Di fronte ai prezzi record del grano toccati a livello mondiale (oltre 0,31 euro il chilogrammo al Chicago Board of Trade, punto di riferimento per il commercio internazionale delle materie
prime agricole), Confagricoltura chiede una politica per le commodities che riporti l’agricoltura al centro delle politiche economiche del nostro Paese e restituisca agli imprenditori agricoli
fiducia e convenienza a produrre materie prime alimentari.

«Non possiamo pensare di disattivare gli strumenti della Pac – ha detto il presidente Federico Vecchioni – e reagire poi in maniera scomposta al primo squilibrio di mercato. Se vogliamo
essere coerenti, dobbiamo invitare Bruxelles a varare misure per favorire l’autoapprovvigionamento, la garanzia del reddito dei produttori e contenere i prezzi per i consumatori».

E’ opinione del presidente di Confagricoltura che l’Italia possa e debba ricominciare a fare commodities, senza nulla togliere ai prodotti a denominazione di origine, all’alta qualità e
alle nicchie, che devono continuare ad avere il loro spazio di mercato. Occorrono però interventi strategici e di ampio respiro, anziché ipotesi estemporanee e velleitarie, per
poter far fronte efficacemente ai rincari dei prodotti alimentari, nell’interesse di tutti. Confagricoltura spiega i recenti record dei prezzi soprattutto con la maggiore domanda internazionale
da parte dei Paesi in crescita, Cina e India in particolare, che hanno aumentato le loro importazioni, spesso per ricostituire le scorte.

L’incremento della domanda ha innescato il rialzo dei prezzi, ma anche la tendenza dei Paesi esportatori ad accrescere le vendite di grano verso altri Paesi, con il rischio di non poter
soddisfare il loro fabbisogno interno. Confagricoltura è dell’avviso che gli aumenti dei prezzi al consumo dipendano però solo in parte dai rincari delle materie prime agricole.
Occorre invece intervenire sui costi che gravano sull’intera filiera agroalimentare allo scopo di alleggerirli. D’altra parte, l’incidenza delle materie prime sul prezzo finale del prodotto
è molto contenuta e gli aumenti, seppur significativi, dei prezzi delle materie prime non possono giustificare rialzi notevoli, anche a due cifre, di quelli pagati dai consumatori.