Teriasca di Sori, (1-2-3 giugno 2012) Liguria di Ponente

La Sagra delle acciughe di Teriasca è una piccola manifestazione ma una grande festa dei paesani che, una volta all’anno, si riuniscono in allegria.
Teriasca è una frazione di Sori, vicino a Camogli. La Sagra delle Acciughe nasce nel 2006 in onore di Paolo Bozzo, un “animatore”, un saggio giullare, della vita del paese, innamorato dei giovani, della vita, della gente e andava pazzo per i fuochi artificiali.
Ma qui non si possono fare i fuochi perchè siamo in mezzo a boschi e oliveti, arrampicati ai ripidi pendii.
Il Comitato Fuoco sotto le stelle ha optato per una sagra delle acciughe.
Per tre giorni, 20 persone diliscano quintali di acciughe fresche pescate poche ore prima nel mare di Camogli. Sono tutti abitanti o amici di Teriasca (in totale sono circa trecento i residenti) che prestano gratuitamente la loro opera, si riuniscono in allegria per questa simpatica festa e il ricavato viene utilizzato totalmente per opere di utilità della comunità di Teriasca.

Teriasca di Sori: Sagra delle acciughe – Fuoco sotto il cielo
(… avevamo pensato ad una sagra paesana nella Riviera di Levante con cena a base di pesce e finale coi fuochi artificiali… niente fuochi ma è stata una giornata indimenticabile!).

Arriviamo a Genova e poi a Sori. E’ ancora presto per il bus/navetta che fa la spola fino a notte inoltrata; la festa comincia nel tardo pomeriggio, viene a prenderci Luciano, uno degli organizzatori, e in pochi minuti ci porta a Teriasca.

Teriasca è una frazione di Sori, vicino a Camogli. La Sagra delle Acciughe nasce nel 2006 in onore di Paolo Bozzo, un “animatore”, un saggio giullare, della vita del paese, innamorato dei giovani, della vita, della gente e andava pazzo per i fuochi artificiali.
Ma qui non si possono fare i fuochi perchè siamo in mezzo a boschi e oliveti, arrampicati ai ripidi pendii.

Il comitato Fuoco sotto le stelle ha optato per una sagra delle acciughe. (…ma la dicitura “Fuoco sotto le stelle” sarebbe da eliminare perchè trae in inganno coloro che si aspettano i Fuochi artificiali).

Per tre giorni, 20 persone diliscano quintali di acciughe fresche pescate poche ore prima nel mare di Camogli. Sono tutti abitanti o amici di Teriasca (in totale sono circa trecento i residenti) che prestano gratuitamente la loro opera, si riuniscono in allegria per questa simpatica festa e il ricavato viene utilizzato totalmente  per opere di utilità della comunità di Teriasca.

Fino a poco meno di 50 anni fa, le acciughe venivano portate a piedi dalle mogli dei pescatori di Camogli con le ceste in testa. Teriasca  era collegata a Sori non con una strada ma con quattro chilometri e mezzo di mulattiera, quindi niente auto o camion; unici mezzi di trasporto: scarpe e muli.

Quando arrivavano nella frazione, mettevano giù le ceste e cominciavano a gridare:-” Pesci!…donne, pesci vivi!!”.
Erano gli unici pesci che venivano portati fin lì, e portavano gioia e festa ai “montanari” di Teriasca, pastori di capre.
Nonostante i disagi di comunicazione, anche altri personaggi arrivavano Teriasca: “mulita, mulita!!!” , che con la mola rinnovavano il filo di coltelli e forbici, … l’ombrellaio e lo “stràsee!! (raccoglitore di stracci, ma anche di pelli di coniglio o cianfrusaglie varie in cambio di 4 soldi o di una bacinella di “moplen”)

Dal 2006, ogni anno nel primo fine settimana di giugno, si ripresenta questa Sagra, semplice ma dai sapori veri:
Acciughe fresche fritte, Trofie, Bagnun …
Il Bagnun di acciughe è un piatto povero delle antiche tradizioni marinare locali: soffritto di cipolla, brodo vegetale con pomodorini e acciughe fresche diliscate. Viene mangiato con le gallette del marinaio, focaccette secche che venivano portate sulle navi dai marinai, specialmente per i loro viaggi, lunghi anche diversi mesi.

Gloria è nata a Teriasca, ha poco più di trent’anni, racconta di quando era bambina, un’infanzia semplice ma piena:-“Mi ricordo che andavo con la mia nonna al torrente a lavare i panni, o al pascolo con le capre per fare le formaggette. Spesso restavo in paese con gli altri bambini, anche senza la mia mamma, perchè a Teriasca ogni mamma era la mamma di tutti i bambini.
E le porte non erano sbarrate come oggi, bastava dire “permesso” e si entrava.
L’inverno era lungo, non c’era la televisione e nemmeno si poteva andare al cinema.

Dopo cena, ci si raccoglieva intorno al tavolo e si puliva le olive raccolte nella giornata; e qualcuno raccontava le sue storie. Quando faceva particolarmente freddo si andava a cercare un po’ di tepore nella stalla, come si faceva in tutte le famiglie contadine, come fecero duemila anni fa Maria e Giuseppe.

Era meglio allora con tanta povertà, tanta fatica e tanta ignoranza ma con tanta voglia di vivere oppure oggi, tutti acculturati, con la tecnologia in tasca, i giovani senza lavoro chiusi nelle loro cuffie senza più parlare con gli altri e senza più nessun rispetto per i genitori, per gli anziani…?

 

Con la mia video camera da turista per caso, ho chiacchierato, registrato…

 

Giuseppe Danielli