulle potenzialità produttive in diverse parti del mondo, dal Canada
all’Argentina fino all’India che hanno innescato comportamenti speculativi, mentre si registra una richiesta senza precedenti di prodotti agricoli da parte di Paesi in rapido sviluppo come Cina
ed India.

I rialzi secondo gli operatori non influenzeranno il mercato al consumo poiché le grandi multinazionali come Kellogg, General Mills e Kraft si sono garantite con contratti di fornitura
di lungo periodo, mentre per l’Unione Europea l’effetto – sottolinea la Coldiretti – risulta contenuto dal record fatto registrare dall’Euro sul dollaro con il tasso di cambio a 1,50, anche se
l’aumento del petrolio influenza il costo dei trasporti. Si tratta di uno scenario che prefigura un cambiamento delle gerarchie all’interno dell’economia e un ruolo nuovo e centrale da svolgere
per l’agricoltura nei prossimi anni sia nella fornitura di beni alimentari che come opportunità per lo sviluppo di alternative energetiche che – precisa la Coldiretti – deve significare
una nuova attenzione per sostenere la crescita del settore a livello nazionale e comunitario.

Ma l’andamento record del prezzo del grano alla borsa di Chicago – sostiene la Coldiretti – è anche il frutto di speculazioni internazionali che si spostano dai mercati finanziari in
difficoltà a quelli delle materie prime agricole di cui non beneficiano certamente gli agricoltori italiani che hanno già raccolto e venduto da tempo le produzioni. Una tendenza
che – sostiene la Coldiretti – va combattuta con la programmazione di filiera, alla quale l’agricoltura italiana può rispondere positivamente grazie alla flessibilità introdotta
con la riforma della politica agricola comune, abbandonando comportamenti di acquisto al ribasso sui mercati internazionali. Peraltro il prezzo di pane e pasta al consumo dipende – sostiene la
Coldiretti – solo in minima parte dal prezzo del grano, che incide appena per il 10 per cento sul valore finale di vendita.

Lo dimostra il fatto che mentre il prezzo del grano è fissato a livello internazionale dal Chicago Board of Trade ed è sempre lo stesso nelle diverse città, il prezzo del
pane raddoppia da Napoli a Milano dove la pasta ha un costo superiore del 50 per cento a quello medio rilevato a Palermo secondo l’Osservatorio prezzi del Governo. Si tratta di una evidente
dimostrazione che – conclude la Coldiretti – nella forbice dei prezzi dal grano al pane c’è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli
agricoltori e a tutte le componenti della filiera senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi.

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