SKA, il radiotelescopio che ascolta gli alieni

SKA, il radiotelescopio che ascolta gli alieni

La scienza pensa in grande e vuole spiare eventuali alieni.

Australia e Nuova Zelanda hanno dato disponibilità ad ospitare SKA (Square Kilometer Array) un radiotelescopio da un chilometro quadrato composto da 5000 antenne paraboliche dal diametro
di 12 metri ciascuna.

Tale progetto, più grande strumento di ascolto delle radioonde, richiederà investimenti per 3,1 miliardi di dollari. Per questo, SKA viene considerato “big science”, al pari
dell’acceleratore di protoni LHC costruito al Cern di Ginevra per la fisica subnucleare o del Progetto Genoma che nel 2001 ha portato a decifrare l’intera sequenza del DNA umano.

Per ora, SKAR è solo un’idea su carta, mentre una commissione di studiosi riflette su il “dove” ed il “come” migliore. Ne esiste però un prototipo, un “modellino” da 2 milioni di
dollari.

Ma, una volta costruito l’originale, esso potrà essere usato per una varietà di ricerche: dalla cosmologia (origine ed evoluzione dell’universo) allo studio di oggetti lontani
come galassie attive e pulsar, all’indagine sui cambiamenti climatici della Terra fino all’esame per trovare segnali radiocosmici intelligenti.

Il gruppo di scienziati coinvolti nel progetto SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) guarda così con interesse e fiducia a SKA. Nonostante il radiotelescopio non potrà
essere usato per spiare gli extraterrestri a tempo pieno, è indubbio che apre prospettive interessanti anche nel campo della comunicazione al di fuori del pianeta Terra.

Inoltre, caso, o no l’ingresso di SKA avviene in contemporanea del cinquantenario dell’atto di nascita della ricerca di segnali radio intelligenti provenienti dallo spazio.
Il 19 settembre del 1959, la rivista Nature pubblicava l’articolo di due fisici (Cocconi e Morrison) che suggerivano di usare, per ascoltare, le frequenze corrispondenti alle lunghezze d’onda
tra 18 e 21 centimetri. Per i due studiosi, questa era la scelta logica per tentare di comunicare con eventuali intelligenze aliene: su queste frequenze emettono l’ossidrile e l’idrogeno
neutro, cioè un “pezzo” della molecola dell’acqua e l’elemento più semplice e abbondante dell’universo.

Chissà, magari, lassù qualche alieno sta parlando. Ed aspetta che noi iniziamo ad ascoltarlo.

Matteo Clerici

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