Saranno i dialetti a garantire la tipicità del vero Made in Italy?

Saranno i dialetti a garantire la tipicità del vero Made in Italy?

Qualche tempo fa il Ministro Luca Zaia: -“… Lancio quindi un appello a tutti i produttori, grandi e piccoli, perché inseriscano in etichetta il nome nella lingua madre accanto a quello in italiano. In questo modo i consumatori, che già conoscono la filosofia del chilometro zero e che vogliono comprare la tipicità, potranno trovare ovunque, nei supermercati, nei mercati e sulle bancarelle, un pezzo di storia del loro territorio.”-

Così il ministro (ora candidato alla presidenza della Regione Veneto) ha  presentato l’iniziativa e noi,  sperando che ci perdoni e, considerato che tra poche ore finirà il 2009 ed abbiamo voglia di scherzare un po’, commentiamo in allegria, in attesa del Nuovo Anno.

Ma perchè limitarsi al solo nome del prodotto? Ecco come potrebbe diventare l’etichetta del panettone:

Panettone
Ingredienti:
farina di frumento, zucchero, uova, burro, uova, uvetta, scorze di agrumi candite, lievito naturale, sale.

Peso netto:
Da consumarsi preferibilmente entro:
Lotto:
Conservare in luogo fresco ed asciutto
Prima del consumo scaldare leggermente il prodotto

Panetun
Cusa l’é che ghé denter:
farina de furment, sücher, oeuv, büter, üghèta, scorsa de limun candida, lievit, sal.

Quant’é ch’el pesa:
L’é mej magnal prima del:
Fabricaa istess ai alter che se ciamen:
Tegnil int’un sit fresc e minga ümid
Prima de tajal scaldel un pu

Scherzi a parte, ci spiace notare che, ancora una volta, il Ministro Zaia caratterizzi le sue iniziative (forse perchè anche lui ha dei dubbi sull’accoglienza che riserverebbero loro i produttori ed i consumatori) con l’obbligatorietà: non opportunità, quindi, ma obbligo.

Scrive, ad esempio, Vincenzo Donvito, presidente ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori):

“Che ci siano dei produttori che per meglio specificare il proprio prodotto usano termini dialettali, non e’ una novita’: ovunque si trovano freselle e malloreddus (come li chiamano a Cagliari, mentre a Sassari gli identici gnocchetti li chiamano cicciònese… chissa’ quale dovrebbe essere obbligatorio…)…Ognuno e’ libero e valuta alla bisogna. Altro e’ cio’ che ha intenzione di fare il ministro Zaia, cioe’ l’obbligatorieta’: cioe’ tutti i produttori sono condannati o ad investire milioni sui propri marchi o ad essere aziende con mercati limitati. La tomba dell’economia!”

D’altra parte, anche le “lingue madri” la pensano allo stesso modo: cara el me Minister, a Milan se dis “i rob per forsa valen una scorsa” (e mi penso che anca a Treviso i dise cussi, xe vero sior Ministro?).

Per ulteriori informazioni:

Etichette alimentari in dialetto e italiano? La tomba dell’economia!

L’Italia dei dialetti? Ma se non sappiamo parlare e scrivere
e non conosciamo l’inglese…

Lengua veneta, Zaia: No son drio difender un dialeto, ma ‘na lengua
viva

Origine dei prodotti in etichetta: opportunità e non obbligo

Dott. Alfredo Clerici
Tecnologo Alimentare

Newsfood.com

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