Migliaia di metri quadrati destinati all’alimentare, al giardinaggio e al fai-da-te e agli elettrodomestici. La denuncia accorata è stata lanciata dall’associazione di
commercianti “Rieti Domani”. «Basta con le cambiali firmate in cambio – ha detto Enzo Casciani – il centrosinistra non ha mantenuto le promesse. E ora il sindaco di
Cittaducale, Giovanni Falcone, ha dato l’ennesima autorizzazione. Noi commercianti esprimiamo tutta la nostra rabbia perché Rieti è satura. Il problema è
grave». E i numeri lo confermano: a Rieti e dintorni la grande distribuzione è presente in percentuale doppia rispetto alla media nazionale e che alcuni dei supermercati sono
già in difficoltà e stanno riducendo il numero di addetti. Intanto, ribadisce “Rieti Domani”, «assistiamo impotenti alla chiusura dei negozi storici rimpiazzati da
attività gestite da cinesi tutte uguali nella loro offerta o da istituti bancari o compagnie assicurative. Ricordiamo al sindaco Falcone che quando si illude la gente con nuovi posti di
lavoro bisognerebbe fare attenzione e conoscere meglio le delicate e complesse problematiche riguardanti il mondo dell’industria e quello del commercio le cui sorti per la nostra
città sono indissolubilmente legate in un abbraccio mortale che rischia di strangolare entrambi».

Preoccupazione anche di altre associazioni di commercianti. «Siamo tutte persone molto legate alla nostra città, alle nostre origini e allora ci permettiamo di difenderla dinanzi
agli attacchi dell’export cinese, degli abusivi e della grande distribuzione smodata – ha commentato Andrea Spadoni, presidente di Liberamente – a volte il commercio reatino si trova a
combattere una concorrenza sleale da parte di chi è favorito dal Governo Prodi oppure evade le tasse o non mette in regola i lavoratori. E allora è il caso di puntare sulla
qualità dei servizi resi e sulla collaborazione delle famiglie di casa nostra. Tra l’altro, non è più come una volta che andando a Terni o a Roma si risparmia. Il mondo
è globalizzato e allora noi difendiamo le nostre aziende sane».

Il segnale è anche rivolto verso quei supermercati che ormai si fanno la «guerra» tra di loro. A gennaio 2007 qualche centro di alimentari chiuderà i battenti o
cambierà ragione sociale per «incorporazione». Non c’è sicuramemte da gioire, soprattutto per i ragazzi impiegati con contratto a tempo sotto elezioni. Ed ora?
«Ora è “guerra” tra supermercati – azzarda il presidente di Ascom-Confcommercio Bernardinetti – e i grossi marchi dell’alimentare sappiamo tutti in quali mani stanno. Mentre i
piccoli negozi, se di qualità, ad alta tecnologia e con gastronomia tipica, stanno riprendendo fiato, le sigle della grande distribuzione dell’alimentare sono entrate in conflitto tra di
loro e si colpiscono a suon di ribassi e prodotti sottocosto». Per quanto durerà? «Chi può dirlo – ha aggiunto Bernardinetti – per adesso vanno avanti a colpi di
offerte poi si vedrà».

www.iltempo.it