Si ferma la corsa per l’export dei salumi

Si ferma la corsa per l’export dei salumi

Hanno chiuso sostanzialmente stabili i primi nove mesi del 2019 delle esportazioni di salumi italiani.

Secondo i dati ISTAT, rielaborati da ASSICA, nel periodo gennaio ‐ settembre gli invii di prodotti della nostra salumeria hanno raggiunto quota 133.991 ton (+0,3%) per un fatturato di 1.134 milioni di euro (‐0,1%).

Sulla performance complessiva del settore ha pesato l’importante aumento dei prezzi della materia prima sia estera sia nazionale, che dall’inizio del 2019 ha fatto aumentare vertiginosamente i costi di produzione, e il deterioramento del clima politico internazionale, in particolare del commercio.

Nel corso dei nove mesi hanno mostrato un arretramento anche le importazioni: ‐4,5%in quantità per 36.368 ton ma +2,9% in valore per 152,5 milioni di euro.

Il saldo commerciale del settore ha registrato una contrazione del –0,5% per 982 milioni di euro. Le esportazioni del comparto, in termini di fatturato, hanno mostrato un passo più lento rispetto all’insieme dell’industria alimentare (+5,9%) e a quello del Paese (+1,9%).

Crescono i mercati extra UE, in particolare gli USA. Ottimo risultato dei salami, bene mortadella, in ripresa le pancette.

Dai numeri dei primi nove mesi arrivano segnali poco confortanti per il nostro settore in quanto registriamo dei segni meno che, vista la situazione globale, non andranno certo a migliorare. Il nostro allarme sulla crisi della materia prima, lanciato alle Istituzioni lo scorso 26 novembre, è stato sicuramente ascoltato, ma le nostre aziende sono ancora in sofferenza e soprattutto non vedono grandi prospettive sul fronte dell’export, che da anni rappresenta per loro la principale fonte di ossigeno, visto il mercato interno stagnante. 

Dal corona virus che sta bloccando l’economia cinese con ripercussioni a livello mondiale, dal Sud Est Asiatico fino al Sud America, il futuro è sicuramente di forte incertezza. La recente notizia della chiusura del mercato di Taiwan alle carni suine e ai salumi, peraltro giustificata da motivazioni del tutto inaccettabili, sommata ai dazi americani e alla Brexit, non fa altro che aumentare la condizione di forte incertezza in cui si trovano le nostre aziende” ha affermato Nicola Levoni, Presidente di Assica.

Per quanto riguarda in particolare i dazi americani voglio sottolineare che proprio gli USA sono il mercato che fra i Paesi terzi ha mostrato la performance migliore: un fatto, questo, che ci rende particolarmente vulnerabili rispetto alle decisioni dell’amministrazione Trump in merito ad una loro revisione. La misura di maggiorazione del 25% dei dazi ad valorem, adottata lo scorso 18 ottobre, ha già riguardato tra i prodotti della salumeria quelli che erano i più performanti: salami e mortadelle (mortadella 35,8% e +50,9% – salami +51% e +55,5). 

La revisione dei dazi dello scorso 15 febbraio non ha peggiorato la situazione, ma non ha cancellato il danno già prodotto e ha lasciato sul tavolo la possibilità che con il prossimo carosello possano essere colpite altre eccellenze della nostra salumeria. Sono a rischio importanti quote di quello che rimane uno dei mercati più importanti e con il maggiore potenziale per le nostre esportazioni” ha concluso Levoni.

PAESI UNIONE EUROPEA

Gennaio‐settembre 2019 in flessione per le esportazioni di salumi verso la UE. Nei primi nove mesi dell’anno, infatti, le spedizioni di salumi verso i nostri partner comunitari hanno evidenziato un –0,8% in quantità per 106.148 tonnellate e un –1,3% in valore per oltre 876 milioni di euro.

All’interno del mercato unico sono apparse in lieve calo le spedizioni verso la Francia (‐0,1% per 25.863 ton e –0,7% per 207,9 mln di euro). Il Paese è risultato il nostro primo partner commerciale con riferimento ai volumi inviati, pur rimanendo al secondo posto, dietro alla Germania, per fatturato.

Contrazione anche dell’export verso la Germania: ‐1,2% per 25.200 ton e –3,2% per 235,8 mln di euro.

Segno positivo, ma solo con riferimento alle quantità, per le spedizioni verso il Regno Unito, che hanno chiuso il periodo con un +2,3% per 12.039 ton ma un –2,8% in valore per 119,6 mln di euro.

Lievemente positiva, ma solo con riferimento alle quantità la performance delle spedizioni verso la Spagna che ha visto gli arrivi dei nostri salumi salire a quota 4.987 ton (+0,3%) per un valore di 23,3 milioni di euro, in calo del ‐1,7% rispetto allo stesso periodo 2018.

Trend negativo anche per le spedizioni verso l’Austria (‐10% per 5887 ton e –9,1% per 48,1 mln di euro). Buone notizie sono arrivate dal Belgio (+6,4% per 6.447 ton e +4,3% per 65,2 mln di euro), dalla Grecia (+3,2% e +4,9%) e dai Paesi Bassi (+7,6% e +13,5).

PAESI EXTRA UE

Gennaio‐settembre buono per gli scambi con i Paesi extra UE: +4,7% per 27.844 ton dalle 26.595 ton dello stesso periodo 2018 e +4,3% per un valore di 258,2 milioni di euro.

Ottimo risultato per l’export verso gli Stati Uniti, nostro principale partner commerciale fuori dalla UE, che ha fatto segnare un +14,3% per 8.014 ton e un +10,4% a valore per circa 91,6 mln di euro. In Nord‐America importante crescita degli invii verso il Canada (+19% e +17,9%).

In aumento, nel periodo gennaio settembre anche le esportazioni verso la Svizzera, che ha chiuso il periodo con un +1,2% per 3.484 ton e un +1,4 per 54,7 mln di euro.

Trend cedente per l’export verso il Giappone: ‐1,4% in quantità per 2.922 ton e –3,1% in valore per 28,5 milioni di euro.

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