A conclusione di una lunga e complessa trattativa, il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea, ha approvato oggi la proposta di riforma della organizzazione di mercato del
settore ortofrutticolo. “La riforma – spiega il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro – rafforza il ruolo delle organizzazioni dei produttori (OP), nella
convinzione che l’aggregazione dell’offerta ed il miglioramento della qualità restano obiettivi prioritari nel contesto del comparto ortofrutticolo”.

Le OP continueranno quindi a ricevere il sostegno finanziario dell’Unione Europea, e saranno chiamate anche a svolgere un ruolo importante per la prevenzione delle crisi di mercato, assai
frequenti in un comparto particolarmente esposto a fenomeni di eccesso dell’offerta. Verranno infatti finanziate anche le misure realizzate dalle OP per prevenire le crisi di mercato e per
gestirne il decorso nel caso in cui si verifichino. La riforma segna una forte discontinuità in ordine agli aiuti finora concessi ai prodotti destinati alla trasformazione (pomodori,
agrumi, pere, pesche e prugne secche): tali sostegni cesseranno di essere collegati alla realizzazione della produzione, e verranno erogati in forma “disaccoppiata”, analogamente a quanto
già previsto per quasi tutti i settori a seguito delle riforme adottate a partire dal 2003. “Per l’Italia, che è il primo Paese produttore di ortofrutticoli dell’Unione Europea –
sottolinea il Ministro De Castro – la riforma conferma il volume di sostegno attuale, pari a circa 470 milioni di euro su un gettito complessivo di circa 1,5 miliardi. L’Italia resta quindi il
primo beneficiario in questo comparto. La conferma dell’attuale volume di sostegno per il nostro paese non deve essere considerato un risultato ovvio – aggiunge il Ministro – poiché
avviene nel contesto di un budget complessivo invariato, ma in presenza di una compagine europea di 27 membri. Gli assetti attuali invece, erano il frutto di un negoziato a 15″. Inoltre, per
accompagnare la transizione al nuovo regime previsto per il pomodoro, l’Italia e la Spagna sono state autorizzate ad erogare specifici aiuti di Stato per 15 milioni di euro da erogare entro
giugno 2008. Sono stati sostanzialmente raggiunti anche gli altri obiettivi negoziali che il Governo italiano si era posto nella riunione del Tavolo agroalimentare del 15 marzo 2007, che aveva
fissato, con il concorso delle regioni e delle organizzazioni di categoria, le linee di negoziato per la riforma. In particolare, l’accordo del Consiglio prevede la possibilità di
procedere al disaccoppiamento degli aiuti attraverso una fase transitoria di quattro anni per i pomodori e di cinque anni per le colture arboree, durante la quale gli Stati membri avranno la
facoltà di continuare ad erogare una parte del sostegno sotto forma di aiuto accoppiato. Questa misura era stata chiesta dal Governo italiano, in sintonia con l’indicazione del
Parlamento nazionale e con la posizione del Parlamento Europeo, per evitare che un disaccoppiamento totale immediato comportasse una contrazione importante della produzione con ripercussioni
negative per tutta la filiera. Nei prossimi mesi l’Italia dovrà decidere per quali prodotti avvalersi di un periodo transitorio, fissandone la durata e l’ammontare dell’aiuto accoppiato.
Particolare rilievo riveste l’accoglimento della richiesta italiana che ha consentito l’aumento delle risorse finanziarie per i programmi operativi realizzati dalle organizzazioni di
produttori, dal 4,1% al 4,6% della produzione commercializzata, finalizzato alle misure di prevenzione e gestione delle crisi”. Altresì, sono state accolte altre richieste italiane,
quali quelle relative alla previsione, in via obbligatoria, del paese d’origine nella commercializzazione degli ortofrutticoli freschi, la possibilità di estendere tale obbligo anche ai
prodotti trasformati qualora ciò si rendesse necessario per tutelare i consumatori, nonché il mantenimento per tutto il periodo transitorio dei requisiti minimi di qualità
previsti nel vigente regime di aiuti ai prodotti trasformati. Anche il comparto delle patate risulta particolarmente avvantaggiato dalla riforma approvata, rispetto alle previsioni della
proposta iniziale, con il mantenimento per un periodo transitorio di quattro anni degli aiuti di Stato, nonché la possibilità di inserire i produttori di patate fra i destinatari
di diritti disaccoppiati, analogamente a quanto previsto per gli ortofrutticoli.

Infine, per quanto riguarda la soppressione del divieto di coltivare ortofrutticoli e patate sui terreni ammissibili al regime di pagamento unico, viene demandata agli Stati membri la
possibilità di rinviare fino al 31 dicembre 2010 l’entrata in vigore del nuovo regime.

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