Un primissimo avviso premonitore lo aveva lanciato Sergio Endrigo, 50 anni fa nel lontano 1974, con “Ci Vuole Un Fiore” … Per fare un tavolo ci vuole il legno… Per fare il legno ci vuole l’albero… Per fare l’albero ci vuole il seme… Per fare il seme ci vuole il frutto… Per fare il frutto ci vuole il fiore.

Oggi è allarme! I ricchi diventano sempre più ricchi sfruttando i popoli e desertificando la terra ma la loro bramosia sta scavando la fossa anche per i loro figli, i loro nipoti.

 

fRUTTETOMattia Nesto:

Per fare tutto ci vuole un fiore

Uno studio apparso sulla rivista scientifica Biorisk mette in allarme sulla scomparsa dei fiori

I Dinosauri non conoscevano i fiori. O meglio, li hanno conosciuti solo nel loro “periodo” finale, intorno al Cretaceo. Prima la Terra non era “profumata”, era soltanto verde e fronzuta, non colorata e odorosa.
Ma i fiori non sono soltanto un vezzo artistico, un corredo di scena o un semplice abbellimento di Madre Natura. I fiori sono, in un certo qual modo, un’architrave su cui si fonda l’ecosistema Terra sulla quale, volenti o nolenti, noi esseri uomini trasciniamo i nostri passi.

Una recente ricerca apparsa sulla rivista scientifica BioRisk (che si occupa appunto di emergenze ambientali, ndr) ha destato grosso stupore misto ad allarme nella comunità internazionale. Infatti i ricercatori, analizzando i dati sulla scomparsa degli insetti impollinatori, hanno previsto che entro il 2100 “il Mondo potrebbe ritrovarsi senza fiori”.
La questione quindi sta a monte. Gli insetti impollinatori, a causa della mutazioni climatiche sempre più squassanti, stanno scomparendo. Non soltanto le api (come ormai tutti noi sappiamo grazie ad una serie di articoli e saggi che negli ultimi cinque anni almeno sono stati pubblicati sull’argomento) ma anche tutti gli altri insetti impollinatori (definiti scientificamente come pronubi ovvero “trasportatori di polline”) sono a rischio di estinzione.

Miele

 

La scomparsa di questi esseri provocherebbe, sempre secondo le stime pubblicate su BioRisk, alla perdita del 50% della vitamina A consumata in specifiche aree della Terra ed a più del 15% di ferro e vitamina B.
Uno scenario da incubo se si pensa che oltre l’84% delle specie agricole presenti in Europa trae diretto “beneficio da questi insetti” e il 78% dei fiori nelle aree climatologiche temperate ha bisogno dell’attività di impollinazione.

Nel bell’articolo “2100, il mondo senza fiori” scritto da Elena Dusi ed apparso sulle colonne di “la Repubblica” di giovedì 26 febbraio , si può leggere che l’entomologo di fama mondiale Franco Frilli (docente di entomologia agraria e apicultura presso l’Università di Udine) sostenga come “Se non vi sono api o bombi (altra specie di insetto impollinatore a forte rischio estinzione, ndr) che trasferiscono il polline da un fiore all’altro, tutte le cure e le azioni sui campi possibili ed immaginabili fatte dall’uomo non servono a nulla. Il lavoro di questi insetti è così prezioso – continua il professore – che senza di esso dall’attuale 30% di fiori che si trasformano in frutti si passerebbe, nel volgere di pochi decenni, al 20% fino al 10%”.

 

 

 

Gli unici rimedi possibili per far sì che la Terra continui a profumare di vita sono quelli di un ripensamento globale e radicale delle strategie di fare agricoltura. Ovvero optare per un’agricoltura meno estensiva, con un utilizzo inferiore di pesticidi e che lasci più spazio a siepi e ai fiori selvatici, come sostengono, anche sulle colonne di “la Repubblica”, Antonio Felicioli, biologo dell’Università di Pisa e Marino Quaranta, membro del Consiglio per la ricerca in agricoltura.
siccità

 

Senza il ronzio degli amici insetti i nostri campi coltivati si ritroverebbero, “quasi dall’oggi al domani”, molto più silenziosi e miseri.

Un Mondo senza brusii sarà un mondo più povero ed affamato.

Mattia Nesto
Newsfood.com