Il sasso nello stagno lanciato dal ministro Renato Brunetta, sta producendo i primi effetti per aprire un dibattito sulla Costituzione, dibattito che fino ad oggi rimbalzava su un muro dove
risuonava unanime un coro “la prima parte non si tocca”.

Incredibile che quei tanti difensori della Costituzione con le proprie storie personali e di partito abbiano in realta’ contribuito a non applicarla e perfino a tradirla fin dal primo giorno in
cui e’ entrata in vigore. Basti pensare che per avere una legge che disciplinasse la seconda scheda in mano agli elettori, quella del referendum abrogativo, si siano dovuti attendere 20 anni,
piu’ o meno lo stesso tempo trascorso per istituire le Regioni.

Per i partiti e i sindacati si deve registrare la mancata attuazione della norma costituzionale riguardante il loro funzionamento democratico, funzionamento che per i partiti viene aggravato
dalla approvazione della legge sul finanziamento pubblico, concepita in modo da sottrarli ad ogni controllo pubblico. Il Presidente della Repubblica, cui la Costituzione assegna il compito
supremo di garanzia della Costituzione nei rapporti fra poteri dello Stato, si trasforma gradatamente in un organo di mediazione tra le forze politiche.

Il Parlamento rinuncia ad affrontare le riforme e legifera soprattutto attraverso leggi di emergenza ed il crescente ricorso dei governi ai decreti legge, mentre i parlamentari vedono limitare e
subordinare alla disciplina di partito la loro funzione di rappresentanti della volonta’ popolare “senza vincoli di mandato”, accentuato dalle leggi elettorali di nomina.

La stessa Corte Costituzionale per cui si e’ atteso “solo” 8 anni per la sua istituzione, dopo aver esercitato per un quindicennio un rigoroso servizio di sindacato di costituzionalita’, viene
sempre pi condizionata dai partiti nella sua composizione e nella sua giurisprudenza. Lo stato della Giustizia, sia penale che civile, fa si’ che l’Italia sia il Paese piu’ condannato dalla Corte
europea dei diritti umani, in particolare per la durata dei suoi processi, ed ha come conseguenza una sistematica impunita’ e incertezza del diritto.
Su questo la denuncia dei Radicali e’ precisa e dettagliata e consultabile nel testo “La peste italiana (http://www.radicali.it/download/pdf/peste_italiana.pdf).

Con il ddl n. 121 “Modifica dell’articolo 1 della Costituzione, in materia di principio della liberta’ e del rispetto della persona quale fondamento della Repubblica” (Poretti, Perduca, Cossiga)
si propone questa nuova formula: “La Repubblica italiana e’ uno Stato democratico di diritto fondato sulla liberta’ e sul rispetto della persona”.

L’Italia dovrebbe essere prima di tutto una Repubblica democratica fondata sulla liberta’, intesa quale totalita’ dei diritti della persona, senza i quali verrebbe meno la distinzione con quelle
“repubbliche democratiche” che ieri, come oggi, opprimono intere genti nel nome della volonta’ popolare.

La liberta’ trova la sua principale e massima protezione nello Stato di diritto: supremazia e rispetto della legge, in primis rispetto della Costituzione, Legge fondamentale di tutti i cittadini.
Senza legalita’, senza certezza del diritto, perdono valore anche i piu’ alti e nobili principi enunciati nella Costituzione, in quanto difficilmente se ne potrebbe esigere ed ottenere il
rispetto e l’applicazione.

Il cittadino, posto dinnanzi all’incertezza del diritto, alla rassegnata accettazione di una diffusa illegalita’, si allontana dalle istituzioni e perde fiducia nella legge, percependola come
astratta, relativa e soprattutto non vincolante. Soprattutto, sono sottoposti ai limiti di legge le massime cariche dello Stato, proprio in virtu’ del grande potere loro conferito. E’ il
principio dello Stato di diritto che da’ forza e vita non gia’ al primo articolo della Costituzione, ma all’intero dettato costituzionale e a tutte quelle norme da essa derivanti a tutela di
diritti fondamentali.

Qui il disegno di legge: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/29728.htm