RISO ITALIANO FARA’ LA FINE DELLO ZUCCHERO ITALIANO E DEL LATTE ITALIANO ?

RISO ITALIANO FARA’ LA FINE DELLO ZUCCHERO ITALIANO E DEL LATTE ITALIANO ?

Europa-Strasburgo

L’assemblea plenaria del Parlamento approva il nuovo elenco dei prodotti a dazi-standard con Cambogia e libero scambio commerciale con il Vietnam

Riso italiano a rischio: un danno per alta qualità, alta gamma nazionale. Anche in cucina bisognerà stare molto attenti a quale riso viene offerto. Un dazio tariffario avrebbe risposto al meglio. Molto alta la guardia Green all’interno dei paesi europei, bassissima la salvaguardia alla concorrenza sleale. Sarebbe molto importante che i due commissari UE (agricoltura e concorrenza) almeno si parlassero prima, magari anche con il commissario all’economia

 

L’euforia di metà gennaio di diverse parti in causa sul tema riso europeo, crolla in questi giorni con la decisione della commissione Europea di non mettere più dazi al riso cambogiano e vietnamita per rispetto della “libera concorrenza”. Ottima cosa da un punto di vista di principio sano e onesto del commercio mondiale, ma un po’ di realismo, di valutazioni economiche, di elementi utili per gestire e disquisire su accordi continentali e bilaterali non sarebbe stato più logico “almeno sospendere” o mantenere i dazi.

Nel 2017-2018 sono stati 3,280 milioni di tonnellate di riso “indonesiano” arrivato in Europa. A gennaio 2019 erano scattati i dazi previsti. Dazi introdotti dall’UE verso paesi che anche – e soprattutto dico io – non rispettano i diritti umani, le minime condizioni di salute e di lavoro, lo sfruttamento dei giovani occupati per ore con paghe bassissime. Condizioni sociali che poi consentono di esportare riso in Europa a prezzi fortemente concorrenziali, di puro dumping che tutte le norme mondiali non consentono liberamente negli accordi commerciali di origine della produzione.

Coldiretti, Copagri e Filiera Italiana  furono molto contenti del “loro” risultato con un dazio di 175 euro/ton decrescente automaticamente negli anni 2020-2021 cioè un periodo di almeno 3 anni  recita il regolamento UE verso Cambogia e Birmania. Misura di “salvaguardia” per le produzioni europee, l’Italia in primis quale principale produttore con una quota del 45%, pari a 1,4 mio/ton con 4000 aziende, 220.000 ettari coltivati.  Anche perché la qualità&certificazione della produzione italiana rispetta canoni molto elevati.

Fu sicuramente “ un esempio” che introduceva una regola di rapporti commerciali sotto regia europea (giustamente) che tutelava in modo chiaro anche una produzione leader italiana di alta gamma per la antica storia di coltivazione, produzione e in cucina iniziata già nel XIV° secolo nella Pianura Padana.

Inoltre in tutta Europa il crollo delle esportazioni di riso ha toccato in valore del 40% nel 2018. Fra l’altro un dazio che colpiva la importazione indonesiana solo per la varietà Indaco, ma introduceva “una prassi” tesa alla condanna di eccessivi usi chimici vietati in Europa, alla difesa della salute e della occupazione secondo i principi europei della fondazione: equità, solidarietà, sussidiarietà.

Soddisfazione crollata in questi giorni in cui la “clausola di salvaguardia” fa escludere il riso dall’elenco dei prodotti su cui si sospendono i dazi alle importazioni, come proposto dalla Commissione Europea su indicazione del Commissario polacco alla Agricoltura. Quindi viene detto dall’UE che le salvaguardie furono volute dall’Italia. In particolare il ritiro delle preferenze tariffarie favorendo quelle “standard”,  riguardano molti prodotti dalle scarpe agli abiti di alto pregio, dallo zucchero alle biciclette, oltre al riso!

La Cambogia esporta in UE oltre 1 mld/di dollari dei prodotti inseriti nell’elenco degli “esclusi”. Il portavoce ufficiale della UE dice che la decisione è volta a non danneggiare la popolazione Cambogiana, in un regime altamente squilibrato con regole di vita molto difficili per la popolazione. Tutti i Governatori del Nord-Italia hanno sollevato la questione verso tutte le istituzioni europee e nazionali a tutela dei risicoltori chiedendo l’ “immediato inserimento del riso di origine cambogiana nell’elenco dei prodotti non soggetti alle preferenze tariffarie”.

Piemonte, Lombardia, Veneto si sentono beffati, con il silenzio del Governo italiano: “Un prodotto di alta gamma, anche per sicurezza e sanità alimentare, non può essere messo fuori gioco dal mercato Europeo per scelte unilaterali e contradditorie. Da un lato norme interne stringenti su no-spreco, ambiente, green e poi apertura porte ad alimenti qualsiasi”.

La scelta di togliere il riso dall’elenco dei propdotti più tutelati in termini di valore economico sul mercato interno vuol dire accettare e legittimare chi compete con armi diverse sul mercato globale e agisce in concorrenza sleale nei confronti dell’Europa intera, non tanto solo l’Italia, anche se ancora una volta l’Italia è il paese più penalizzato in termini di agricoltura, alimentazione.

Viene in mente la fine dello zucchero italiano voluto dall’Europa grazie a norme astringenti sul legame chimica-zucchero   di pura invenzione burocratica amministrativa  oppure le quote latte del 1983-84 che penalizzarono più le aziende e aree svantaggiate italiane dando inizio ad uno spopolamento della montagna e allo svuotamento di una politica agraria nazionale di lungo periodo.

Scelta UE che fa il paio con le stesse concessioni anche al Vietnam. Si è alzata forte e molto chiara la voce autorevole di Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, che sottolinea come la salvaguardia riguardi solo una varietà di riso e solo la Cambogia, mentre l’estensione a tutto il riso e anche ad altri paesi indocinesi crea grossi problemi.

Molto alta anche la protesta che si è alzata da parte di alcuni parlamentari italiani a Strasburgo, come quella di Angelo Ciocca, che parla di forte approssimazione, di soluzione senza valutazione, di grave danno per l’Italia: anche il parere favorevole del libero scambio con il Vietnam senza alcune verifiche appare una decisione non conforme con i principi convenzionali e fondanti dell’Europa.

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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