Se il grana padano arriva dagli indiani

Se il grana padano arriva dagli indiani

Come dice il nome, il grana padano è un prodotto tipicamente italiano, nato, cresciuto ed amato nelle regioni padane.

Eppure, oggi il formaggio deve la sua sopravvivenza ai lavoratori immigrati, specialmente Sikh, estremamente presenti, nella catena di lavorazione.

Questo l’argomento di un articolo del New York Times, ritenuto meritevole della prima pagina del “International Herald Tribune”, sorta di vetrina internazionale del fratello maggiore.

I giornalisti danno il via alla loro tesi con una notazione burocratica. L’elenco telefonico della provincia di Cremona ha come cognomi più frequenti sia i tradizionali Ferrari e Galli
che il forestiero Singh, tipico dei Sikh provenienti dal Punjab. Proprio loro hanno sostituito gli italiani in un settore (la cura del bestiame) abbandonato dai locali perché percepito
faticoso e poco gratificante. Arrivati per la prima volta 20 anni fa, gli immigrati sikh oggi forniscono il 30% della presenza umana indispensabile al sistema.

E raccolgono diversi consensi.

Come quello del sindaco lombardo Dalido Malaggi: “Hanno salvato un economia che sarebbe stata gettata alle ortiche perché i nostri giovani non vogliono più lavorare con le
mucche”. Malaggi è Primo Cittadino di Pessina Cremonese, comune che ha recentemente inaugurato il più grande tempio Sikh d’Europa, testimonianza del numero (e del peso politico)
della comunità.

Meno diretto ma lo stesso chiaro Simone Solfanelli, presidente della Coldiretti Cremona: “Non saprei dire se senza gli indiani si rischierebbe davvero uno stop, ma di certo le difficoltà
sarebbero notevoli”.

Se allora la conclusione del Times è esagerata (” Sono i contadini indiani a far scorrere il latte italiano”) non lo è riconoscere il peso dei curatori di bovini venuti da
lontano.

FONTE: Elisabetta Povoledo, “In Italian Heartland, Indians Keep the Cheese Coming”, NYTimes.com, 8/09/011

Matteo Clerici

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