Sicurezza alimentare, Coldiretti: bene il ddl sull’obbligo dell’etichettatura di origine

 

Lo scandalo del latte alla melamina e quello della carne di maiale irlandese alla diossina avrebbero fatto meno paura se in Italia fosse già entrato in vigore l’obbligo di
indicare il luogo di origine e provenienza della materia prima agricola utilizzata per tutti gli alimenti. E’ quanto afferma il Presidente della Coldiretti Sergio Marini
nell’esprimere apprezzamento per il disegno di legge presentato dal presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, Paolo Scarpa Bonazza Buora.
L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti – è di per far uscire dall’anonimato oltre la metà della spesa alimentare degli italiani per la quale non è
ancora obbligatorio indicare in etichetta la provenienza con il rischio che venga spacciato sul mercato nazionale ed estero il falso Made in Italy a danno degli imprenditori e dei
consumatori.

Con le mobilitazioni degli ultimi anni la Coldiretti è riuscita ad ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte
fresco, pollo, passata di pomodoro e extravergine di oliva nonostante le resistenze delle lobbies in Italia ed in Europa. Ma l’etichetta – sottolinea la Coldiretti – resta anonima per
la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali come il pomodoro proveniente dalla Cina e i succhi di frutta, ma anche per yogurt, latticini e formaggi non a
denominazione di origine. E’ importante che – precisa la Coldiretti – l’Italia, leader nella qualità alimentare si faccia promotrice in Europa di una nuova normativa
piu’ attenta alla trasparenza degli alimenti per favorire i controlli e consentire ai cittadini di fare scelte di acquisto consapevoli.

Si tratta di una difesa anche nei confronti degli inganni a tavola dove vengono spacciati come Made in Italy cibi ottenuti da allevamenti e coltivazioni realizzate migliaia di
chilometri di distanza dal Belpaese come nel caso del concentrato di pomodoro cinese rilavorato in Italia o in quello dei prosciutti: quattro su cinque di quelli venduti in Italia
provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta e con l’uso di indicazioni fuorvianti come
“di montagna” e “nostrano” che ingannano il consumatore sulla reale origine.

Secondo l’indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta
il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti. Colmare questo ritardo – conclude Marini – consentirà alle nostre imprese, cooperative e consorzi agrari
di valorizzare concretamente il prodotto agricolo nazionale con filiere agroalimentari Made in Italy dal campo alla tavola che potranno avvalersi dei sostegni alla promozione
all’estero attraverso lo strumento del credito di imposta.

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