Firenze – Quando sono nati gli attuali sei ambiti ottimali per la gestione del ciclo dell’acqua, più comunemente noti come Ato, la Regione ha disegnato un vestito per un
ragazzo che nel tempo è cresciuto. Il ragazzo è cambiato, ma il vestito è rimasto lo stesso.

Quanto alle comunità montane, non è tagliando le indennità dei consiglieri che si risparmiano soldi: il problema, semmai, è quello di non avere tanti amministratori
quanti dipendenti. Occorre semplificare, ma anche rafforzare il loro ruolo di unioni di Comuni: affermare dunque la centralità dei Comuni, pensare ad un nuovo ruolo per le
Comunità montane, valorizzare le aggregazione dei Comuni, attuare una semplificazione complessiva del sistema.

Sono alcune delle considerazioni che l’assessore alle riforme istituzionali della Regione Toscana ha affidato oggi alla platea e ai relatori del dibattito «Il nuovo disegno istituzionale
per l’articolazione dei servizi sul territorio», organizzato a Firenze dal Consiglio delle autonomie. Al centro delle discussione, inevitabilmente, i destini e la proposta di legge sui
servizi pubblici locali.

Per l’assessore regionale è necessario andare avanti sulla strada delle riforme imboccate, nonostante le resistenze al cambiamento di soggetti innovatori quando parlano di altri e
conservatori quando guardano a loro stessi. Crescere in dimensione e raggiungere una scala industriale vuol dire mettere in campo nuove competenze e conoscenze. La scelta di un Ato unico
regionale non è dunque casuale. La dimensione auspicabile, per l’assessore, è quella capace di attuare un controllo che sia efficace ma che lo rimanga anche nel tempo: in vista
pure del fatto che l’Europa potrebbe un domani imporre di agire attraverso gare per l’affidamento del servizio. Se cresciamo e cambiamo, è il ragionamento, a beneficiarne sarà il
cittadino. E la discussione al centro della legge regionale sui servizi pubblici non è la disputa tra pubblico e privato, ma il cittadino e i servizi che gli vengono offerti.

Walter Fortini