Milano – «Adesso voglio proprio vedere se il prezzo del pane scenderà dell’8 per cento come sta succedendo per il grano» commenta Enzo Pagliano, direttore
della Coldiretti di Milano e Lodi dopo che ultime quotazioni del frumento sono crollate a 27 centesimi al chilo in un giorno, senza che queste oscillazioni si vedano poi sulla spesa dei
consumatori.

«Che il costo della materia prima sia la causa principale dell’aumento del prezzo del pane è una tesi ormai smentita anche dall’Unione europea» afferma l’organizzazione degli
agricoltori. Infatti Michel Mann, portavoce del commissario Ue per l’Agricoltura, la danese Mariann Fischer Boel, ha dichiarato che «i cereali rappresentano (a livello europeo, ndr) solo
il 5 per cento del prezzo totale del pane» e che gli aumenti per i consumatori «non sono giustificati».

Secondo Bruxelles il nodo da sciogliere riguarderebbe invece la grande distribuzione, uno dei più diffusi luoghi di spesa per le famiglie, insieme ai negozi tradizionali. In Lombardia,
in ogni caso, il prezzo medio del pane supera i 3 euro al chilo (per le tipologie più semplici) e questo vuole dire un aumento di nove volte rispetto alla quotazione massima raggiunta
dal grano alla Borsa agricola di Chicago, negli Usa. «Considerato poi che da un chilo di farina si ottiene una quantità maggiore di pane è chiaro che la moltiplicazione dal
campo alla tavola ha qualcosa di eccessivo» commenta Pagliano. Una delle soluzioni al caro prezzi, afferma la Coldiretti di Milano e Lodi, è di cercare vie alternative
all’acquisto, come sostenuto anche dalla Federconsumatori lombarda.

Per il latte ci si può rivolgere alla rete di distributori self service (oltre 500 punti in Italia, la metà concentrata nel nord) dove basta un euro per un litro di prodotto
appena munto. Negli spacci delle aziende agricole si trovano poi prodotti di alta qualità, freschi e legati al territorio. Infine per il pane, c’è anche chi ha ricominciato a
farselo in casa, come una volta solo che al posto del forno a legna c’è quello elettrico in dotazione a tutte le cucine: basta un chilo di farina, acqua, lievito, sale e alla fine la
spesa totale (compresa l’energia elettrica consumata) non raggiunge i 90 centesimi al chilo contro gli oltre 3 euro del negozio.

«La pagnottina fatta in casa non è certo un fenomeno di massa – spiega Gigi Simonazzi, responsabile imprese e mercati della Coldiretti di Milano e Lodi – ma rappresenta sicuramente
un segnale di come, insieme alla spesa in cascina e al pieno di latte al distributore, i consumatori le stiano provando tutte per vincere il caro vita». Conclude Pagliano: «Gli anni
scorsi quando i valori dei cereali erano bassi il pane è aumentato lo stesso e allora è troppo facile cavarsela dicendo che è colpa delle materie prime che
aumentano». E il medesimo discorso vale per il latte fresco che alle stalle viene pagato oggi 42 centesimi al litro contro un prezzo di vendita di oltre un euro e 50 centesimi.