Roma: La difesa dei consumatori avviene anche attraverso l’uso corretto e trasparente dell’etichettatura alimentare

Roma – Arriva l’obbligo di etichettatura d’origine per i prodotti alimentari commercializzati in Italia, a vantaggio di una spesa più consapevole e trasparente. La nuova
disciplina sull’etichettatura è il punto centrale del ddl sulla competitività agroalimentare, proposto dal ministro delle politiche agricole Luca Zaia, varato dal
Consiglio dei ministri nella riunione che ha dato il via libera anche al dl ‘anti-strupri’.

“La prevista etichettatura guarda al consumatore – spiega il ministro Zaia nel presentare il ddl che passa ora al vaglio della Camera -, difatti lo sostiene in una scelta consapevole e,
allo stesso tempo, ha una funzione deterrente verso comportamenti scorretti che possono danneggiarlo”. L’indicazione obbligatoria dell’origine è prevista (“al fine di assicurare
un elevato livello di tutela dei consumatori finali”) nell’articolo 6 del ddl in cui si afferma che l’etichettatura “nei casi in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in
errore il consumatore circa l’origine o la provenienza del prodotto alimentare, deve riportare l’indicazione del luogo di origine o provenienza”.

“La prevista etichettatura, e questo è anche il discorso che sosteniamo in ambito comunitario – osserva Zaia -, non è dunque per dire che noi siamo più bravi ma
proprio a tutela dei consumatori. E’ in definitiva una pari condizione per i competitors internazionali che vogliono venire sui nostri mercati”. I prodotti alimentari soggetti a vincolo
di indicazione di origine saranno determinati, relativamente a ciascuna filiera, con decreti dei Ministeri delle politiche agricole e dello Sviluppo economico, tenuto conto – recita
ancora l’articolo 6 – “delle valutazioni delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative della filiera”.

L’obbligo di indicazioni, con diverse modalità, riguarderà sia i prodotti trasformati che non trasformati. Per chi infrange la norma sono previste sanzioni fino a 10.000
euro. L’articolo 2 del provvedimento rafforza la tutela e la competitività dei prodotti a denominazione protetta introducendo l’applicazione di sanzioni più severe
rispetto quelle sinora previste. Altri punti salienti del ddl sono l’estensione a tutto il territorio nazionale dei contratti di filiera e distretto, già circoscritti alle sole
aree sotto utilizzate, e la promozione della produzione diffusa di energia elettrica da biomasse (con tariffa di 0,28 cent/kWh).

“Da parte nostra c’é la massima volontà di collaborare con le filiere – osserva Zaia -, intendiamo infatti tutelare i produttori, così come i trasformatori e i
cittadini”. E’ positivo – commenta Coldiretti – l’impegno per riaffermare e sostenere il percorso iniziato per far uscire dall’anonimato oltre la metà della spesa alimentare
degli italiani, con il rischio che venga spacciato sul mercato il falso Made in Italy. Per Fedagri-Confcooperative, con l’identificazione dell’origine dei prodotti si tutela e si
valorizza il made in Italy. Confagricoltura manifesta perplessità sul fatto che la nuova norma possa in effetti produrre un aumento della competitività della produzione
agricola e ritiene inoltre che sarà difficile far applicare una norma italiana o europea al di fuori dell’Unione europea “dove sappiamo bene avviene la maggior parte
dell’agropirateria”.

Ora – nota da parte sua la Cia-Confederazione italiana agricoltori – “occorre un deciso impegno a livello europeo per fare in modo che l’iniziativa avviata nel nostro Paese venga
recepita”.

Cristina Latessa    Ansa.it per NEWSFOOD.com

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