RIFORMA BANCHE POPOLARI… UN RISPARMIO-APPEAL PER ALTRE BANCHE

Il presidente Corrado Sforza Fogliani, piacentino, avvocato, presidente della Banca di Piacenza (popolare), dotto scrittore e grande affabulatore, cultore del latino e perspicace lettore della vita bancaria nazionale da oltre 30 anni, ha scritto un memorabile libro sulla storia delle banche popolari, a partire dalla figura emblematica di Luzzati.

Ma non solo l’avv. Sforza Fogliani, presidente anche di Assopopolari, uomo del diritto (e dei sacrosanti doveri civici e civili di ogni cittadino), liberale einaudiano convinto ed addirittura estensore di quella filosofia economica chiara ma adattata ai giorni nostri senza sconvolgerne i fondamentali (di economia e del liberismo così importanti oggi perché esempio di reale vita quotidiana e non di virtualità monetaria e aleatoria finanziaria), uomo di impegno politico ma anche di rispetto legale di ogni forma e contesto civile, innamorato del dialetto piacentino e del suo territorio, convinto difensore di quel conservatorismo “illuminato” pragmatico, forte, solido legato all’educazione, all’estetica, al riconoscimento chiaro del buono e del cattivo….di cui tanto oggi si sente il bisogno.

Tanto il bisogno. Ebbene tutto questo traspare nitido e trasparente anche parlando della storia delle banche popolari, ma soprattutto dell’illiberalità delle recenti manovre politico-economiche, la cosi detta riforma delle banche popolari che altro non sembra, secondo l’avv. Sforza Fogliani,  che un viatico, una autostrada per le banche franco-tedesche a corto di liquidità non inquinata pronte a prendersi i risparmi, piccoli e grandi, degli italiani. E come poi impiegarli?  Appare di buon senso pensare che le banche popolari italiane avessero delle anomalie in un contesto totalmente diverso, cambiato, fatto più di finanza che di risparmio, molte delle quali derivanti da uno status fisiologico anche per il neonato “vuoto” creatosi negli ultimi 10 anni “dentro” a tutto lo sfaccettato e incontrollato mondo bancario internazionale.

L’avv. Sforza Fogliani ha pubblicato un libro che appare come una Controriforma.

Il fulcro del saggio di Sforza Fogliani non è tanto la “ricetta diversa”, quanto un saper accompagnare il lettore curioso attraverso fatti, eventi, date reali che hanno tracciato un percorso entro cui ognuno è libero di farsi la sua opinione in un mercato di competizione liberale e democratica, di libera concorrenza, di sana e onesta competizione anche fra istituti e istituzioni bancarie. Non tanto come entità intoccabili, quanto come strumenti che devono essere governati con saggezza e non con il senno di poi, la certezza di paracaduti e di lenzuolate Statali, l’occultamento di incompetenze, l’arrivo di promozioni per nascondere.

Nel libro, un mix che a volte ha del romanzo storico, ma che consente e fa nascere – come in me lettore ignorante – una storia ricca di intrecci, di regole da rispettare, di obbligatorietà trasparenti e rispettose del mercato e del risparmiatore, un risparmiatore italiano che crede nel contatto diretto banca-moneta propria, attraverso il rapporto fra cliente e fornitore, il controllo quotidiano della regolarità comportamentale. Sforza Fogliani paventa la nascita di un oligopolio bancario, di un “bonapartismo economico”, evidente anche per il lettore sprovveduto che può mettere semplicemente insieme, date, luoghi, persone in cui il decreto viene licenziato “…..di vitale urgenza”, e capire cosa c’è dentro e dietro.

Interessante anche leggere in modo trasversale – consiglio  il lettore a  continui rimandi e ritorni di pagine – tutti i documenti allegati perché permettono di constatare una “geografia” politico-bancaria oramai consolidata. Purtroppo la silenziosità di certi organi e di certe Alte Figure hanno consentito certe scelte, alcune ancora sotto valutazione della Corte Costituzionale, che appaiono, anche allo sprovveduto lettore, seppur educatamente velate oppure in seconda battuta, prova di una involuzione giuridico-bancaria e di un eccesso di rischi di internazionalizzazione (cessione) dei risparmi e del grande patrimonio immobiliare delle Popolari (garanzie a copertura), a fronte di una nazionalizzazione (i poveri cittadini italiani) dei debiti o delle operazioni a rischio. Sempre velatamente, ma non troppo, mi appare un deja-vu degli anni ’90, quando vennero messi sul mercato mondiale o si lasciarono andare in bocca ad Altri,  gioielli economici nazionali dei settori chimico, agroalimentare, meccanico, distribuzione e banche statali…. Buona lettura .

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici


 

Nota: Giampietro Comolli è Editorialista di Newsfood.com,
Curatore della Rubrica di economia,  food&beverage e Gusturismo e della rubrica

Giampietro Comolli “Cum grano salis, ===================================

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