Firenze – La maggioranza non è a rischio, la giunta ha fatto una proposta, a cui seguirà in Consiglio regionale un dibattito aperto, ma non c’è nessun
scricchiolio, risponde ai giornalisti il presidente della Toscana, che confida di dormire per adesso sonni tranquilli, all’inizio della conferenza stampa aveva del resto spiegato che
l’astensione ieri in giunta, sulla proposta di legge sui servizi pubblici locali, dei tre assessori provenienti dalle fila della Sinistra Arcobaleno ha riguardato solo un articolo: quello sulla
gestione del servizio idrico.

Gestore unico per l’unico Ato regionale, c’è scritto nella proposta di legge. Gestione unitaria, avrebbero preferito i tre assessori. Ma gestione unitaria, chiarisce il presidente della
Toscana, era una formula troppo vaga che avrebbe potuto voler dire tutto ed il contrario di tutto. Invece la convinzione della maggioranza della giunta è quella, precisa il presidente
assieme all’assessore alle riforme istituzionali, che sia necessario spingere le imprese ad aggregarsi. Lo hanno fatto in Emilia Romagna, stanno pensando di farlo in Lombardia tra Milano e
Brescia. Se la Toscana non lo fa, rischia di farsi trovare impreparata di fronte alle nuove regole e al mercato. Aziende più forti potranno inoltre garantire migliori servizi ai
cittadini. L’Ato unico regionale, ricordano sempre presidente ed assessore, era del resto già stato previsto dal Dpef 2008, il primo documento approvato a luglio dell’anno scorso dalla
nuova maggioranza di centro sinistra allargata a Rifondazione. Di dimensione regionale delle gestione del servizio idrico parla anche il Piano regionale di sviluppo, l’altra bussola della
giunta nella sua azione di governo. Assoluta coerenza, dunque. L’auspicio del presidente e dell’assessore è che entro luglio la proposta di legge sulla riorganizzazione e sulla gestione
dei servizi pubblici locali possa essere discussa dall’aula del Consiglio. Mettendo maggior ordine, chiosa l’assessore alle riforme, in un quadro, nazionale e non solo locale, oggi troppo
confusionario.

Uno dei punti cardine più importanti della riforma, per l’assessore, è l’aver scelto di porre il cittadino utente al centro: spazio alla partecipazione, attenzione alle tariffe
sociali e alle tariffe delle famiglie numerose, con 150 mila cittadini toscani che potrebbero in futuro pagare di meno. Altrettanto importante però, sottolinea, è la
volontà con cui la giunta ha scelto di spingere sul pedale delle liberalizzazioni. Acqua a parte, dove la maggioranza deve rimanere pubblica, per tutti gli altri settori non ci potranno
infatti essere azienda ‘falsamente’ private: se viene scelta la gara, i privati dovranno possedere almeno il 40% delle azioni (e non più dell’80%). Oggi, nella raccolta e smaltimento dei
rifiuti, il 92,75% è pubblico.

La semplificazione si accompagnerà anche alla riduzione dei costi. L’assessore alle riforme ricorda come l’Ato unico regionale per l’acqua avrà un Cda con al massimo sette
componenti, tutti esperti del settore, (oggi i diversi Ato ne contano più di ottanta) ed un’assemblea di 30 consiglieri nominati dei Comuni e senza alcun compenso. Mentre nelle gare
d’appalto si dovrà tenere di conto non solo il prezzo, ma anche la qualità degli investimenti, le tariffe applicate e la spesa per la sicurezza dei lavoratori.