RIFORMA DELL'OCM VINO

"Grandi protagonisti europei del mondo del vino".

Lombardia » Brescia » lunedì 18 febbraio appuntamento a Brescia

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Il presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto, Nicola Di Iorio, rappresenterà la posizione del mondo produttivo del Sud Italia all’importante iniziativa
organizzata dal Presidente della Provincia di Brescia, Alberto Cavalli, sulla riforma dell’Ocm Vini, che si terrà a Brescia,
lunedì 18 febbraio alle ore 14, nell’ambito della fiera «Aliment», che si svolge nel centro fieristico di Montichiari.

I «Grandi protagonisti Europei del mondo del vino» faranno una prima valutazione sulla riforma dell’Ocm, appena approvata dall’Unione Europea, che
contempla le linee guida del mondo enologico nei prossimi vent’anni.

Di Iorio ne discuterà con Janet Fanet, Direttore del Consorzio dei vini di Borgogna, Stéfane Montjouridés,
rappresentante dei produttori dei Vini di Champagne e produttore della notissima Maison Ruinart, Alejandro Manzanares, Direttore del Consorzio di valorizzazione e
tutela dei vini Rioja, Valentino Valentini, Presidente Nazionale dell’Associazione «Città del Vino» e Riccardo Ricci
Curbastro
, Presidente Nazionale Federdoc.

A moderare saranno il giornalista Rai Gerardo Antelmo ed uno dei volti più importanti del giornalismo italiano, Lamberto Sposini.

«I criteri fondamentali dell’economia produttiva – afferma Nicola Di Iorio – impongono riflessioni e scelte tenendo in adeguata considerazione le dinamiche
dei mercati; in economia il rischio maggiore è quello di restare fermi, quando invece il mercato evolve. Per questo, non c’è dubbio sulla necessità di intervenire
periodicamente per adeguare le richieste del mercato con l’offerta produttiva. Non va trascurato che l’obiettivo dei produttori oggi si è spostato dal mercato interno a quello
internazionale, che comunque risente delle problematiche della globalizzazione. Se la riforma dell’OCM darà risposte concrete, non tanto in termini protezionistici, quanto in una
razionalizzazione dell’offerta produttiva europea sullo scenario mondiale, che non potrà prescindere dai prossimi accordi in ambito WTO, allora l’obiettivo sarà raggiunto; se
viceversa, il mantenimento della pratica dello zuccheraggio, ha il fine di immettere nel mondo produttivo vinicolo paesi non propriamente vocati, come i paesi nordici, allora la riforma
fallirà. Non si può non considerare che, essendo il consumo mondiale di vino in costante diminuzione, l’accesso alla produzione di nuovi territori e l’immissione sul mercato di
ulteriori quantità di vino, determinerà indissolubilmente la perdita di quote di mercato da parte dei paesi tradizionalmente vocati, in primis l’Italia. La soluzione è
quella di caratterizzare ulteriormente le produzioni sull’offerta qualitativa, come stanno facendo da anni i produttori irpini, rinunciando aprioristicamente a combattere la battaglia contro le
grandi multinazionali che dopo il grano, la birra e le bibite, stanno invadendo anche il settore vinicolo. Si pensi a tal proposito che negli ultimi 10 anni le importazioni in Europa da paesi
terzi sono aumentate del 10%, le esportazioni invece fanno registrare performance molto meno significative.

Quanto al mantenimento della pratica delle distillazioni di crisi, che riguardano chiaramente i vini di scarsa qualità, e che non riguardano i vini d’Irpinia e della Campania in
generale, sono convinto che debbano essere autorizzate, quando effettivamente si creano notevoli surplus produttivi, anche se potrebbe essere auspicabile promuovere, attraverso campagne di
comunicazione mirate, la riduzioni delle quantità produttive in vigna, senza peraltro arrivare all’estrema ratio dell’estirpazione dei vigneti, che sia in Italia che in Francia,
rappresentano il patrimonio ambientale e paesaggistico più rilevante».

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Riforma dell'OCM Vino

La CNAOC e la FEDERDOC hanno ribadito la loro contrarietà alla proposta della Commissione.

I Vini a Denominazione di Origine Controllata rilanciano il loro modello nei confronti del Commissario Fischer Boel

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Le due maggiori Organizzazioni europee di produttori di vini a Denominazione di origine – CNAOC e FEDERDOC – sono profondamente deluse dopo l’incontro con il Commissario
Fischer Boel di giovedì 26 aprile. La CNAOC2 e la FEDERDOC3 hanno incontrato il Commissario per chiederle delle proposte concrete rispetto agli impegni presi nel giugno 2006 nel progetto
di riforma. Hanno chiesto modifiche sostanziali alla proposta della nuova OCM vino, che consentano realmente di consolidare il concetto di vini di qualità e di potenziare i mezzi
finanziari a favore di una politica offensiva di comunicazione e promozione.

La CNAOC e la FEDERDOC hanno ribadito la loro contrarietà alla proposta della Commissione che mira ad una liberalizzazione totale degli impianti per tutti i vini; hanno ricordato che, in
una missiva del 19 aprile 20074, i produttori di DOC francesi, italiani, portoghesi, spagnoli e tedeschi hanno preteso che la riforma dell’OCM vino preveda gli strumenti necessari
all’adattamento e alla gestione delle denominazioni.

Christian PALY, presidente della CNAOC si preoccupa : « E’ un’utopia pensare di gestire la produzione dei vini di qualità se non si è in grado di controllare
collettivamente le superfici piantate, e di conseguenza la quantità prodotta per ogni denominazione. Questa liberalizzazione degli impianti rischia di portare ad una sovrapproduzione.
Molte denominazioni che oggi hanno dei mercati equilibrati potrebbero un domani essere destabilizzate e i prezzi dei vini potrebbero crollare pericolosamente. »

La Commissione sembra non misurare le conseguenze legate alla liberalizzazione degli impianti per le denominazioni. Eppure in alcune Denominazioni europee lo scarto tra il potenziale di
produzione legato alla delimitazione delle superfici riconosciute (disciplinari) e le superfici attualmente piantate dimostrano chiaramente i pericoli di questa politica. Così, a titolo
esemplificativo, la superficie piantata nella Rioja potrebbe passare dai 60.000 ettari attuali a 350.000 ettari, nelle Côtes-du-Rhône da 61.000 a 120.000 ettari e nel Porto da
45.000 a 250.000 ettari !

La CNAOC e la FEDERDOC hanno anche insistito sull’importanza della realizzazione di una vera politica di promozione per dare delle vere prospettive economiche alla filiera vitivinicola.
Le due organizzazioni dubitano della pertinenza dell’indirizzo politico della Commissione che sembra volersi concentrare unicamente sui mercati esterni. Riccardo RICCI CURBASTRO,
presidente della FEDERDOC, chiede più ambizione per il settore vitivinicolo : « La politica di promozione e di comunicazione non può escludere il mercato interno
poiché questo rappresenta il 75% del mercato mondiale. Bisogna fornire gli strumenti per lottare contro il crollo dei consumi in alcuni paesi produttori e investire sui mercati con un
forte potenziale di sviluppo all’interno dell’Europa stessa ».

1 Organizzazione comune di mercato
2 Confédération nationale des producteurs de vin et eaux-de-vie de vin à Appellation d’origine contrôlée
3 Confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazione di origine
4 Firmata dalla CNAOC, dalla FEDERDOC, dall’ANDOVI (Associaç? nacional das denominaç?de Origem
vitivinicolas), dalla Conferencia española consejos reguladores vitinicolas, dalla DWV (Deutscher weinbauverband e.V.),
dall’Instituto dos Vinhos do Douro e do Porto, dal CNIV (Comité national des interprofessions des vins à appellation
d’origine)

Il messaggio che la CNAOC e la FEDERDOC hanno comunicato al Commissario FISCHER BOEL giovedì a mezzogiorno, è quindi estremamente chiaro : i vini di qualità e di origine
costituiscono la pietra angolare del settore vinicolo in Europa ; il miglioramento della competitività e lo sviluppo del settore non potranno attuarsi se le specificità di questo
metodo di produzione sono rimesse in causa dalla riforma. Il miglioramento si può ottenere solo attraverso degli strumenti efficaci come la gestione del potenziale di produzione e
attraverso i mezzi finanziari maggiori destinati alla promozione.

www.federdoc.it

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