Raggiunto l’accordo tra Aran e sindacati per il rinnovo del contratto dei dipendenti della sanità pubblica, il documento, che interessa un bacino di circa 575 mila lavoratori –
costituito da infermieri, tecnici e personale amministrativo – stabilisce un aumento salariale medio di 103 euro mensili.

Inserite anche una serie di norme a tutela della trasparenza del settore: in particolare, si prevede la possibilità di licenziamento per i reati di corruzione, concussione e peculato in
caso di procedimento penale con di arresto in flagranza confermato dal gip.

L’accordo è stato salutato con soddisfazione dal Ministro della Salute Livia Turco. «La firma di un contratto è sempre importante – ha commentato- perché sancisce
intesa, convergenza e condivisione sui diritti e i doveri di lavoratori e datori di lavoro. Nel caso del contratto del comparto sanità tutto ciò ha ancora più importanza,
perché il settore interessato è quello della tutela della salute di tutti gli italiani. Con il contratto nazionale delle centinaia di migliaia di operatori del Ssn si ha infatti
la certezza di un accordo a garanzia delle loro prerogative professionali che si traduce in garanzia di qualità e competenza da parte di chi opera al servizio della salute pubblica. Per
una sanità migliore, con le stesse regole e le stesse caratteristiche in tutta Italia. Mi auguro – ha concluso il ministro – che ora, in tempi strettissimi, si raggiunga lo stesso
risultato per la dirigenza del Servizio sanitario nazionale e per il rinnovo delle convenzioni mediche».

Commenti positivi anche da Luigi Nicolais, Ministro delle riforme e innovazioni nella pubblica amministrazione, che sottolinea come il contratto recepisca «quanto già fatto anche
in altri comparti del pubblico impiego, come quello delle agenzie fiscali e delle Regioni e autonomie locali:un corpo di norme coerenti con la direttiva recentemente emanata sui ‘principi di
valutazione dei comportamenti nelle pubbliche amministrazioni responsabilità disciplinare’». Misure, queste, finalizzate a garantire non il semplice ossequio alle prescrizioni
contrattuali, «ma una completa adesione ai valori che sormontano l’azione delle pubbliche amministrazioni».