«Vogliamo difendere la politica agricola comunitaria e la sua dotazione finanziaria nel bilancio dell’Unione europea: contemporaneamente, però, affermiamo che la nuova Pac
dovrà sempre più, ed in modo più incisivo, sostenere gli investimenti per l’innovazione e lo sviluppo delle imprese, in coerenza con gli obiettivi di crescita indicati
dall’Agenda di Lisbona».

Lo ha sostenuto il presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi a conclusione dell’incontro a Firenze (svoltosi nell’ambito della cerimonia inaugurale del
255° Anno accademico dei Georgofili) con il commissario Ue all’Agricoltura Mariann Fischer Boel durante il quale è stato presentato dal mondo agricolo, agroalimentare, cooperativo e
sindacale un documento unitario sull’»Health Check» della Pac.

«Condividiamo -ha aggiunto Politi- gli obiettivi posti alla base della comunicazione della Commissione Ue sulla verifica dello stato di salute della Pac: riequilibrio della distribuzione
degli aiuti e maggiori risorse per il rafforzamento e l’innovazione delle imprese agricole. Dobbiamo, però, prepararci alla scadenza del 2013 non con parziali aggiustamenti, ma pensando
a qualcosa di veramente nuovo. Quindi, la Pac dovrà adeguare i suoi obiettivi: sostenibilità e difesa del modello europeo di agricoltura (le indicazioni del Consiglio di
Goteborg); competitività, crescita economica e occupazione (strategia di Lisbona); crescita politica dell’Unione europea (allargamento, negoziati commerciali, cooperazione)».

Nel sottolineare l’importanza del documento unitario sottoposto all’attenzione del commissario Ue, il presidente della Cia ha sottolineato che «bisogna partire dal presupposto che il
modello agricolo europeo è, insieme, sostenibilità e competitività. La Pac oggi risponde all’obiettivo sostenibilità, non a quello competitività. Accesso al
credito, gestione dei rischi di mercato, regolazione dei mercati e organizzazione dell’offerta, innovazione e capitale umano sono capitoli che devono entrare a pieno titolo nell’agenda della
Pac e delle politiche nazionali».

«Il problema non è, comunque, solo che cosa sarà la futura Pac, ma che cosa farà essa -ha rilevato Politi- per contribuire alla crescita dell’Europa, come
riuscirà ad integrarsi con l’insieme delle politiche dell’Unione e che cosa faranno le politiche nazionali perchè in ciascuno Stato membro, con le proprie caratteristiche, possano
realizzarsi questi obiettivi».

In sostanza, il presidente della Cia ha evidenziato l’esigenza «di restituire alla Pac i caratteri tipici delle politiche economiche: essa deve essere finalizzata alla creazione di un
sistema di imprese moderne, competitive, integrate nella filiera agroalimentare, diversificate. Accanto a ciò bisognerà rafforzare i programmi per ridurre il gap infrastrutturale
e di servizi alle persone ed alle imprese che caratterizza molte aree rurali ed è una delle cause della loro marginalità nei processi di sviluppo».