Riso Italiano di Qualità: Identità e Futuro

Riso Italiano di Qualità: Identità e Futuro

Una romana, un piemontese e una pugliese, sono i “tre cavalieri” che hanno trovato la quadra per promuovere il riso, prodotto di eccellenza che identifica e contraddistingue il riso made in Italy.

L’idea di portare avanti quella che potremmo anche definire una sorta di “santa crociata”, è stata della romana Cristina Brizzolari – che sposando Vittorio Guidobono Cavalchini, della famiglia proprietaria della riseria La Mondina che nel novarese produce Riso Buono -,

Cristina Guidobono Cavalchini

con il sostegno di Paolo Marchi, ha praticamente convocato, a Milano, presso l’hub di Identità Golose, gli “stati generali” del riso italiano.

Obiettivo: puntare i riflettori sul prodotto di qualità e, arrivare, alla sottoscrizione del protocollo d’intesa “valorizzazione del riso italiano” con l’entrata in scena del piemontese Paolo Carrà, presidente dell’Ente Nazionale Risi, e della pugliese Cristina Rosaria Vitulli (cioè, la mitica chef Cristina Bowerman), presidente dell’Associazione Ambasciatori del Gusto.

 

Le finalità del protocollo sono sintetizzabili nel “promuovere la conoscenza del riso italiano, materia prima pregiata ed eccellenza italiana del patrimonio agroalimentare; approfondire i temi relativi alla trasformazione del prodotto, agli strumenti tecnologicamente innovativi e alla preparazione delle ricette che contraddistinguono l’Italia;

effettuare iniziative di informazione per implementare lo sviluppo delle competenze nel settore di riferimento, anche nella prospettiva di una maggiore integrazione di tutta la filiera e nel rapporto con il consumatore;

formulare proposte alle competenti istituzioni, con specifiche attività tese al miglioramento della produzione”.

Quelli che abbiamo definito gli stati generali voluti da Cristina Guidobono Cavalchini e da Paolo Marchi, sono stati anche utili per dare un’idea di cosa rappresenta la risicoltura per l’Italia, paese primo produttore di riso d’Europa (900 mila tonnellate), con il 52% del totale (il 94% prodotto in Piemonte e Lombardia), l’impegno di 3.850 risicoltori che l’anno scorso hanno coltivato 160 varietà diverse di riso: i risi da risotto rappresentano il 23% della produzione,

il 29% ciascuno il riso da minestra e quello da contorno e

il 18% il riso parboiled. Il 50% del riso italiano è esportato nei paesi dell’Unione Europea, il 12% sui mercati extra Ue e il 38% invece è consumato in Italia. E, quindi, il 62% del riso trasformato in Italia è destinato all’estero.

Dove sta il problema, allora? Nell’importazione dai paesi meno avanzati, in particolare Cambogia e Myanmar che nell’arco di sette anni hanno incrementati l’export verso l’Unione Europea da 10.000 a 335.000 tonnellate, quasi tutto utilizzato come riso da contorno e, ovviamente, disincentivando i risicoltori italiani, è stato evidenziato nel corso dell’incontro milanese a cui hanno partecipato Carrà, Bowerman, Marchi e Luigi Guidobono Cavalchini che intelligentemente pungolati dalle appropriate domande di Francesca Romana Barberini nelle vesti di presentatrice del convegno, hanno praticamente detto tutto quello che c’è da fare per difendere un’eccellenza italiana.

E, quindi, la decisione di sottoscrivere il protocollo d’intesa, seguito al manifesto per la tutela del riso italiano promosso qualche mese fa dagli Ambasciatori del Gusto insieme alle più importanti associazioni della ristorazione italiana di qualità come Chic, Fic, Jre, Le Soste e Apci “una collaborazione che nasce dalla consapevolezza della funzione che i professionisti del nostro settore rivestono in tema di valorizzazione in campo enogastronomico – sottolinea Cristina Bowerman -.

Abbiamo acquisito un ruolo importante e delicato che ci sollecita e impegna a sostenere il made in Italy, siamo convinti che tali iniziative possano essere molto più efficaci se condotti attraverso progetti stimolanti e forme di collaborazione con tutti gli attori del comparto. Occorre, ora più che mai, qualificare questo prezioso alimento e tutelarlo dalle logiche di un mercato che punta al mero profitto a scapito della qualità e della biodiversità.

Tale operazione ha un duplice obiettivo. Da un lato miriamo alla valorizzazione del riso italiano, attraverso un calendario di appuntamenti con azioni di divulgazione per raccontarne la storia: dalla coltivazione alla trasformazione, dalla conoscenza dei valori nutrizionali al racconto della tradizione culinaria.

Dall’altro puntiamo alla tutela e alla promozione all’estero attraverso la rete che l’Associazione in questi anni ha costruito e gli appuntamenti qualificati cui partecipiamo in giro per il mondo, come ad esempio la Settimana della Cucina Italiana nel mondo”.

Dalla parte della produzione Carrà dice “il nostro intento è quello di trasferire agli chef il maggior numero d’informazioni relative a questo cereale, che oggi riveste un ruolo importante nell’ambito di una corretta e sana alimentazione. Avremo piacere di istituire presso il nostro Centro ricerche sul riso delle masterclass in cui far toccare con mano cosa c’è dietro questo prezioso chicco: ovvero tradizione, innovazione, qualità, il tutto immerso in un paesaggio unico. Il Centro ricerche sul riso è il punto di riferimento della filiera risicola italiana: a Castello d’Agogna, nel cuore della Lomellina risicola, si conserva il germoplasma del riso italiano, cioè si custodisce la banca dei semi che è un autentico patrimonio nazionale”.

La firma dell’accordo Ente Risi e Ambasciatori del Gusto, è il secondo passo importante che consolida l’impegno dell’associazione presieduta da Bowerman, a sostegno del riso. Lo scorso 14 gennaio, a seguito delle procedure avviate dalla Commissione Europea per il rispristino dei dazi sul riso proveniente da Cambogia e Myanmar, come già accennato, gli Ambasciatori del Gusto hanno ideato e promosso il manifesto per la tutela del riso italiano, a sostegno delle produzioni italiane con l’uso delle varietà di riso nazionale e la diffusione della conoscenza delle nostre specialità.
A conclusione dell’incontro, abbiamo visto Cristina Guidobono Cavalchini soddisfatta delle conclusioni degli “stati generali” del riso.

Maria Michele Pizzillo
Newsfood.com

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