Con gli attuali ritmi di pesca i pesci spariranno dai nostri mari entro il 2048, almeno secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Science. Lo sanno bene gli organizzatori di Slow Fish, la
manifestazione dedicata al mondo ittico che quest’anno ha dedicato particolare attenzione al problema del saccheggio ittico. Tra gli stand gastronomici della Fiera di Genova,
c’è stato spazio per dibattiti e convegni, tutti incentrati su una questione di fondo: come fermare l’overfishing. Una situazione particolarmente grave è quella del
tonno rosso, pescato nel Mediterraneo ed esportato in grande quantità verso il Giappone. “Oggi è rimasto soltanto il 13% del Thunnus thynnus censito nel 1975”, spiega
Isabella Pratesi del WWF, “si rischia di raggiungere un punto di non ritorno”.

Di fronte a prospettive così tragiche cosa possono fare di concreto i consumatori? Una possibile risposta è “Mangiamoli Giusti”, la campagna di sensibilizzazione
lanciata da Slow Food e WWF Italia per diffondere il consumo critico e responsabile. Tra le adesioni, anche quelle del ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio e del ministro delle
Politiche Agricole Paolo De Castro, presenti alla manifestazione. Il suggerimento di “Mangiamoli Giusti” è di evitare il consumo di specie troppo pescate, privilegiando pesci
meno noti ma ugualmente buoni. La cernia, il dentice, il salmone selvatico e il tonno rosso possono essere degnamente sostituiti da specie “minori” come il pesce sciabola, il
sugarello, il tonno alletterati, la palamita.

Un altro accorgimento è osservare la taglia del prodotto: ad esempio, è meglio acquistare acciughe di lunghezza superiore ai 9 centimetri. I pesci troppo piccoli sono giovani e
non hanno avuto tempo di riprodursi prima della cattura: il risultato è l’impoverimento del patrimonio ittico. In questo caso, un contributo fondamentale è richiesto ai
pescatori. “Riducendo la maglia delle reti a strascico da 60 a 40 millimetri si potrebbe evitare la cattura degli esemplari giovani”, spiega Giuseppe Lembo, responsabile Pesca
presso l’Icea, l’istituto per la certificazione ambientale. Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, condanna invece la mentalità che si è diffusa nella
gastronomia odierna, che slega i prodotti dal rapporto tradizionale con il territorio: “È assurdo che oggi si possa trovare il tonno rosso in tutte le osterie italiane, anche in
montagna. È lo stesso principio che ha portato alla diffusione dei fast food”.

Valentina David

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