La decadenza del dipendente pubblico dall’impiego per una assenza ingiustificata prolungata per piu’ di 15 giorni puo’ essere disposta solo se l’assenza e’ determinata da un consapevole
comportamento volontario del lavoratore. Nel caso sottoposto all’esame del Tribunale del lavoro, un insegnante, dichiarato decaduto dall’impiego per assenza ingiustificata durata piu’
di due settimane, aveva chiesto la reintegrazione nel posto di lavoro dimostrando che, in base ad accertamenti psichiatrici, il suo comportamento era stato determinato da un disturbo
che gli aveva impedito temporaneamente di effettuare un corretto esame della realta’.
  In sostanza, secondo i medici, il dipendente si era trovato in condizioni simili a quello di un incapace naturale. In base a queste certificazioni, il Tribunale ha ritenuto
legittima la richiesta di reintegrazione nel posto di lavoro perche’ l’assenza ingiustificata non era ricollegabile ad una specifica volonta’ del lavoratore. Per di piu’, la
reintegrazione deve avvenire anche se il dipendente, in base al disturbo da cui e’ stato affetto, risulta temporaneamente inidoneo all’insegnamento e allo svolgimento di altre attivita’
amministrative o di supporto alla didattica. Non e’ quindi giustificato – ha proseguito il Tribunale – neanche il licenziamento, che era stato disposto dal dirigente scolastico, per
inidoneita’ al servizio, perche’ questo provvedimento, che ha carattere definitivo, puo’ essere adottato solo dopo una specifica procedura e solo come estrema ratio dopo che sia stata
definitivamente accertata l’impossibilita’ per l’insegnante di essere adibito a mansioni diverse