L’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei prodotti biologici e con l’azzeramento della soglia di contaminazione da Organismi geneticamente Modificati (Ogm) sono un successo per il Made
in Italy che detiene la leadership europea nella produzione biologica. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente l’approvazione in seduta plenaria da parte del Parlamento
Europeo della relazione di Marie Helen Aubert che propone una serie di modifiche al regolamento comunitario sulla produzione biologica.

Il Parlamento chiede correttamente – sottolinea la Coldiretti – una normativa più stringente riguardo alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici, in particolare per
evitare le contaminazioni da OGM, la cui presenza accidentale e inevitabile non dovrebbe superare lo 0,1%, ma sono anche sollecitate maggiore attenzione alle varietà locali,
l’indicazione del luogo d’origine in etichetta e una vigilanza rafforzata. La decisione dell’assise di Strasburgo – afferma la Coldiretti – è in linea con la campagna della Coldiretti e
di Slow Food per sostenere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti e impedire che vengano spacciati come nazionali produzioni provenienti da altri Paesi. Un rischio
concreto per il biologico dove sono in aumento le importazioni da paesi extracomunitari come la Cina dove in un anno è aumentata di undici volte ( 1057 per cento) la produzione biologica
con la conquista del secondo posto a livello mondiale con una superficie coltivata bio di oltre tre volte superiore a quella in Italia che, scalzata dal podio occupato lo scorso anno, scende al
quarto posto ma consolida però la leadership europea.

Il fatto che secondo un sondaggio condotto sul sito http://www.coldiretti.it/più di due italiani su tre (68 per cento) acquisterebbero più alimenti biologici se fossero garantiti
dall’origine “Made in Italy” dei prodotti in vendita dimostra che per sostenere il settore bisogna puntare sulla trasparenza dell’informazione ai consumatori. Ma il voto
dell’Europarlamento risponde anche alla crescente opposizione agli Organismi Geneticamente Modificati in Italia, Europa e nel resto del Mondo e trova pieno apprezzamento della Coldiretti che
afferma il proprio no al biotech nel cibo sulla base dell’indagine Coldiretti-ISPO 2006 su “Opinioni degli Italiani sull’alimentazione” in base alla quale se l’agricoltura biologica
fosse contaminata da organismi geneticamente modificati (Ogm) si verificherebbe un crollo del 60 per cento nei consumi per una crisi di fiducia nei confronti di alimenti scelti e pagati con un
differenziale di prezzo proprio perché garantiscono sicurezza e naturalità nel metodo di produzione. Il settore dei prodotti biologici in Italia realizza un fatturato complessivo
stimato pari a 1 ,5 miliardi di Euro. L’Italia, quarto produttore mondiale e primo nella UE, con un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio dell’Unione, ha la
responsabilità – continua la Coldiretti – di svolgere un ruolo di avanguardia a livello comunitario per difendere il settore dai rischi concreti di perdita di credibilità e
mercati. Peraltro, ha la leadership nel Vecchio Continente e aumenta del 12 per cento i terreni coltivati che superano il milione di ettari ( 1.067.101,66 ettari ) e del 22 per cento il numero
di imprese agricole coinvolte (49.859).

I principali orientamenti produttivi – sottolinea Coldiretti – interessano foraggi, prati e pascoli, e cereali, che nel loro insieme rappresentano oltre il 70 per cento circa della superficie
ad agricoltura biologica mentre seguono, nell’ ordine, le coltivazioni arboree (olivo, vite, agrumi, frutta) e le colture industriali. Per le produzioni animali – conclude la Coldiretti –
risultano allevati con metodo biologico 222.516 bovini da latte e carne, 825.274 ovi-caprini, 977.537 polli, 31.338 suini, 1.293, conigli e 72.241 alveari di api.

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