SACCOLA, VITIGNO ANTICO E AUTOCTONO RECUPERATO – ASSAGGIO DI GIAMPIETRO COMOLLI CON ALDO LORENZONI

SACCOLA, VITIGNO ANTICO E AUTOCTONO RECUPERATO – ASSAGGIO DI GIAMPIETRO COMOLLI CON ALDO LORENZONI

 

SACCOLA 2007: ASSAGGIO ENTUSIASMANTE DI GIAMPIETRO COMOLLI CON IL DIRETTORE DEL CONSORZIO DEL SOAVE E DEL DURELLO

 

Soave, giugno 2018

Durante la degustazione annuale dei vini spumanti e bollicine metodo italiano e metodo tradizionale della zona del Lessini Durello – Monti Lessini doc, il direttore del consorzio, Aldo Lorenzoni (in foto), ci ha raccontato una storia enoica tutta italiana, quella del vino ottenuto dall’uva Saccola.

Uva Saccola

Vitigno storico e antico, autoctono della zona alta-collina (i Monti), coincidente con quella dell’uva Durella: val d’Illasi, val Tramigna, val d’Alpone, valle del Chiampo, val d’Agno e val Leogra. Un territorio noto per il mix geologico di terreni di origine vulcanica con buone quantità di detriti basaltici.

Un territorio, anticamente vitato, con terrazzamenti sulla pianura padana, mix di vitigni. Le prime notizie ufficiali e di riconoscimento ampelografico risalgono all’inizio dell’’800.  La zonazione generale svolta sui comuni del Soave ha consentito così di recuperare il vitigno Saccola, uva a bacca rossa, (molto simile al biotipo Pavana della val Sugana) e di iniziare nel 2000-2003 delle microvinificazione in purezza, anno per anno, zona x zona.

Si tratta di uve provenienti da Cogollo di Tregnago, da Badia Calavena, vigneti posti fra 200-800 m.s.l.m., coltivati un po’ a pergola, a spalliera, a pergola trentina, su terreni diversi, poco profondi e fertili ma anche di medio impasto.

La Saccola già entra in minima parte in molti vini a Igt Vigneti delle Dolomiti. La sperimentazione e le analisi genetiche sono state subito di grande aiuto e conforto favorendo la preservazione, contro la erosione genetica.

NOTA
L’Italia è il primo paese al mondo per numero riconosciuto di vitigni, circa 600, surclassando altri grandi paesi produttori come la Francia che si ferma a 270.

Difficile stabilire la vera origine del vitigno, difficile anche ipotizzare all’inizio un valore qualitativo, poiché tanti sono i vitigni minori di scarso interesse enologico. Restano testimoni di una evoluzione ampelografica, di una storia plurimillenaria attraverso i vitigni stessi, dai selvatici ai domestici.

Finalmente Lorenzoni apre due bottiglie della vendemmia 2017: diverse, acerbe, erbacee, tannini crudi, potenza, eccesso di schiettezza… ma forse il tempo amalgamerà il vino.

Ed ecco saltare fuori una bottiglia della vendemmia 2007.

Aldo Lorenzoni tentennava ad aprirla… sperava che ci accontentassimo di guardarla. Giacomo Mela mio compagno saggiamentale, prende il cavatappi! Aperta con garbo la versione di 11 anni fa, tutto il discorso cambia: un altro vino, evoluto, complesso, ricco, addirittura senza nessun segno sul vetro, nessun eccesso di volatilità, molto aggraziato, pochi polifenoli, ancora con un colore violaceo principale e accattivanti venature ramate, buoni archetti ma non lenti… profumi di foglie verdi di bosco, di rami secchi, di mirtillo rosso fresco e di lampone stramaturo, acidità evidente e molto sapido, espressione di un vino che si potrebbe definire biologico per natura, per status, per condizione difficile di coltivazione e di vinificazione.

Concordiamo che la bottiglia va tappata nuovamente, segnata, e conservata per una prossima grande degustazione!

Fa piacere scoprire – purtroppo sempre più raramente – che alcuni Consorzi di Tutela fanno un grande lavoro, il lavoro per cui sono stati concepiti dal legislatore già nel 1963, divenuti i rappresentanti istituzionale della interprofessione, eccessivamente indirizzati alla tutela di interesse di parte, dimenticando spesso che la funzione base è curare il territorio, definire le denominazioni, controllare i disciplinari, essere punto di equilibrio, essere guidati da figure terze,  trovare soluzioni tecniche e dare vita ad una “socialità” tecnico produttiva che sia evoluta ma anche rispettosa-solidale del territorio.

Mi auguro che l’esempio di Soave sia sempre più imitato.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

Giampietro Comolli
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

 

Redazione Newsfood.com
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