Francesca è un vulcano…ma come farà a correre così in fretta con quei tacchi a spillo da grattacielo?

Da:
Data: 07 dicembre 2010 7:55:08 GMT+01:00
Oggetto: Re: Fwd: Banner libro di Francesca Negri
 
Giuseppe ciao, scusami per l’imperdonabile ritardo ma lo sai che le settimane prima dell uscita di un libro sono terribile e in piu c’è tutto il lavoro di sempre e di piu di
sempre…

il banner è bellissimo wow!
Certo che mi va di pubblicare un paio di capitoli: ti allego il cap 1, 4 e 8… che ne pensi?!
.. il libro dovrebbe uscire per il 10 dicembre… data in cui ho programmato la presentazione a trento, alle 16.30 in Cantine Ferrari: se tu fossi in zona… altrimenti, a gennaio presentiamo
a Milano e poi anche roma, torino…

ovviamente, sarai il primo a ricevere il libro ;))
ti allego il primo e secondo capitolo!
 

Ecco il primo capitolo e se vi piace non vi resta che andare ad acquistarlo:

Era tutta colpa di Auguste Escoffier, il grande cuoco francese dell’Ottocento, se quel pomeriggio, invece di portare avanti tutti i lavori che avevo da fare, mi ero messa ad indagare su Madame de
Montespan.
La vera “preferita” del Re Sole non era mai stata una !gura molto attraente ai miei occhi: ammirevole la sua tenacia nel raggiungere i suoi obiettivi, ma il prezzo pagato, senza guardare in
faccia niente e nessuno, faceva parte di quel modo di essere senza valori che non avevo mai trovato apprezzabile.

Escoffier, però, mi aveva fatto riflettere.
Madame de Montespan conosceva bene il valore della seduzione della cucina ed era forse per questo, per carpire qualche succulento segreto, che si era concessa una liaison persino con Vatel, il
grande cuoco di corte le cui preparazioni facevano impazzire di piacere i palati esigenti dei commensali di Sua Maestà.

Una delle ricette più famose della Montespan, invece, erano i pasticcini afrodisiaci, che probabilmente serviva assieme a filtri d’amore ed altri intrugli, nonostante la sua comprovata
bellezza.
«Che la cucina faccia la donna ancora più bella?», mi domandavo mentre leggevo le peripezie della Preferita.
Se non bella, affascinante, stando al cuoco francese, che ne i suoi Ricordi inediti si chiedeva retoricamente: “Se Madame de Montespan non avesse saputo cucinare così bene, sarebbe
arrivata tanto in alto?
Una donna con un simile talento poteva tenere legati a sé i più grandi regnanti della terra”.

Ad un certo punto della storia, però, noi donne c’eravamo dimenticate di questa grande arma a nostra disposizione, pensando che l’indipendenza e l’emancipazione passassero necessariamente
attraverso il disamore per i fornelli.
Se Escoffier avesse avuto ragione, ed io credevo che la avesse, sarebbe stata ora di tornare sui nostri passi. Lui che era stato, tra le altre cose, l’inventore della Pesca Melba (omaggio alla
cantante lirica australiana Nelle Melba) ed il primo vero manager d’albergo, era anche convinto che “la cucina è forse una delle forme più utili di diplomazia”.

La cucina, ma anche il vino, Auguste.
Sul comodino della mia camera da letto le guide gastronomiche e gli itinerari del gusto non erano mai mancati. Prima di addormentarmi mi piaceva leggere qualche recensione di ristorante, osteria
o trattoria e magari trovarne qualcuna che mi attirasse così tanto da diventare la meta del mio prossimo weekend.
Mi piaceva andare a caccia di curiosità su formaggi o insaccati, scovare informazioni su dove, ad esempio, poter acquistare il vero speck, la ricotta stagionata Saras del Fen, le patate
blu oppure il rarissimo broccolo di Santa Massenza.

Recentemente, a queste letture “della buonanotte” se ne erano aggiunte altre che riguardavano il vino. Luca, che aveva 18 anni più di me, da venti era sommelier e sapeva bene di essere
stato lui a farmi scoprire e appassionare al magico mondo dell’enogastronomia, qualche tempo prima si era presentato nel mio studio con un sacchetto pieno di libri. «Lo so che non hai mai
dato un’occhiata, se non veloce e per lavoro, alle guide enologiche e vorrei che tu lo facessi.

Così, giusto per sapere cosa ne pensi. Va bene?», e appoggiò il sacchetto sulla mia scrivania.
Io lo guardai con aria interrogativa, ma divertita. «È una questione di vita o di morte?», gli chiesi ridendo. «Ovviamente no, ma credo che ti potrebbe dare qualche idea
per il tuo prossimo libro», mi rispose strizzando un occhio mentre stava già stappando una delle bottiglie di cui aveva fatto incetta nelle sue ultime tre settimane di tour de force
tra Spagna, Sudamerica e Sudafrica.
«Sono nel mezzo di un articolo e non ho molto tempo… Cosa mi fai bere?» «Viña Ijalba Reserva seleccion especial del 1994».
Lo guardai mentre mi porgeva il calice rosso intenso e la prima cosa che mi venne in mente fu uno stralcio del libro di Isabel Allende, Afrodita: “I gourmet, capaci di ordinare da un menu in
francese e di discutere di vini con il sommelier, incutono rispetto nelle donne, rispetto che può facilmente trasformarsi in vorace appetito amoroso. Non possiamo resistere agli uomini che
sanno cucinare.

Non mi riferisco a quei cialtroni acconciati con un berretto istrionico che si dichiarano esperti e con un gran gesticolare abbrustoliscono una salsiccia alla griglia, ma a quegli epicurei che
scelgono amorosamente gli ingredienti più freschi e sensuali, li preparano con arte e li offrono come un regalo per i sensi e per l’anima; quegli uomini capaci di stappare con stile una
bottiglia, annusare il vino e mescerlo prima nel nostro bicchiere per farcelo assaggiare”. Credo fosse stato proprio questo, molti anni fa, a farmi innamorare di lui.

 Presi il bicchiere e feci roteare il vino, guardai il colore, annusai un istante il profumo, feci appena un sorso e poi dissi «buono ». «Ora leggi quello che dicono le
guide», replicò lui.
«Viña Ijalba Reserva seleccion especial 1994.
Taglio di Graciano e Tempranillo al 50%, ha colore rubino non troppo vivace ma incredibilmente cupo e profondo con riflessi viola. Naso di frutti neri e cardamomo, eucalipto, prugna, crema e
foglie verdi.
Ha bisogno di tempo per liberarsi dalle note animali e di sudore che si sviluppano in sentori integrati di pino, china, terra umida in un insieme di grande fascino. Bocca prepotente di vivace
acidità e tannini decisi che a poco a poco lasciano spazio a uno straripare di polpa fruttata.

Finale lunghissimo anche se un po’ rustico». «Cosa ne pensi di questa descrizione?», mi chiese. «Sono una cronista non un’esperta… Quello che ti posso dire,
però, è che se avessi letto questa recensione forse non lo avrei mai comperato: pensare di bere qualcosa che ha “note animali e di sudore” non è una cosa che mi attira –
dissi ridendo – a dire il vero nemmeno il pino mischiato con la china e la terra umida!
Ti immagini?»
«A te, allora, cosa fa venire in mente questo vino?» «Una giornata di sole e afa, il caldo torrido dell’estate e io che guardo la campagna, sento il fruscio della brezza che
accarezza le foglie di un salice piangente e spettina i prati, mentre mi dondolo sotto il portico, all’ombra, guardando il tramonto e pensando a cosa cucinare per cena».

Per gentile concessione di Francesca Negri
Newsfood.com