Originaria dell’Asia Minore, già nell’età antica era ampiamente diffusa in tutta Europa. Pare che gli Assiri furono gli scopritori delle sue molte virtù, poi narrate e
descritte da Discoride.

I Persiani seppero per primi estrarre l’olio da questa pianta, e sembra che in occasione delle feste di nozze imperiali facessero scorrere nei canali del parco reale, acqua di rose che scaldata
dal sole emanava effluvi paradisiaci.

Il termine potrebbe derivare dal celtico “rhood”, tradotto nel greco “rhodn” e poi in rosa da Virgilio, che per primo ne impresse il nome nelle Georgiche.
Nella mitologia sono diverse le storie che riguardano questa pianta, la più passionale è quella secondo la quale le rose nascevano dal sangue di Adone, il bellissimo giovane di
cui Venere era invaghita.

La rosa è sempre stata utilizzata per la tavola, come alimento e decorazione, o per profumare il corpo e la camera da letto.
I Romani la usavano per aromatizzare il vino, e Apicio consigliava petali di rosa nel confezionare un piatto di “rose con cervella, uova, vino e salsa di pesce”.
Corone di rose e viole ornavano anche la testa dei presenti ai banchetti in onore di Dionisio. Lo stesso Nerone amava così tanto questi petali che un suo amico per ottenere le sue grazie
si rovinò spendendo una fortuna sulle rose.
Nell’immaginario popolare medioevale alla rosa si attribuiva il potere di sciogliere gli incantesimi, ed era altresì un pegno d’amore il cui significato cambiava in base al suo colore;
rosso per passione e sensualità, porpora per amore travolgente, bianco per purezza mistica simile a quella della Madonna.
Come afrodisiaco le rose rosse sono eccellenti stimolatrici di due nostri sensi: la vista, grazie al colore che invita alla passione; l’olfatto, per il profumo intenso e penetrante.
Antenata delle diverse varietà coltivate è la rosa canina o rosa selvatica della quale si raccolgono petali e frutti. I primi vanno recisi anticipando la piena fioritura e fatti
essiccare rapidamente all’aria. I frutti, detti cinorrodi, si raccolgono in autunno quando la colorazione è intensa e la polpa morbida.

I principi attivi contenuti nella rosa canina sono vitamine (altissima concentrazione della C, ne possiedono più di qualsiasi altro frutto), e minerali.
Le sue proprietà terapeutiche, già conosciute nel Medioevo, la rendono efficace come astringente, diuretico, disinfettante, calmante e rinfrescante.
Dal punto di vista alimentare i petali e i frutti della rosa canina, ma anche di quasi tutte le rose selvatiche, sono adoperati per produrre marmellate, sciroppi e liquori.

Alex Revelli Sorini

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