In Italia sono 1017 i commercianti sono stati costretti a chiudere bottega negli ultimi mesi, l’Agenzia delle entrate e la Guardia di Finanza, dal mese di Novembre 2006 alla fine del 2007,
hanno messo sotto lette d’ingrandimento circa 180mila attività commerciali e sette attività su dieci hanno dovuto abbassare le serrande per mancata emissione di scontrino e
ricevuta fiscale.

Più di 125mila, ossia il 69 per cento del totale di quelle tenute sotto controllo dal Fisco, sono le attività pizzicate a non emettere scontrini.

Fra le regioni più indisciplinate, la Sicilia è quella col numero più alto di attività chiuse (123), al secondo posto il Veneto con 117 serrande abbassate e a
seguire il Lazio con 90 esercizi chiusi. La Valle D’Aosta si è dimostrata invece una fra le regioni più virtuose con solo un provvedimento di chiusura su 276 violazioni accertate.
A Firenze un ristorante molto conosciuto è stato chiuso per 12 giorni dopo 24 violazioni accertate, a Genova, invece, un grande parcheggio ha chiuso per 9 giorni dopo 165 controlli che
ne avevano accertato le «dimenticanze».

Le numerose attività che hanno dovuto chiudere i battenti per non aver emesso per tre o più volte lo scontrino fiscale, hanno portato effetti positivi a lungo termine, infatti,
dopo i numerosi controlli e le procedure di chiusura avviate, è stato registrato più del 20 per cento di incassi in più per diverse attività.

Tra gli esercizi commerciali con la cattiva abitudine della mancata emissione, risulta che i negozi di abbigliamento siano quelli col più alto numero di violazioni, a seguire bar e
caffè, ristoranti e pizzerie e subito dopo le panetterie.

Con la nuova Finanziaria, la normativa che riguardava questa problematica, è stata modificata portando da tre a quattro il numero delle violazioni da accertare in giorni diversi e ha
inoltre eliminato la gogna fiscale, che prevedeva l’affissione di un cartello sulla saracinesca con il motivo della chiusura dell’attività commerciale.

Il deputato del Partito Democratico, Maria Maiola Leddi, membro della commissione Finanze, sostiene che la causa principale di questo problema è che l’Italia è uno degli ultimi
paesi in cui si paga ancora in contanti 9 volte su 10. «Siamo l’ultimo Paese europeo nell’uso degli strumenti elettronici come carte di credito o bancomat. Questa abitudine – continua
Leddi – oltre a produrre degli alti costi per le banche, favorisce l’evasione fiscale. E’ il momento dunque di incoraggiare la moneta elettronica. Per farlo, bisogna diminuire le commissioni
che il compratore e il negoziante devono versare quando si usa una normale carta di credito».