SISTEMA IMMUNITARIO, LAVORO E ALIMENTAZIONE di Eleonora Buratti e Carlo Giolo

SISTEMA IMMUNITARIO, LAVORO E ALIMENTAZIONE di Eleonora Buratti e Carlo Giolo

Milano, 11 marzo 2020

Prendersi cura di sé e del proprio benessere significa anche e soprattutto mettere mano alle proprie abitudini alimentari e modificare lo stile di vita quando è inadeguato e potrebbe compromettere lo stato di salute.
Che l’alimentazione, il movimento e il controllo del consumo di fumo e alcol giochino un’importante ruolo nel mantenimento del benessere e nel consolidamento dell’efficienza del sistema immunitario è cosa risaputa fin dall’antichità.
Ma non sempre è facile far conciliare una buona alimentazione con la giornata lavorativa, gli orari che costringono a ridurre il tempo della pausa pranzo, i turni che inducono a saltare i pasti e la tentazione di consumare snack dal distributore automatico presente in azienda, spesso ricchi di additivi, sale o zuccheri aggiunti. E ogni mestiere o professione presenta caratteristiche favorevoli od ostacoli diversi, nella corsa al benessere, che si traducono in abitudini alimentari e stili di vita differenti.

Ce lo conferma una ricerca svolta dall’Osservatorio Rischio Alimentazione O.R.A. che ha indagato sulle abitudini dei lavoratori suddivisi per mansione.

 

SISTEMA IMMUNITARIO, LAVORO E ALIMENTAZIONE

La prima ricerca che indaga sulle abitudini alimentari dei lavoratori suddivisi per mansione

Lo stretto legame che intercorre tra abitudini alimentari e lavoro è noto fin dai tempi di Ippocrate, quando sosteneva l’efficacia dell’orzo, detto anche cibo dei filosofi, per il buon rendimento delle attività intellettuali, ed era cosa risaputa anche da Cristoforo Colombo che per evitare di sottoporre l’equipaggio alla diffusione dello scorbuto, la malattia professionale dei marinai, era solito occuparsi personalmente della qualità delle cibarie che venivano caricate nelle stive.

Esiste un’alimentazione ottimale per ogni mansione o professione? Possono gli alimenti svolgere un ruolo importante nel mantenimento e rafforzamento del sistema immunitario esposto a continui rischi specifici durante la giornata lavorativa?

Ne sono convinti Eleonora Buratti, autrice de La Dieta dei Mestieri (Ed. Tecniche Nuove) e sociologa aziendale, e Carlo Giolo, esperto in Benessere e Sicurezza nei luoghi di lavoro che da circa dieci anni portano avanti il progetto Rischio Alimentazione, con l’obiettivo di aiutare i lavoratori a riconoscere e adottare lo stile di vita più idoneo alla propria mansione.
E’ nata nell’ambito di questo progetto, con la fondazione dell’Osservatorio Rischio Alimentazione (O.R.A.), la prima ricerca che indaga sulle abitudini alimentari e stili di vita dei lavoratori suddivisi per mansione. Frutto dei risultati della somministrazione nelle aziende pubbliche e private, nel triennio 2017/2019, del questionario WorkFood, messo a punto in dieci anni di esperienza, l’indagine mette in evidenza le cattive abitudini alimentari che secondo l’INAIL (2016) hanno un costo sociale di circa 8,3 miliardi di euro all’anno, tenendo conto dei costi diretti e indiretti, e generano una perdita di quasi 97 milioni di giorni lavorativi.

Circa 2.000 i lavoratori coinvolti nell’indagine in diverse regioni del territorio italiano, tra amministrativi, operai generici, autotrasportatori, operatori ecologici e personale sanitario.

Da una prima lettura di alcuni degli indicatori emerge quanto i lavoratori del settore amministrativo e impiegatizio siano ancora restii a svolgere un’abituale attività fisica almeno tre volte la settimana (solo il 24% dichiara di fare movimento), come raccomandata ormai da più fonti, contro un maggiore impegno da parte dei lavoratori del settore del trasporto pubblico locale il cui 40% sembra armarsi di buona lena per andare in palestra, a fare una corsetta o una passeggiata. Condizione che trova riscontro nell’implementazione, in questi ultimi anni, di programmi di benessere aziendale orientati al miglioramento delle condizioni di salute di chi si mette alla guida di un mezzo, lavoratore per il quale i rischi legati al sovrappeso e obesità e di malattie cardiovascolari sono maggiori.

Alle bevande industriali e gassate, i cosiddetti soft drink, sono più affezionati gli operai generici (50%) che ne dichiarano un consumo abituale a differenza del personale sanitario che non mostra grande interesse verso questi prodotti (12%). Forse per l’abitudine consolidata di leggere gli ingredienti riportati sulle etichette (il 72% di chi lavora nella sanità ammette di controllare calorie e ingredienti prima di consumare un prodotto). Abitudine che sembra affievolirsi negli operatori ecologici, dove solo un 36% è solito leggere le etichette dei prodotti alimentari.

Oltre il 50% dei lavoratori di tutte le categorie indagate ha dichiarato di arrivare affamato alla pausa pranzo e di mangiare velocemente (con un picco del 70% tra gli autotrasportatori), abitudine che ha come conseguenza la pesantezza post prandiale e il famoso abbiocco dopo pasto riconosciuto da oltre il 40% dei lavoratori con un picco del 54% nel caso degli operai generici. E pensare che quasi tutte le categorie, ad esclusione del 36% degli operatori ecologici, hanno dichiarato di avere il tempo per uno spuntino durante le ore di lavoro.

Tra i maggiori consumatori di caffè troviamo gli autotrasportatori (il 62% ne beve più di due al giorno) e gli operatori ecologici (60%) per via anche degli orari di lavoro che non presentano la stessa regolarità di quelli del personale amministrativo.

Sul fronte del consumo di frutta e verdura fresche, come raccomandato dall’OMS, sono invece gli impiegati a non raggiungere le quantità suggerite (solo il 30% mangia verdura cruda, solo il 23% consuma le famose tre porzioni di frutta al giorno). Abitudine questa che potrebbe penalizzare il buon funzionamento del sistema immunitario, essendo proprio il deficit di vitamine e di microelementi essenziali, contenuti perlopiù in frutta e verdura, a indebolire le difese naturali.
E continuando a parlare di cattive abitudini si arriva al tabagismo che risulta più diffuso tra gli operatori ecologici (il 33% dichiara di fumare almeno una sigaretta al giorno contro la media nazionale che si aggira attorno al 20% come ha dichiarato l’ISTAT) e meno presente tra il personale che sta seduto a una scrivania (13%).

In accordo con ciò che è ormai una scena consolidata nell’immaginario comune, quella dei colleghi di lavoro che si incontrano a sgranocchiare qualcosa davanti al distributore automatico di merendine e bevande, arriva la conferma che più del 50% di quasi tutte le categorie di lavoratori mantiene questa abitudine, tranne il personale sanitario (solo il 23% consuma i prodotti dei distributori automatici).

E nonostante l’età media dei lavoratori coinvolti nella ricerca, attorno ai 50 anni, i risultati fanno emergere la loro pessima abitudine (dal 45% al 55% per tutte le categorie di lavoratori) di pranzare davanti allo schermo di una tv, di un pc o di uno Smartphone, che come gli studi dimostrano porta, per via della distrazione che non fa cogliere i segnali della sazietà, a ingollare quantità maggiori di cibo con il rischio di aumentare il numero di lavoratori in sovrappeso e obesi.

Pur riconoscendo l’importanza di programmi di prevenzione e di sensibilizzazione nei luoghi di lavoro a corretti stili di vita, le aziende non hanno ancora assunto il ruolo privilegiato di promotori della salute (poco più del 40%, dichiarano gli intervistati, ha promosso programmi sul benessere) sottovalutando probabilmente che iniziative in questo senso andrebbero a rafforzare il senso di appartenenza dei lavoratori e a diminuire le spese per assenteismo come mostra un rapporto dell’Harvard Business School che ha mostrato quanto, per le aziende che hanno sede negli Stati Uniti, siano diminuite le spese mediche di $ 3,27 per ogni dollaro investito in programmi di Benessere aziendale, e quanto siano diminuite anche le spese per l’assenteismo dei dipendenti (meno $ 2,73).

Chi è Eleonora Buratti – Chi è Carlo Giolo

Presentazione Professionale auto-redatta

Eleonora Buratti e Carlo Giolo

Siamo Eleonora Buratti, sociologa aziendale e divulgatore scientifico e Carlo Giolo, Safety and Wellbeing Trainer. Impegnati dal 2010 nel progetto Rischio Alimentazione®, interventi aziendali che mirano al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza di dirigenti e lavoratori con l’aiuto di una alimentazione equilibrata. Ci chiamano Lenny&Carl al quale noi aggiungiamo Risorse Umane in Salute e la prima ricerca l’abbiamo svolta nel 2010 sulla percezione dei lavoratori dei rischi della propria mansione.
E proprio i risultati di tale indagine hanno messo in evidenza quel che abbiamo battezzato Rischio Alimentazione, ossia il rischio derivante dalla percezione dei lavoratori di non avere tempo a sufficienza per consumare un pasto equilibrato, non disporre di un luogo adatto per la pausa pranzo, non potere scegliere tra una varietà sana di alimenti, risentire della fiacchezza del dopo pasto e avere una scarsa conoscenza della scienza dell’alimentazione.

Solo negli ultimi tre anni abbiamo incontrato in aula circa duemila lavoratori di diversi settori produttivi. Convincere, per esempio, un autotrasportatore, famoso per sapere riconoscere le migliori trattorie d’Italia, che alimentarsi correttamente può giovare alla sua salute e alla sua giornata lavorativa, è impresa assai ambiziosa.

In aula il Rischio Alimentazione

Una sfida che stiamo affrontando supportati dalle reazioni positive dei lavoratori al nostro programma specializzato. Quella che portiamo ai nostri convegni e seminari è una formazione che possiamo definire emozionale e che mescola storia, scienza dell’alimentazione, psicologia, Safety, sociologia ed esercitazioni sul campo esperienziali.
Abbiamo approfondito il rapporto alimentazione e lavoro in programmi televisivi come 2Chiacchiere in cucina (7Gold) dove siamo stati ospiti in un centinaio di puntate e PopEconomy.

La Dieta Dei Mestieri – Dimmi che lavoro fai e ti dirò cosa devi mangiare

Sono autrice del manuale narrato La Dieta Dei Mestieri – Dimmi che lavoro fai e ti dirò cosa devi mangiare, edito da Tecniche Nuove per il quale Carlo Giolo ha fatto la consulenza, e scrivo storie aziendali ambientate nel mondo del lavoro. Appassionata di Risorse Umane a 360 gradi, mi occupo di casting e collaboro con diversi registi tra i quali Pupi Avati da circa 15 anni.

Nel nostro sito si trovano i nostri profili completi alla voce Biografie, ovvero chi crediamo di essere; si trova la storia del progetto e il comitato scientifico dell’Osservatorio da noi fondato.

Estratto dal sito www.rischioalimentazione.com :

L’Osservatorio Rischio Alimentazione, osservatorio indipendente che indaga sul rapporto tra alimentazione e lavoro e sui rischi emergenti nei luoghi di lavoro, nasce dalla collaborazione tra la dott.ssa Eleonora Buratti e il dott. Carlo Giolo, e muove i suoi primi passi nel 2010 con una ricerca qualitativa che indaga sulla percezione del rischio dei lavoratori nel settore della ristorazione. Ed è da questa indagine che emerge quello che i due hanno battezzato “Rischio Alimentazione” la cui definizione scaturisce proprio da quell’esperienza. Il rischio alimentazione è così definito come quel rischio derivante dalla percezione dei lavoratori di non avere tempo a sufficienza per consumare un pasto equilibrato, non disporre di un luogo adatto per la pausa pranzo, non potere scegliere tra una varietà sana di alimenti, risentire della fiacchezza del dopo pasto e avere una scarsa conoscenza della scienza dell’alimentazione.
Dal 2011 Buratti e Giolo si dedicano alla realizzazione di un questionario denominato WorkFood, primo e unico strumento di valutazione del Rischio Alimentazione nei luoghi di lavoro, e danno vita alla prima ricerca sulle abitudini alimentari dei lavoratori suddivisi per mansione.

 

 

Redazione Newsfood.com
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