Torino, 2 Ottobre 2007 – A dieci anni dall’avvio del progetto regionale «Promozione, protezione e sostegno dell’allattamento al seno» e nella settimana mondiale dedicata al
tema, l’Assessorato alla tutela della salute e sanità, attraverso il gruppo di lavoro appositamente costruito, ha svolto un lungo lavoro di analisi atto a verificare i risultati ottenuti
presso tutte le aziende sanitarie regionali, considerando le diverse fasi di attuazione del programma, dalla formazione agli indicatori di risultato.

Il progetto, che vede tra i suoi obiettivi prioritari l’aumento della prevalenza e la durata dell’allattamento al seno, nonché il favorire della collaborazione tra i dipartimenti
materno-infantili, si basa sulle raccomandazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che considerano il latte materno un fondamentale strumento di prevenzione per la
salute psico-fisica del bambino e la conseguente diminuzione della spesa sanitaria.

Il dato principale fra gli indicatori di risultato riguarda la percentuale di madri che hanno scelto di allattare al seno in modo esclusivo, cresciuta dal 39,3% del 1999 al 64,9% del
2005.
L’aumento è stato determinato da una maggiore informazione delle mamme, dalla diminuzione dell’uso di soluzione glucosata e latte artificiale in aggiunta a quello materno da parte del
personale sanitario, che svolge costantemente un lavoro di counseling e dalla diffusione del rooming-in (la degenza, cioè, di madre e figlio nella stessa stanza), condizione essenziale
per la poppata a richiesta.
«La crescita percentuale – afferma Eleonora Artesio, assessore alla tutela della salute e sanità – consente una diminuzione della spesa sanitaria. Un’indagine svolta in
collaborazione tra le Regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia ha evidenziato come i ricoveri e soprattutto la durata della degenza, nel primo anno di vita, siano stati
costantemente inferiori nel gruppo di bambini allattati al seno per almeno un mese, con una significativa differenza in termini di spesa. Anche l’uso dei servizi sanitari (visite pediatriche,
accessi al Pronto Soccorso) è risultato inferiore per i bambini allattati al seno in modo esclusivo o predominante. La letteratura scientifica internazionale ha confermato i dati
raccolti dall’indagine».

Dal punto di vista demografico il rapporto indica come sia più alta la percentuale di donne straniere (71,4%) che scelgono di allattare al seno in modo esclusivo rispetto a quelle
italiane (62,6%). Il dato può essere spiegato con la maggiore acquisizione di una «cultura del biberon» che rende spesso difficile alle donne che vivono in paesi
industrializzati allattare al seno istintivamente.
Rispetto alla posizione occupazionale, le imprenditrici e le lavoratrici autonome rinunciano all’allattamento esclusivo al seno in una percentuale superiore a tutte le altre donne.
Uno dei campi di intervento su cui occorre continuare a lavorare è, a questo proposito, la conoscenza, la diffusione e l’applicazione del Codice internazionale per la commercializzazione
dei sostituti del latte materno, strumento importante per garantire alle famiglie una scelta appropriata e libera da pressioni commerciali.
«Per rafforzare il programma – conclude Artesio – è necessario continuare la formazione capillare di tutti gli operatori e proseguire nell’opera informativa alla famiglia
sull’importanza del latte materno, grazie alla collaborazione tra i pediatri di libera scelta, i medici di medicina generale e il personale ospedaliero; è fondamentale, inoltre,
modificare le routines ospedaliere che ancora ostacolano l’avvio dell’allattamento nei Punti nascita e attivare nei consultori il sostegno, da parte di operatori esperti, alle madri in
difficoltà».