Decine di migliaia di alveari spariti in pianura padana in Italia, mentre in Svizzera dopo l’inverno caldo si è verificato un crollo del 25 per cento della popolazione di api ed in
Montana negli Stati Uniti la moria è arrivata al 75 per cento . E’ la Coldiretti a tracciare il quadro di una vera ecatombe mondiale per le api segnalata oltre che in Italia anche in 27
Stati degli Usa, in Brasile, Canada, Australia e in molti Paesi Europei come Svizzera, Germania ed Inghilterra.

Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di una situazione che mette in discussione l’equilibrio naturale globale con rischi anche per la salute e l’alimentazione che dipende per oltre un terzo
da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti, al quale proprio le api concorrono per l’80 per cento .

Prodotti come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e, colza – spiega la Coldiretti –
dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei frutti. Ma le api sono utili anche per la produzione di carne con l’azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle
colture foraggere da seme come l’erba medica ed il trifoglio fondamentali per i prati destinati agli animali da allevamento . Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme si
possono riprodurre grazie alle api come l’aglio, la carota, i cavoli e la cipolla.

Se – precisa la Coldiretti – non sarà interrotto il trend che ha portato in pochi mesi alla scomparsa solo negli Stati Uniti di un quarto degli alveari con 15 miliardi di api, le
conseguenze ambientali sarebbero disastrose perché, come diceva Albert Einstein, “se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di
vita”.

L’allarme lanciato in molte regioni dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia dimostra che la strage, definita dagli scienziati statunitensi come “Colony Collapse
Disorder” (CCD), ha effetti gravi anche in Italia dove a rischio – sostiene la Coldiretti – è una popolazione stimata in circa 50 miliardi di api in oltre 1 milione di alveari che
offrono “gratuitamente” un valore del servizio di impollinazione alle piante agricole lungo tutto lo Stivale stimato pari a 2,5 miliardi di Euro all’anno.

Secondo l’Osservatorio nazionale per la produzione del miele, l a produzione totale in Italia nel 2006 è stata di circa 14mila tonnellate grazie a 1.157.000 alveari, gestiti dai 7500
apicoltori “professionisti” e moltissimi hobbisti che hanno totalizzato un fatturato stimato in circa 25 milioni di euro . Gli italiani ne consumano circa 400 gr. all’anno a testa.

Diverse – sottolinea la Coldiretti – sono le teorie sulle cause del profondo malessere che sta colpendo le api, come l’ipotesi di una responsabilità delle onde elettromagnetiche prodotte
dai cellulari, che secondo uno studio inglese determinerebbe morie fino al 70 per cento, ma considerata depistante dagli operatori del settore.

L’anomala crescita delle segnalazioni del formarsi in questi giorni di improvvisi sciami di api nelle città per le elevate temperature è la dimostrazione della sensibilità
ai cambiamenti climatici che tuttavia – continua la Coldiretti – da soli non sono sufficienti a spiegare il fenomeno mentre cresce l’apprensione per gli eventuali effetti di contaminazioni di
organismi geneticamente modificati (Ogm) .

Una recente ricerca del “Department of Biological Sciences, Simon Fraser University” della “British Columbia“ in Canada pubblicata dall’ “Ecological Society of
America” ha evidenziato che – riferisce la Coldiretti – nei campi coltivati con colza geneticamente modificata (Ogm) si è verificata una forte riduzione del numero di api presenti
e un grave deficit nell’attività di impollinazione rispetto ai campi con colture convenzionali.

Tra i principali sospettati ci sono anche parassiti come virus o batteri sconosciuti e pesticidi che potrebbero anche agire in combinazione nell’indebolire ed uccidere le api, secondo Jeff
Pettis che coordina il lavoro di ricerca per l’USDA negli Stati Uniti. Recentemente un gruppo di ricercatori americani del Edgewood Chemical Biological Center (ECBC) e dell’ Università
di California, San Francisco ha individuato un virus e un parassita che potrebbero essere i responsabili della morte di intere colonie di api in Europa e nel Nord America. I ricercatori hanno
usato una nuova tecnologia chiamata Integrated Virus Detection System (IVDS) un sistema integrato di rilevazione dei virus, progettato per usi militari con lo scopo di visualizzare rapidamente
campioni di agenti patogeni.

Di fronte a questo scenario la Coldiretti ha individuato alcuni interventi prioritari per rimuovere le cause eventuali della strage che mettono a rischio la salute, la qualità,
l’alimentazione e ambiente. Occorre – sostiene la Coldiretti – una verifica scientifica immediata di tutti i principi attivi sospetti al fine di una loro sospensione cautelativa al pari di
quanto è avvenuto in altri Paesi come in Francia dove è stato tolto dal commercio un conciante aggiunto direttamente nelle sementi prima che queste vengano acquistate dagli
agricoltori . Ma è anche necessario – continua la Coldiretti – bloccare immediatamente qualsiasi forma di sperimentazione di colture Ogm in campo a partire dai nove protocolli firmati
dal Ministero delle Politiche Agricole con Assobiotech per vino, olio , pomodoro e altre importanti colture mediterranee che rischiano di inquinare in modo irreversibile l’ambiente.

Di questo – conclude la Coldiretti – si parlerà alla Conferenza Stampa di presentazione della giornata nazionale “Mangiasano” promossa da Verdi Ambiente e Società
domani, martedì 22 maggio alle ore 11.00 a Roma , nella sala stampa del Senato, presso Palazzo Madama.

IL LAVORO DELLE API

• Concorrono per l’80 per cento al lavoro di impollinazione;

• L’alimentazione dipende per un terzo da coltivazioni impollinate attraverso lavoro insetti;

• 50 miliardi di api presenti in Italia in oltre 1 milione di alveari;

• L’ impollinazione delle colture in Italia ha un valore stimato in 2,5 miliardi di Euro all’anno;

• In Italia nel 2006 è stata di circa 14mila tonnellate grazie a 1.157.000 alveari, gestiti dai 7500 apicoltori “professionisti che hanno totalizzato un fatturato stimato in
circa 25 milioni di euro;

• Gli italiani consumano circa 400 grammi all’anno a testa

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

www.coldiretti.it