ROMA – Secondo un rapporto pubblicato oggi dalla FAO e dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM), dall’inizio del prossimo anno quattro milioni di persone
nello Zimbabwe avranno bisogno di assistenza alimentare, a causa della scarsità del raccolto e dell’aggravarsi della crisi economica.

A causa del mancato raccolto nelle province meridionali e all’aumento della povertà sia nelle aree rurali che in quelle urbane, circa 2,1 milioni di persone si troveranno con poco
cibo a disposizione già dalla seconda metà di quest’anno. Il numero delle persone a rischio raggiungerà i 4,1 milioni nei primi tre mesi del 2008. Si tratta di oltre
un terzo della popolazione dello Zimbabwe, stimata in 11,8 milioni di persone.

Si prevede che 352.000 tonnellate di cereali e 90.000 tonnellate di altri beni per l’assistenza alimentare saranno necessari per rispondere ai bisogni alimentari di base, secondo il
rapporto pubblicato a seguito della Missione di Verifica dei Rifornimenti di Cibo e del Raccolto (CFSAM), effettuata congiuntamente dalle due agenzie delle Nazioni Unite, dal 25 aprile al 18
maggio in Zimbabwe.

“Non solo la siccità ha rovinato il raccolto in molte zone ma la produzione complessiva dello Zimbabwe ha risentito anche delle conseguenze derivanti dall’insufficienza di
fertilizzanti, carburante e trattori, e dal fatiscente sistema d’irrigazione del paese”, ha detto Henri Josserand, a capo del Sistema di Preallarme e informazione Globale della FAO.

“Ancora più importante è stato l’effetto dei prezzi non remunerativi fissati dal governo che hanno scoraggiato molti agricoltori dal produrre surplus di cereali da
vendere”.

Questi fattori hanno portato a una diminuzione del sei per cento della terra coltivata a cereali, rispetto all’anno scorso, e a una riduzione sostanziale della produzione media per
ettaro. Complessivamente, la missione ha stimato che il raccolto nell’aprile e maggio 2007, nello Zimbabwe, ha prodotto solo 925.000 tonnellate di cereali, incluse 799.000 tonnellate di
granturco e 126.000 tonnellate di sorgo e miglio, con una diminuzione del 44 per cento rispetto alla produzione stimata ufficiale dello scorso anno.

Le province più gravemente colpite sono Matabeleland Sud, Matabeleland Nord e Midlands, dove molte famiglie non potranno contare su alcun raccolto e che potrebbero rimanere senza cibo
già agli inizi di luglio. Anche il raccolto dei cereali nelle zone di Manicaland e Masvingo si è dimezzato rispetto all’anno scorso.

“L’incombente crisi alimentare nello Zimbabwe è dovuta principalmente ad un raccolto scarso i cui effetti sono aggravati dal declino economico senza precedenti del paese, dal
tasso altissimo di disoccupazione, e dall’impatto dell’HIV/AIDS”, ha detto Amir Abdulla, Direttore Regionale del PAM per l’Africa australe.

“L’iperinflazione, che attualmente ha raggiunto un tasso di circa 3.700 per cento su base annua, e il crollo del valore del dollaro dello Zimbabwe hanno drasticamente ridotto il
potere d’acquisto della popolazione, limitando di molto le possibilità delle persone con basso o medio reddito ad acquistare i beni alimentari, soprattutto nelle aree
urbane”, ha aggiunto Kisan Gunjal, a capo della missione CFSAM.

Il rapporto valuta che circa un milione di persone dei centri urbani avrà a disposizione poco cibo nei prossimi mesi e potrebbe aver bisogno di assistenza alimentare. Tuttavia, queste
previsioni hanno bisogno di ulteriori verifiche.

Considerando il raccolto del prossimo ottobre e le attuali riserve, il rapporto stima che i cereali prodotti nel paese e disponibili ammonteranno a circa 1,29 milioni di tonnellate, a fronte di
un fabbisogno nazionale complessivo di 2,34 milioni di tonnellate. Ciò significa che bisognerà importare un milione di tonnellate di cereali.

Il governo ha già stipulato contratti per l’importazione di 400.000 tonnellate di mais dal Malawi e prevede di importare ulteriori 239.000 tonnellate di frumento e riso, nonostante
la scarsità di riserve in valuta straniera. Inoltre, si stima che 61.000 tonnellate di granturco possano essere acquistate nel paese attraverso il commercio informale transfrontaliero e
le rimesse in natura, in particolare dal Sudafrica. Ciò implicherebbe che l’aiuto alimentare dovrebbe coprire 352.000 tonnellate di cereali mancanti.

Assieme all’appello per una concreta assistenza alimentare il rapporto raccomanda di migliorare il raccolto del prossimo anno e la catena di rifornimenti alimentare all’interno del
paese. Ciò dovrebbe implicare la fornitura tempestiva e adeguata di sementi e fertilizzanti di buona qualità agli agricoltori prima della prossima stagione del raccolto. Il
rapporto sollecita, altresì, il governo e la comunità internazionale a lavorare assieme per migliorare la sicurezza alimentare investendo nella meccanizzazione del lavoro agricolo
e nelle infrastrutture, incluse la fornitura di trattori e la riabilitazione del sistema di irrigazione.

In conclusione, il rapporto sostiene l’obiettivo recentemente annunciato dal governo di aprire all’economia di mercato. Tra le misure specifiche da introdurre ci potrebbe essere una
verifica dei meccanismi di controllo dei prezzi alla produzione consentendo il libero movimento delle granaglie all’interno del paese, togliendo il divieto di importazione al settore
privato e le restrizioni al commercio transfrontaliero.

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