Salviamo il Pianeta Terra: incontri ravvicinati al Salone del Gusto

Salviamo il Pianeta Terra: incontri ravvicinati al Salone del Gusto

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Incontri ravvicinati con chi lotta al grido di: salviamo il Pianeta Terra

Testo e foto: Maurizio Ceccaioni

Anche se apparentemente tutte queste Fiere dell’enogastronomia possono sembrare uguali, c’è una linea di demarcazione netta tra Terra Madre Salone del Gusto e altre prestigiose iniziative come Vinitaly o Cibus, solo per fare un esempio. Perché qui dietro c’è un’associazione che con le sue iniziative e tanta determinazione, ha coinvolto direttamente o indirettamente milioni di persone a livello globale. Gente che si è messa in testa di salvare il nostro Pianeta o, quantomeno, cercare di farlo durare il più a lungo possibile.

 

Rappresentanti del presidio Slow Food dello stato amazzonico di Santa Catarina (Brasile)

Tra i vari progetti che stanno vedendo la luce grazie a Slow Food, oggi alla ribalta è il raggiungimento dei 17 SDGs delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals).

Obiettivi previsti nella cosiddetta Agenda 2030, che è «un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU’».

Ma c’è pure quello denominato ‘Slow Food-CE*’, un progetto europeo per la promozione del patrimonio alimentare e gastronomico, che parte con cinque azioni pilota nelle città di Cracovia (Polonia), Dubrovnik (Croazia), Kecskemét (Ungheria), Venezia (Italia) e Brno (Repubblica Ceca).

Mirtilli e prugne secche da Riga capitale della Lettonia

Valorizzazione di eccellenze come quelle che ti trovi davanti lungo i padiglioni affollati del Lingotto, dove accanto allo stand della Mortadella di Campotosto, troviamo due giovani rappresentanti dell’Associazione Vino Cotto d’Abruzzo, altro presidio Slow Food di questa regione, colpita in pochi anni da due terremoti.
Un prodotto con origini che si perdono nel tempo. Ma non va confuso con il ‘Vincotto’ pugliese, simile ma non uguale. Tra le produzioni tipiche in Abruzzo e Marche, il Vino Cotto è stato inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), del Mipaaf.

In giro vedi corolle di peperoncini calabresi, le carnose Alacce salate di Lampedusa, Amaretti morbidi piemontesi e prodotti conservati, con specialità provenienti da tutto il Paese, come le confetture di ‘Cipolla Paglina di Castrofilippo’, che grazie al forte gusto dolce, si abbina molto bene con formaggi molto stagionati, vari tipi di carni saporite, come salumi, cacciagione o carne di maiale.

Pasta di Gragnano lavorata con trafila di bronzo

A Terra Madre Salone del Gusto, si trova proprio di tutto e non poteva certo passare inosservata nel padiglione della Campania, una signora che preparava i fusilli al ferretto, con impasto di semola di grano duro lavorata con trafila di bronzo, presso lo stand della Pasta di Gragnano Igp

C’è da perdere la testa, guardandoti attorno, solo a pensare alle potenzialità inespresse o sottovalutate del nostro Paese, dove c’è ancora gente con la voglia di portare avanti tradizioni che stanno scomparendo, e il lavoro è artigianale lo vedi produrre davanti ai tuoi occhi, con le stesse metodologie e la passione di una volta.

Contadini e artigiani, come Andrea Giaccone, artigiano del legno di Pamparato, piccolo paese in provincia di Cuneo. Uno che con le mani fa vere opere d’arte usando come materia prima quanto ci offre la natura, come i legni duri delle sue parti. Dietro di lui, mentre incide un tagliere con sgobba e mazzuolo, alcune delle sue creazioni: taglieri, attrezzi da cucina, mortai, spianatoie. Tutti rigidamente intagliati a mano con metodi tradizionali che stanno scomparendo pure tra le sue montagne.

Andrea Giaccone artigiano del legno

Ma è all’Oval, poco distante, che sono concentrate le eccellenze di tutto il mondo, con i presidi di Slow Food International. Trovi le eccellenze della Slovenia, come quelle della Croazia, i sapori della Spagna e lo Zafferano dell’Afganistan. Sapori di tutti i continenti che si mischiano ai colori e profumi che avvolgono l’Oval.

Come quelli provenienti dalla grande mensa che sforna pasti caldi a ripetizione, o i banchetti del food street appena fuori.

Odori come l’aglio affumicato prodotto a Berlino in modo tradizionale dal pittoresco Detlef Werne, con la lenta affumicatura con legno di faggio. Un personaggio che non puoi non vedere e sentire, con quella grande barba bianca alla Hemingway, i colori sgargianti del suo stand e la campana da barca, che richiama l’attenzione dei visitatori.

Detlef Werner il re dell’Aglio affumicato

Nel padiglione dell’Africa, un ragazzo e una ragazza presentano vari tipi di farine per il cous cous prodotte in Costa d’Avorio. Come quella bianca di manioca (o yuca) un tubero originari dell’America Latina, ricco di carboidrati, calcio e vitamine, basilare nella dieta di molte popolazioni più povere.

S’incontrano le donne e i prodotti della comunità Hua-tung a Taiwan, quelli dell’Uzbekistan e del Tajikistan. L’ottimo riso con carne di maiale, pollo e salsa di soia, gustato nello stand delle Filippine e il classico baccalà norvegese.

Baccalà norvegese

Sempre parlando di gastronomia tedesca, non potevano mancare i panini con Bratwurst, tipica salsiccia grigliata, fatta con carne bovina o di maiale condita con senape dolce, accompagnata da un boccale di birra. Tutto al modico prezzo di 9 euro.
Senape che non dovrebbe essere però quella di Antonia’s Mosterd, più classica, dal gusto molto forte, nata dalla tradizione gastronomica olandese, come pure la mostarda che producono.

Salse spesso ritenute la stessa cosa, ma che – pur avendo in comune molti ingredienti – differiscono per preparazione, aspetto e sapore (www.antonia-mosterd.nl).

I simpatici rappresentanti olandesi nello stand della Senape di Antonia

Tante le comunità umane rappresentate in uno spazio relativamente piccolo come quello del Lingotto, di cui si vorrebbe parlare, ma per motivi di spazio, rimangono fuori da queste pagine con le loro storie e le foto sorridenti, come quella del Perù, Messico, Borneo.

Meglio va per le donne e gli oggetti dell’artigianato dell’arcipelago di Kerkennah in Tunisia, coi loro abiti caratteristici a mostrare la vitalità di un popolo che, nonostante le vicissitudini di questi ultimi anni, non ha mai abbassato la testa.

Donne e oggetti dell’artigianato dell’arcipelago di Kerkennah in Tunisia

Incontri ravvicinati nello stand del Consorzio Parmigiano Reggiano

Se ci sono posti dove è facile incontrare amici e colleghi, politici e personaggi famosi, magari presenti come volontari e testimonial di Slow Food, sono proprio questi come Terra Madre Salone del Gusto. Luoghi di aggregazione collettiva dove talvolta si fanno proprio incontri inaspettati, come quando presso lo stand del Parmigiano Reggiano abbiamo incontrato Vienna Cammarota.
Per chi non la conoscesse, Vienna è una “gironzolona” che a piedi ha macinato molte migliaia di chilometri in giro per il mondo e – non ultimo – il lungo tragitto solitario a piedi sulle orme di Goethe, da Karlovy Vary nella Boemia occidentale (Repubblica Ceca), in Sicilia. Un viaggio a tappe durato oltre 5 mesi, durante il quale ha superato difficoltà improvvise, controversie del tempo e la solitudine.

Tutte superate grazie al suo carattere forte e alla vicinanza di tantissime persone che hanno seguito sui social il suo viaggio.

Vienna Cammarota presso lo stand del Parmigiano Reggiano con Giuseppe Danielli

Non è il caso che ha portato questa guida ambientale campana – presente lì come volontaria di slow food, davanti allo stand del Consorzio Parmigiano Reggiano. Perché questo formaggio a pasta dura è da sempre parte importante della sua alimentazione per tutto il tempo, assieme a frutta secca e acqua.

«Sto seriamente pensando a rifare il viaggio di Marco Polo sulle vie della seta – confessa con emozione – anche se le difficoltà previste saranno sicuramente inferiori a quelle impreviste, dovendo attraversare molti Paesi, spesso con qualche problema di gestione politica. Ma sono fiduciosa».

Noi glielo auguriamo, sperando che il Consorzio del Parmigiano Reggiano si proponga di sponsorizzare questa impresa, guardandola come il suo portabandiera verso il mercato asiatico.

Testo e foto:
Maurizio Ceccaioni
Newsfood.com

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Comment ( 1 )
  1. gianni tirelli
    10 ottobre 2018 at 6:51 pm

    UN BLACKOUT DI 50 ANNI PER SALVARE IL PIANETA

    Immaginate dei banditi che decidono di rapinare una banca ma sottraggono solo una parte di tutto il denaro contenuto nei caveaux per evitare il fallimento dell’istituto di credito!
    Un’ipotesi inimmaginabile per chiunque.
    La medesima assurdità si consuma fra le ipocrite intenzioni ascritte a tutte quelle conferenze sul clima, dove i vari attori in rappresentanza dei vari stati del mondo, si assumono l’impegno di limitare le emissioni di CO2 nell’atmosfera per scongiurare il collasso del pianeta.
    In verità, nessun buon proposito sarà mai onorato, ma tutto si riduce ad una grottesca pagliacciata globale e a stomachevole presa per il culo, dove la finzione e la menzogna mediatica condivisa, si prefiggono lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica da una possibile catastrofe umanitaria e ambientale.
    Oggi non c’è più un attimo da perdere! Dobbiamo fermare il mondo se davvero intendiamo sopravvivere all’imminente collasso del pianeta e conseguente implosione del Sistema Bestia. Dobbiamo chiudere tutte le fabbriche disseminate come cancri sull’epidermide del pianeta, spegnere ogni attività industriale, ogni motore, macchinario e mezzo di trasporto, in una sorta di Blackout totale, lungo 50 anni; un “Fermo Biologico”, per dare al pianeta Terra l’ultima possibilità di rigenerarsi, di sintetizzare i miliardi di tonnellate di veleni tossici che l’uomo di questo secolo dissennato ha riversato nelle acque, nell’aria e sul territorio.
    Dobbiamo staccare la spina!
    Questo è il solo e unico modo per salvare l’umanità dall’estinzione certa.
    Nei primi 5 anni si dovrà procedere alla distribuzione delle terre alle famiglie e gruppi di persone, che dovranno coltivarle in autonomia con la sola forza delle braccia, e attingendo risorse dalla loro forza di volontà, dalla capacità organizzativa e di adattamento.
    Parallelamente, una parte degli individui, verrà occupata dentro un processo di bonifica dei territori devastarti dallo sterco industriale, all’insegna di una ritrovata solidarietà che si farà ragione e fine di ogni azione umana volta alla sopravvivenza.
    E se ci troveremo impreparati ad affrontare i prossimi eventi, le possibilità di sopravvivere, sono quasi nulle. Tornare indietro, è dunque il percorso più praticabile e meno utopico, contrariamente del perseverare in questa direzione.?
    Oggi il futuro è nel passato, e solo attraverso un radicale intervento di riconversione del Sistema Bestia in umanità fattiva, potremo limitare i danni di una tragedia annunciata dai contorni apocalittici.?

    Gianni Tirelli

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